Anita (Zoe Pernici) è una blogger con un grande seguito, pubblica tutorial e dispensa consigli sulla forma fisica e sul "contouring perfetto" (l'avanzata tecnica di make-up che consente di correggere i difetti ed esaltare o modificare certe caratteristiche morfologiche del viso), dosando sapientemente luci ed ombre. Luci ed ombre che, purtroppo, non sono altrettanto sapientemente dosate nella sua vita. I tanti follower del blog non possono essere trasferiti dallo "schermo virtuale" alla vita reale e Anita passa il tempo chiusa dentro le mura del suo appartamento, che tiene maniacalmente ordinato, trovando scuse immaginarie per non uscire. Liquida le telefonate di sua madre con un semplice “ho tanto da fare” ed evita anche gli inviti da un liker che vorrebbe incontrarla.
A farle compagnia l’amica immaginaria Sam (Elena Boillat), personificazione di tutto quello che - pur essendone spaventata - la stessa Anita vorrebbe essere. Non per nulla l’amica si chiama come una delle protagoniste di “Sex and the City” ed è sfrontata, “sciupa maschi” e “leggera”; il personaggio evoca alla mente anche il "Provaci ancora, Sam" di Herbert Ross, la deliziosa e celebre commedia del 1972 con Woody Allen. La mente di Anita è comunque ossessionata dal mondo virtuale, al punto da materializzare anche la Signora (Barbara Mattavelli), una oscura presenza che la mette in guardia dall'invasione dei "rettiliani".
La blogger, nella drammaturgia firmata da Riccardo Baudino e Francesca Merli, si muove in uno spazio scenico completamente vuoto, mimando oggetti, riproducendone i suoni (i bip del computer) e descrivendo gli ambienti in cui entra, ambienti nei quali prevale principalmente l’assenza: assenza di sentimento, assenza di vita reale, assenza di voci.
Anche Sam è senza voce. Si esprime a gesti o con suoni gutturali, rifacendo il verso ad una bambola di gomma che - bella esternamente - ha all’interno solo ed esclusivamente aria e nulla più. Il “vuoto” e l’”assenza” sono quindi il comune denominatore dello spettacolo: vuoti sono i contenitori (mimati, non presenti sulla scena) che Anita restituisce alla madre, dopo averne “usato” il contenuto, assenti nella realtà sono gli amici di Anita e vuoti di significato (con buona pace dei “navigatori della rete”) sono i post del blog di Anita e le relazioni sulle quali le chiedono consiglio. Estremamente significativo il momento in cui un follower “anziano” chiede aiuto sull’utilizzo di Tinder: ha conosciuto una donna che lo corteggia e non sa come comportarsi.
Tanto vuoto è lo spazio che circonda Anita, tanto piena la sua mente, in una dicotomia che attraversa tutto lo spettacolo e che si riversa, attraverso fiumi di parole e gestualità sincopata, sul pubblico, che viene continuamente spiazzato, sorpreso, lasciato incredulo da ciò che avviene sulla scena o nella mente della blogger.
Interessante la scelta registica (di Francesca Merli) di riempire la scena di vuoti e della sola presenza degli attori, una scelta che enfatizza coraggiosamente il concetto di vuoto esistenziale, con la conseguente auto-reclusione che attanaglia la società odierna e che i giapponesi (ma il termine sta prendendo piede anche in Italia) definiscono “Hikikomori”, un fenomeno che, a differenza del contouring perfetto, ha contorni poco chiari: i giovani vivono le loro relazioni, aspettando ad una finestra che, diversamente dal passato, è quella del web e non più quella di casa.
Volutamente esasperata l'interpretazione: i movimenti sincopati di Anita, la “bambola” Sam, perfino la Signora, forse nella volontà di “riempire” ulteriormente il vuoto, mettono sì in risalto la bravura delle tre attrici, che terminano la pièce “svuotate” della loro energia, ma fanno perdere il senso di un lavoro il cui messaggio è - soprattutto adesso - estremamente importante e di denuncia.
IL CONTOURING PERFETTO
regia Francesca Merli
con Zoe Pernici, Elena Boillat e Barbara Mattavelli
drammaturgia Riccardo Baudino e Francesca Merli
sound design e musiche Federica Furlani
movimenti scenici Elena Boillat
costumi Nadia Gini
light design Silvia Laureti e Isadora Giuntini
voci follower Valeria Bono, Giovanni Calò e Federico Rubini
voce madre Matilde Vigna
grafiche Ehsan Mehrbakhsh
una produzione Domesticalchimia
con il sostegno di Ilinxarium Residenze Artistiche,
Cantiere Moline (ERT),
Teatro i Macelli No-theater
durata 70 minuti senza intervallo
Durata dello spettacolo: 1 ora e 10 minuti (foto di copertina di Soheil Raheli - tutti i diritti riservati)







