Spettacolo Spettacolare (recensione)

Spettacolo Spettacolare - La Fiera del disumano (o troppo umano) è una parodia dei talk show, ma è solo questo?

immagine di tanti televisori con i volti degli attori
m&s - Spettacolo Spettacolare (elaborazione grafica)

Andrea Lupo ci ha ormai abituato ad assistere a suoi spettacoli dove tratti ironici e irriverenti nascondono riflessioni dolorose di più ampio respiro, così come pièce dal timbro drammatico nascondono risvolti inaspettatamente comici. E' un modo di "fare" teatro che accompagna lo spettatore in punta di piedi nelle pieghe della sceneggiatura e nella volontà di far riflettere senza per forza sconvolgere. E' questo il caso di "Spettacolo spettacolare - La Fiera del disumano (o umanità allo sbaraglio)" che abbiamo applaudito in una delle sue versioni; l'umanità allo "sbaraglio" è estremamente variegata e quindi composta da molti "casi".

I meno avvezzi alla "lingua teatrale" trovano, in uno spettacolo come questo, come passare una piacevole serata davanti ad "archetipi" del genere umano medio (che poi tanto "medio" non è) che strizzano l'occhio ai "Dilettanti allo sbaraglio" de "La Corrida" del compianto Corrado. In questo caso non si misurano con "prove o abilità", ma con il racconto della propria storia in cinque minuti di celebrità - Warhol aveva detto 15, ma si sa, i tempi televisivi "stringono" - per poter andare in finale, con l'aiuto del televoto e magari compiacendo il presentatore brillante e pieno di sé, interpretato dallo stesso Lupo. I meno avvezzi ascolteranno i piacevoli intermezzi musicali del Maestro Vesuviello (Guido Sodo) concentrandosi sul suono della chitarra e sulla voce piacevole dell'artista.

I più addentro al linguaggio drammaturgico, (o anche coloro i quali cercano di andare sotto la superficie della patina televisiva? delle apparenze? di chissà cos'altro),  trovano invece, nel testo di "Spettacolo spettacolare", molti spunti di riflessione che vanno dall'analisi della televisione odierna, che semplifica e utilizza il dramma umano per motivi di audience o morbosa curiosità, alla denuncia di problemi che, ahinoi, sono sotto gli occhi di tutti senza che nessuno se ne accorga, accompagnati dalla punteggiatura musicale di Guido Sodo che chiude e nello stesso tempo enfatizza il concetto sotteso con canzoni ad hoc. (da Dalla a Vecchioni, da Pino Daniele - che interpreta peraltro modo bene - a Zef Çoba)

Ed ecco quindi sfilare sul "trono" non il "tronista" o la "tronista",a belli e alquanto simili uno all'altro tanto da non ricordarsene i volti, bensì Annunziata la Donna Velata (Michela Lo Preiato), Flora la Razdora (Alessia Raimondi), Pasquale il Transessuale (Marco De Rossi), Simona la Barbona (sempre la Raimondi), Pino l'Assassino (sempre De Rossi) e Hana la Zigana (sempre la Lo Preiato).

Lupo tesse una tela di parole attorno ai suoi personaggi fitta ed elaborata quanto quella del ragno ammirato da Pasquale il Transessuale quando, da "bambina" nel cortile della nonna, si metteva a fissare il paziente lavoro degli aracnidi intorno alle sue vittime, le mosche del momento. La affascinavano tanto i fili quanto i bozzoli dai quali credeva la mosca sarebbe uscita farfalla e che invece contenevano solo mosche morte. Come poteva un essere di tale maestria imprigionare così le sue vittime? Un racconto toccante che è la summa della sua vita: lui è imprigionato in un corpo che non sente come suo e nel contempo nella tela della persone che cercano in lui rifugio dalla noia della loro routine. Non è una farfalla, non è una mosca morta, non è un ragno. Chi è che tesse la tela dalla quale, pur sopraffatto dalla bellezza, non riesce a uscire?

Annunziata la Donna Velata è il simbolo di dove può portare l'affannosa ricerca della bellezza a ogni costo, più dalla parte dei genitori - che hanno creato un caso umano - che dalla propria volontà. La sua prigione, la ragnatela in cui è avvolta, è la propria bellezza e poi il velo che la copre per non mostrare… che cosa?

Simona la Barbona è un ex insegnante che dopo un "problema" è diventata parte della grande famiglia dei barboni. Ma dei barboni "che vanno", non di quelli "che stanno". Questi ultimi sono le persone stanziali, non abbandonano la propria panchina e non ascoltano nessuno. Hanno come le orecchie "montate" a rovescio e ascoltano solo loro stessi. I "barboni che vanno", invece, sono in continuo movimento e ascoltano tutto e tutti (e i "non barboni", invece, ascoltano? O le persone normali sono invece i "barboni che stanno" e non solo quelli che si trovano sulle panchine?) perché sono alla ricerca del "pensiero felice perfetto".

Una carrellata di personaggi interpretati in maniera efficace dai tre attori già citati. Michela Lo Preiato passa senza problemi dalla riservatezza timida della donna velata alla sfrontatezza esibita della tzigana. Marco De Rossi dall'intimo struggimento della tela del ragno all'accento falsato dell'assassino. Alessia Raimondi è esilarante nel ruolo della razdora (la casalinga emiliana per eccellenza), ma riesce a diventare una cantastorie nei panni della barbona.

Lupo tiene per sé il ruolo del mattatore, del capocomico di un tempo, ma soprattutto dirige: dirige i suoi attori fin dalle prime righe della sceneggiatura perché non connota fisionomicamente i "casi umani", ma li descrive psicologicamente in un modo leggero che non è per nulla superficiale. Dà modo agli attori di vestirne i panni, ma anche allo spettatore che può, vergognosamente o meno, immedesimarsi nell'uno o nell'altro tratto esasperato. E' come se guardasse con il microscopio ogni singolo, particolare aspetto, mania che ne esce quindi deformata e, volendo, di una comicità quasi grottesca.

Chi non ha riso per la ricetta a base di "sesso e lasagne" di Flora? O per la tagliente scaletta di preparazione all'omicidio di Pino l'Assassino? Ma Pino è così lontano dall'adolescente balzato agli onori della cronaca nera per aver ucciso una persona per noia? O per il desiderio di capire cosa si prova? E' "solo" teatro, è "solo" cabaret... o no?!

SPETTACOLO SPETTACOLARE
UMANITÀ ALLO SBARAGLIO
non solo in tv
di e con Andrea Lupo
e con Alessia Raimondi, Michela Lo Preiato, Marco De Rossi
musica dal vivo Guido Sodo
produzione Teatro delle Temperie

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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