CosaCattiva (recensione)

Va in scena la depressione di un 34enne che riesce a trovare "sollievo" solo gettandosi nella dipendenza

autrice e protagonista di CosaCattiva
m&s - autrice e protagonista di CosaCattiva (foto © media & sipario)

“E' uno spettacolo sulle dipendenze, sull'urgenza del vivere, un grido sul bisogno di andare dentro noi stessi e vedere cosa realmente siamo oltre a quello che vediamo attraverso gli occhi degli altri”.

Seguendo le vicende di Paolo (Simone Boscarino), ci siamo resi conto che mettere dei paletti costruiti sulle convenzioni sociali non porta mai da nessuna parte e soprattutto non consente di capire perché un giovane, sposato con un normale impiego e un figlio, senta improvvisamente (ma sarà proprio così?) il bisogno di assumere, nell’ordine, cannabis, cocaina, ecstasy e altre droghe sintetiche e infine approdare all’eroina, con la convinzione (o l’alibi) che “un solo buco non ti fa niente”. Immediata evocazione delle stesse tesi perfettamente narrate in “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino”, 1978, cruda autobiografia di Christiane F. (Christiane Vera Felscherinow) a cura di Kai Hermann e Horst Rieck. Il libro (dal quale è stato tratto un film con lo stesso titolo, 1981, di Uli Edel) è il manifesto di una generazione allo sbando in un periodo mortale, mentre nel testo teatrale ci portiamo ai giorni nostri, quando c’è o dovrebbe esserci maggiore consapevolezza e formale accettazione di tutte le impalcature sulle quali sono state costruite le scricchiolanti comunità occidentali del XXI Secolo. Con citazioni e omaggi a William Blake, Allen Ginsberg e (naturalmente!) Charles Bukowski, come dichiarato dall'autrice.

Paolo è formalmente insoddisfatto della sua vita e ne è consapevole. E’ sposato con Alessia, ha un bambino, Gabriele, che ogni giorno - prima di andare in ufficio - accompagna amorevolmente a scuola, come tanti altri genitori, suoi omologhi. Il lavoro non lo soddisfa, anche qui sono in tanti, Alessia vuole un secondo figlio. Niente di strano o di nuovo: una vita più che normale la sua, fino a quando non entra in “collisione” con Giacomo, il nuovo collega, che gli passa una “canna”. Mettere in bocca nella pausa pranzo lo spinello a 34 anni per Paolo non ha il sapore convenzionale della trasgressione borghese, ma è l’innesco per la consapevolezza della sua depressione, il cosiddetto male oscuro che come tale è invece perfettamente chiaro nel suo modo di “prendersi cura” di chi ha la sfortuna di averlo incontrato: la depressione è infatti determinata nella sua consapevolezza di dover riuscire in qualsiasi maniera a trascinare Paolo nel più profondo dei baratri, dal quale sia difficile se non impossibile riuscire ad evadere. E la vita del neo tossicodipendente prende infatti questa strada, con un’ombra (interpretata da Giada Villanova) sempre accanto a sé, un angelo biondo vestito di nero che evoca, per noi, la donna che guarda "con malignità" di “Samarcanda” (album e canzone di Roberto Vecchioni, 1977).

Con una puntuale sottolineatura musicale - ottima opera originale composta da Ilenia Bianchi e Valerio Garavaglia, con la sola esclusione delle atmosfere hard boiled di "Summertime" (versione di Charlie Parker) - che diventa terzo protagonista della pièce ("Afraid" meriterebbe pubblicazione a sé stante), “Cosa Cattiva” ci trascina nella visione giustamente asettica, quasi da analisi scientifica, di una forse e ipoteticamente volontaria discesa agli inferi da parte del protagonista, fornendoci tutti quegli elementi necessari non per giudicare (chi ci autorizza a farlo?), ma per provare a capire che la tossicodipendenza può essere motivata da mille fattori scatenanti cui è veramente difficile fare fronte. Quello raccontato in questo buon testo teatrale è sicuramente uno dei tanti, purtroppo non è, e non sarà mai, l’unico.

COSACATTIVA
di Giada Villanova
con Simone Boscarino e Giada Villanova
regia Giada Villanova
drammaturgia musicale originale BOD (Ilenia Bianchi e Valerio Garavaglia)
organizzazione Daniele Dall'Armellina
audio GaV Studio
produzione TeatroMovimento
durata circa 60 minuti

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
Change privacy settings