La stella di San Lorenzo (recensione)

A mezza via tra l'Uccelli di rovo di Colleen McCullough e il "suo" Il cappello di carta

Rodolfo Laganà
m&s - Rodolfo Laganà (foto © media & sipario)

Buio. Si apre una porta. Rumore. Una candela la sagoma di un uomo anziano, dal passo incerto. Si sente lo scatto di un interruttore. Così si apre Il cappello di carta, testo che ha giustamente contribuito - assieme a molti altri - al successo del drammaturgo romano Gianni Clementi, a quanto ci risulta andato in scena per la prima volta nella stagione 2010/2011. Lo stesso autore, con una storia distante, ma allo stesso tempo ricollegabile, ha contribuito ai tanti applausi ricevuti in questa stagione (2023/2024) da Rodolfo Laganà (il parroco) e da Sandra Collodel (la fedele), in analogia del gradimento tributato alla serie televisiva statunitense, basata su Padre Ralph (Richard Chamberlain) e Maggie (Rachel Ward). Se vogliamo comunque mantenerci nel tema storico principale, non possiamo non citare anche il Pane, latte e lacrime di Veronica Liberale.

Un citazionismo per le opere italiane, il nostro, non fine a se stesso, ma dimostrativo di quanto la ferita di San Lorenzo (e non solo quella, vedi Marocchinate di Simone Cristicchi e Ariele Vincenti) sia ancora presente nella memoria collettiva, almeno in quella della Capitale e almeno fino a quando ci saranno ancora anziani, allora bimbetti, in grado di raccontare le loro sensazioni e i loro ricordi di una guerra mai voluta, ma sempre subita, dalla dichiarazione fino all'armistizio.

Il 19 luglio 1943 le forze aeree americane sganciano su Roma circa 4.000 bombe che colpiscono (e uccidono) massicciamente nel quartiere popolare di San Lorenzo. Siamo ancora molto lontani dalle bombe "intelligenti" (rimane comunque persistente la stupidità di chi decide di usarle) e i colpiti nella popolazione civile sono circa 3.000, di cui la metà a San Lorenzo. In scena, con la regia di Carlo Emilio Lerici, la storia di due sopravvissuti al bombardamento, per puro caso. 

Don Nicola è intento a impartire il sacramento della confessione a una sua parrocchiana, Sora Agnese, quando improvvisamente i due, soli nella chiesa amministratata dal sacerdote, rimangono sotto il bombardamento e la conseguente distruzione della chiesa (molto efficace per il racconto la bella scena creata da Fabiana Di Marco). Fortunatamente sopravvivono, anche se impossibilitati ad abbandonare la chiesa e a muoversi, perché ostacolati dalle tante macerie. "Don Nicò" è addirittura bloccato ma probabilmente non è nemmeno ferito, sicuramente se lo è non gravemente, così come "Sora Agnè" (la soppressione dell'ultima sillaba nei nomi è tipica dell'intercalare popolare romano, ancora oggi). 

Uscire dalla chiesa è quindi impossibile, non rimane che attendere i soccorsi, ma c'è un unico problema, probabilmente minore di fronte a quello che è successo: sono entrambi eccessivamente svestiti, strano per una confessione che normalmente viene officiata almeno in abito talare d'ordinanza, lui. Che lei potesse essere poco vestita, forse, visto il periodo poteva anche starci, ma non si va sicuramente in chiesa, nella cattolicissima Roma degli anni '40, senza il vestito indosso, solo con la sottoveste. Lo spettatore scoprirà ben presto che i due si sono presi delle libertà e che queste libertà non possono sicuramente essere spiegate a dei soccorritori, anche se dovendo seppellire tanti morti a tutto si guarderà meno che a questo. Ma le chiacchiere di quartiere saranno sicuramente inevitabili, anche considerando che la donna è sposata.

Gianni Clementi, ancora una volta, mostra il suo interesse per il periodo bellico, mettendo in scena le vicende di due "poveri cristi", questa volta alla prese con la morale comune e di come questa potrebbe risultare prevalente sulla voglia naturale e irrefrenabile di salvarsi la vita. Due povere anime, fuori di dubbio, che devono decidere tra lo scandalo (della società) e la vita (propria). Due buoni attori per una piccola storia che in quanto tale diventa immensamente importante, come succede ogni qualvolta si parli di povera gente.

Ubik Produzioni e Compagnia Mauri Sturno
presentano
LA STELLA DI SAN LORENZO
una commedia di Gianni Clementi
regia Carlo Emilio Lerici
con Rodolfo Laganà e Sandra Collodel 
scene Fabiana Di Marco
costumi Lucia Mariani
luci e fonica Marco Catalucci
voci fuori campo Loredana Piedimonte, Alessandro Laprovitera, Giovanni Collodel
assistente alla regia Alessandro Laprovitera

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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