Avevamo applaudito Giovanni Scifoni in precedenza con Santo Piacere. Dio è contento quando godo, osservando che, pur incrociando Gigi Proietti solo come collega e non come insegnante, potesse fregiarsi del titolo di “figlio della scuola di Proietti”: per la tenuta di palco, per la calibratura della voce, per l’ironia sottesa a ogni testo, che pareva sempre, anche nelle parti più drammatiche, celare un piccolo ghigno dal sapore romano “ve la sto a fa’, vero?!”.
In questo spettacolo, dedicato a San Francesco, Scifoni alza l’asticella e ci regala influenze raccolte da Dario Fo. O almeno sono quelle che abbiamo percepito nelle circa due ore di spettacolo, una sorta di monologo, o meglio, una sorta di teatro narrazione che affonda le radici proprio nell'essere stesso di San Francesco, definito spesso il “giullare di Dio”.
Ovviamente non giullare in senso dispregiativo, ma anzi nell'accezione più colta del termine in quanto, anche per l'epoca vissuta, Francesco era un personaggio capace di arrivare a ogni tipo di ascoltatore, grazie alla gestualità, alla mimica, all'intonazione.
Era come una graffito rupestre per i primitivi, ci verrebbe da dire, perché riusciva a essere letto anche da chi possedeva in maniera limitata lo strumento per capire. Non era necessario essere colto o saper leggere per comprendere la parola raccontata da Francesco e di conseguenza da Scifoni che, in un gioco di equilibri quasi da metateatro, riesce a raccontare ciò che la “superstar del medioevo” raccontava alle folle.
Scifoni non è nuovo all'interpretazione di personaggi legati alla religione e molto spesso il pubblico che assiste alle sue rappresentazioni veste l'abito talare. Eppure non risparmia battute, ragionevoli descrizioni e interpreta non solo quella che probabilmente era la verve di questo personaggio “sopra le righe”, ma anche e soprattutto un modo di approcciarsi alla religione che può essere fatto da persone di qualsiasi credo.
Andiamo però con ordine. Scifoni sul palco è accompagnato da tre musicisti: Luciano di Giandomenico, Maurizio Picchiò e Stefano Carloncelli che, vestiti da frati, fungono da interpunzione al monologo dell'autore/attore ma anche come corretta “colonna sonora” fatta di musiche medievaleggianti (ma composte da Luciano di Giandomenico) e suonate con strumenti a corda, a fiato e a percussione, ideale sottolineatura delle gesta di Francesco/Giovanni. Vestito di sacco o quantomeno con un abito che molto assomiglia a quello di iuta comincia a narrare le gesta di un “eroe senza cavallo” che in gioventù mirava a essere, ma con animale a corredo. Il giovane di buona famiglia voleva infatti diventare cavaliere ma, illuminato “sulla via di Damasco” comincia a professare la parola di Dio, incantando le folle non solo con le parole, ma con una gestualità probabilmente mutuata dai giullari di corte e dai trovatori che aveva conosciuto tramite la mamma francese.
Come ogni artista però, anche Francesco aveva un ego che comincia a bussare prepotentemente alla porta e con il quale deve fare i suoi conti. Attraverso il presepe di Greccio (un genio!) e i Catari, la fama presso il Papa e una crisi con se stesso e con i suoi confratelli, Francesco decide di sposare Madonna Povertà, rinunciando, come in passato aveva fatto con i suoi averi, a tutto, un'altra volta: rinuncia al successo e infine anche all’ordine da lui stesso fondato. Ma non rinuncia al sorriso, alla letizia, all'ironia che Scifoni fa propria, se mai ne avesse bisogno.
Giovanni si fonde con Francesco, il personaggio superstar del medioevo con Scifoni: una continua dicotomia tra la virtù e la mancanza, tra l'ispirazione e l'aspirazione. Scifoni dipinge, anche materialmente, il ritratto di qualcuno che come spesso accade è anche un autoritratto. Raccontare di chi è il ritratto o di chi è l'autoritratto sarebbe “spoilerare” troppo della performance, ma sappiate che qualsiasi sia il vostro credo, uscendo dal teatro, non rimarrete delusi, ma anzi, vi verrà voglia di leggere qualcosa in più su questo “giullare di Dio”.
Produzione Viola Produzioni - Centro di produzione teatrale
in collaborazione con Mismaonda
presenta
Giovanni Scifoni
in
FRA’
San Francesco, la superstar del medioevo
di Giovanni Scifoni
musiche di Luciano Di Giandomenico
strumenti antichi Luciano Di Giandomenico, Maurizio Picchiò, Stefano Carloncelli
regia Francesco Ferdinando Brandi








