L'uomo ideale (recensione)

Il testo ricorda le commedie americane del passato, con un necessario aggiornamento ad oggi. Sarà questo l'amore 3.0?

una scena de L'uomo ideale
m&s - una scena de L'uomo ideale (foto © media & sipario)

Giada (Claudia Campagnola) e Lollo (Toni Fornari) sono grandi amici che vivono assieme nella bella e grande casa di lei, accuditi da Ida (Noemi Sferlazza), la loro colf leopardata. I due amici sono soprattutto soci in affari: dirigono con successo una griffe di moda in forte ascesa nel mercato dell'intimo di fascia alta. Andrebbe tutto così bene, a parte i rapporti non idilliaci tra la colf e Lollo, se non fosse che entrambi gli stilisti hanno grandi problemi di cuore. Giada passa le sue serate di riposo incellophanata in una tutona infantile (il perfetto contraltare alla seducente biancheria che realizza), con un enorme cesto di popcorn, intenta alla visione reiterata di film sentimentali con Julia Roberts e Hugh Grant (il modo migliore per farsi passare la depressione affettiva). Ovviamente non c'è nessuno accanto a lei, nemmeno per sbaglio. Lollo - che è omosessuale (ma questo conta veramente poco) - ha da tempo, dopo molte batoste, abbandonato l'idea dell'amore, accontentandosi di brevissime relazioni usa e getta.

La convivenza dei sentimenti già molto precaria, ma ancora vivibile, si infrange miseramente quando Lollo racconta a Giada che Sandra, una loro designer, "ma chi? quella cessa di 110 kg con delle caviglie così?", si è appena fidanzata con il suo nuovo (e belloccio) coinquilino. In Giada, su una felice idea di partenza di Ida, scatta la decisione e - malgrado le tante proteste di Lollo - viene pubblicato un annuncio su "Porta Portese" (noto giornale di annunci economici romano, ndr) per ricercare l'affittuario perfetto (è lunga la serie dei pregi che lo sconosciuto dovrà avere) con la segreta, ma non troppo, aspettativa che si possa poi trasformare in un potenziale fidanzato, in quell'uomo ideale che ogni film americano mette davanti alla porta della protagonista, dopo una lunga serie di vicissitudini, spesso anche benestante. Tra i tanti che vengono a vedere la stanza, si presenta anche Damiano (Simone Montedoro), un bell'uomo - e questo è ovvio - molto distinto, appena separato dalla moglie e in difficoltà, anche economiche. Inutile nascondere al lettore che la nuova presenza in casa non farà altro che portare scompiglio sentimentale nel rapporto tra i due amici e soci in affari. Almeno questo è l'incipit, tutto il resto, come sempre, va visto in teatro, compreso il cameo che... basta così!

La commedia procede garbatamente sulla sua strada principale, quella di offrire allo spettatore una piacevole occasione per uscire di casa e passare circa un'ora e mezza in compagnia di tre bravi attori che affrontano il testo con la giusta concentrazione. Claudia Campagnola si propone a metà fra Sandra Dee e Doris Day, ovviamente entrambe catapultate nel XXI secolo. Allo stesso tempo divertente con pigiamone, occhiali e popcorn (il John Darling di Peter Pan), quanto naturalmente sensuale, quando rimane solo con sottoveste e autoreggenti. Toni Fornari, pur entrando più lentamente nella partita teatrale, evita di spingere troppo sul suo personaggio, non esponendosi così al rischio di una caratterizzazione eccessiva e fastidiosa. Simone Montedoro mantiene in rotta il suo Damiano, preso nella stretta dei due fuochi innamorati. Equilibrio sembra essere l'obiettivo cercato e trovato da tutti: scrittura, regia e attori.

Verificando quel qualcosa in più che solitamente troviamo nei testi con la firma (è coatore e regista) di Toni Fornari, abbiamo la sensazione che, giocando con questo particolarissimo mènage à trois da famiglie, abbia voluto (tra una battuta e l'altra, un tentativo di seduzione e una fuga) consegnare una piccola pillola di riflessione sul valore dei sentimenti, sulla sincerità dei rapporti e sull'amore, così difficile da trovare e mantenere, indipendentemente verso chi sia indirizzato. Si esce dalla sala con il sorriso, se poi si pensa anche a qualcosa di più, il costo del biglietto è ampiamente ripagato.

L'UOMO IDEALE
di Toni Fornari, Andrea Maia, Vincenzo Sinopoli
con Claudia Campagnola, Toni Fornari, Simone Montedoro
e con Noemi Sferlazza
luci e fonica Davide Di Francescantonio, Andrea De Caroli
aiuto regia Mattia Ranaldo
costumi Mira Malcheva
assistente alla regia Angelica Pisilli
regia Toni Fornari
produzione Andrea Maia/Teatro Golden e Vincenzo Sinopoli
durata circa 80 minuti

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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