È probabile che anche il XXI secolo si chiuderà, anche se noi difficilmente potremo riuscire a testimoniarlo, con ancora delle domande irrisolte, molte domande. Anche perché man mano che gli anni si susseguono i nuovi quesiti si affacciano, sempre senza ottenere risposte. Una delle domande ricorrenti, almeno nelle analisti storiche è come sia stato possibile che un popolo intero abbia abbracciato una fede votata all'idolatria assoluta, con la conseguente accettazione dello sterminio di massa, giustificato dal "lebensraum", quell'anelito di diritto allo "spazio vitale", poco importa se a scapito delle tante vite altrui.
Quello stesso atteggiamento mentale (permetteteci di aggiungere fortemente deviato) che si è ripetuto e che si ripete da quando l'uomo ha smesso di doversi preoccupare di difendersi dagli animali, possiamo concretamente trovarlo nelle protagoniste della trasposizione per il nostro Paese di “Hitler’s Tasters” di Michelle Kholos Brooks. Nella traduzione e adattamento di Enrico Luttmann e della stessa regista della pièce, Elena Sbardella, le "assaggiatrici" sono sostanzialmente delle ragazzine talmente devote al loro Führer, da accettare di testarne tutti i pasti, per verificare non se il cuoco abbia esagerato con sale o peperoncino (non sia mai abbia una provenienza calabrese), ma se una qualche novella "Lucrezia Borgia" (che comunque è stata riabilitata dalla storia) non abbia preso un volo per Berlino e abbia così deciso di mettere fine al secondo conflitto mondiale, tagliando via alla radice il suo principale fautore.
Trattandosi di un compito assegnato per pochi minuti al giorno e a orari quasi fissi (non ci sono o non ci è dato di vedere tracce di spuntini), colazione, pranzo e cena, alle ragazze selezionate per questo alto compito del tempo ne rimane (cit.), durante il quale cercare una parvenza di normalità in un'esistenza che molto normale non è e che le ha da veramente poco traghettate dall'adolescenza alla vita adulta. Cosa dicono e cosa fanno queste ragazze quando non devono rischiare la propria vita? Quali sono i loro desideri e aspirazioni? Riescono a pensare a un futuro?
Il testo oscilla tra il racconto di ambientazione storica alla trasposizione contemporanea, dalla tragedia che tutti conosciamo, se almeno qualche libro lo abbiamo aperto, alla dark comedy, dove è quasi possibile sorridere o comunque farsi stupire dagli atteggiamenti bambineschi di chi - almeno nel nostro immaginario - dovrebbe aver totalmente dimenticato la fanciullezza. Fortunamente possiamo ricorrere alle note di regia (dove vengono riprese anche delle osservazioni dell'autrice) con le quali comprendere meglio il taglio che è stato impresso all'opera, sia in origine che in in adattamento.
A tinte persino lievi, l’autrice di questa commedia dark contemporanea dipinge da una prospettiva inedita la ferocia di una delle pagine più dure della storia dell’umanità, e su questo siamo sicuramente d'accordo, anche se abbiamo notato una leggera distonia narrativa, ma è anche comprensibile che qualcosa ci sia da sistemare: i debutti hanno sempre qualche sfumatura che dovrà essere corretta con le repliche successive. L’ambientazione è contemporanea. Per l’autrice sembra importante che le protagoniste di “H*tler’s Tasters” non siano personaggi di una storia in bianco e nero, del passato. È attraverso la loro innocente presenza che vengono smascherati l’assurdità e l’orrore del mondo che le circonda. Gran parte della loro esperienza è ancora oggi specchio fedele del nostro mondo contemporaneo. E purtroppo anche questa affermazione non può non trovare consenso unanime, a prescindere dal fatto che ci troviamo in una sala teatrale. D'altra parte se Framcesco Guccini scriveva nel 1967 "Io chiedo quando sarà Che l'uomo potrà imparare A vivere senza ammazzare", e dopo quasi sessanta anni siamo ancora a farci le stesse domande, senza risposte, vogliamo che sia uno spettacolo teatrale a indicarci la strada? Ma non scherziamo.
LE ASSAGGIATRICI DI H*TLER
tratto da “Hitler’s Tasters” di Michelle Kholos Brooks
traduzione e adattamento Enrico Luttmann ed Elena Sbardella
con Chiara Businaro, Angeles Ortiz Lamuela, Fiamma Leonetti, Viola Misiti
regia Elena Sbardella
musiche Gianluca Misiti
produzione Il Parioli







