Se appartenete, come noi, a quella schiera di appassionati di musical che non sono stati convinti da Love Never Dies (review), il sequel del Fantasma (The Phantom of the Opera (review) che Webber ha realizzato nel 2010, avete ora l'occasione - sempre se siete fan italiani e avete programmato un viaggio in Inghilterra - per riconciliarvi con l'indiscusso maestro del West End, andando a vedere "The Wizard of Oz". Ci rendiamo conto che non è proprio dietro l'angolo, ma per gli appassionati vale proprio la pena e il costo (dell'aereo).
Messo in scena nello storico Palladium, un teatro che è stato "calcato" - tra gli altri - da Judy Garland (è proprio un segno del destino), Bing Crosby, Ella Fitzgerald, Nat King Cole... Il mago di Oz webberiano trae ovviamente ispirazione dal film del 1939 di Victor Fleming, con arrangiamenti delle canzoni composte da Arlen e Harburg e nuovi brani appositamente realizzati dalla collaudata ditta Tim Rice e Andrew Lloyd Webber, quindi una garanzia.
Quello che è però veramente strepitoso è l'allestimento scenico, in circa 170 metri quadrati di palco la produzione è riuscita a creare un vero e proprio film tridimensionale, una gioia per gli occhi di coloro che, grandi e piccini, affollano ogni giorno il teatro londinese. Superbi gli effetti visivi, con una ricca scenografia meccanica che si integra perfettamente con la "strada dorata" circolare, bellissimi e curatissimi i costumi, eccellenti gli interpreti (cane compreso), ma su questo non avevamo troppi dubbi. Un ricchissimo e coinvolgente spettacolo, dal primo all'ultimo minuto, che ha sicuramente anche il merito di aver spazzato via la fredda accoglienza riservata dalla stampa inglese al precedente lavoro di Webber, con qualche articolista - ingeneroso - che ne aveva già decretata addirittura la fine artistica (evidente è un vizio che non rimane confinato in patria).
Chi ha potuto assistere alle repliche della storia più che conosciuta, fino al febbraio 2012 ha avuto anche il piacere di vedere (e ascoltare) nel ruolo del Mago Michael Crawford, il primo ad indossare nel 1986 la maschera del Fantasma, un artista amatissimo dal pubblico britannico e per questo accolto con una ovazione e standing ovation ad ogni suo primo ingresso in scena, al punto da dover forzatamente rallentare l'esecuzione dello spettacolo, in attesa che il pubblico presente completi il proprio tributo, si rimettano tutti seduti e si possa continuare con lo show.
Tra i tanti spettatori entusiasti anche noi che, pur non avendo apprezzato Love Never Dies, non abbiamo minimamente dubitato delle capacità compositive (e anche economiche) di Sir Andrew Lloyd Webber, al quale auguriamo ancora molti anni di longevità artistica. Se i presupposti sono questi, avremo ancora molto altro da vedere, in futuro.
Un'ultima notazione non può non andare all'assoluta compostezza dei bambini britannici, almeno il 50% dei presenti, che hanno applaudito quando si doveva e sono rimasti in religioso silenzio durante tutto il musical: magia del West End, magia di Oz o, più semplicemente, normale educazione di genitori avvezzi ai prodotti culturali?









