Inutilmentefiga (recensione)

One-woman-show ospitato su una piattaforma televisiva, in prima visione assoluta. Per un buon testo poco cambia

Elda Alvigini
m&s - Elda Alvigini in Inutilmentefiga

Non capita spesso che l'invito alla recensione provenga da un canale televisivo, come non capita spesso - purtroppo - che la tv italiana ospiti del buon teatro, o che lo faccia in orari non da metronotte, ma fortunatamente esiste il digitale e "il diritto culturale alla replica" (leggi registrazione) che rimane stabilmente a nostra disposizione nei tempi a venire (leggi streaming). Questo ci ha permesso di vedere (e rivedere, anche questa è una piacevole possibilità offerta dalla televisione di oggi) il monologo di e con Elda Alvigini, uno spettacolo che è praticamente oramai un format, basato sul testo - costantemente riadattato - Inutilmentefiga, scritto a quattro mani con Natascia Di Vito, andato televisivamente in scena il 14 febbraio (sottotitolo, appunto, "anche a San Valentino") in "secondissima" serata su Rai Premium, immediatamente poi reso disponibile sulla piattaforma RaiPlay, per tutti coloro che vanno a letto presto.

Elda è una giovane e piacente quarantenne, è separata, ha un bimbo di nome Giacomo (affidato per una lieve alterazione di temperatura alla baby sitter lappone che ovviamente non parla italiano) e fa l'attrice, un lavoro che non è un lavoro, come le fa "sensibilmente" notare la sua mamma al telefono. Particolare fondamentale: non ha una relazione, né stabile, né instabile, né complicata o altro, ed è San Valentino. Come se non bastasse tutto questo, per aumentare esponenzialmente il numero di sedute dall'analista, Elda è costantemente disturbata, in modalità compulsiva ed ossessiva, dalle telefonate della madre (non a caso la suoneria del cellulare la identifica con uno dei capolavori di Dario Argento, "Profondo Rosso"), che ritiene possa essere di grande giovamento psicologico rovesciare contro la propria figlia tutti gli insuccessi affettivi che la stessa conosce già molto bene, per averli vissuti e per viverli. Immaginiamo quanto sentirseli elencare da un genitore aiuti a superarli. Lo consigliano tutti gli operatori del settore!

E' naturale, quindi, per la quarantenne in perenne crisi (in stile Lucrezia di Silvia Ziche) fare un'analisi della propria esistenza, partendo dall'infanzia vissuta in un ambiente impegnato politicamente (a sinistra), culturalmente troppo profondo per una bimbetta che in fin dei conti non aspirava ad altro se non di ricevere in regalo una Barbie, odiato simbolo del consumismo americano (mentre San Valentino che cos'è?). Crescendo, i problemi di Elda, con la presenza di una mamma del genere, non hanno potuto che acuirsi, fino a quando non si è scontrata con i primi innamoramenti. Da qui la lunga sequenza di uomini inadeguati (ma non solo per lei), che si sono affacciati nella sua vita e che prontamente sono anche spariti, ma vista la descrizione fatta nello spettacolo riteniamo sia stata una vera fortuna.

L'unico finora valido è il padre di Giacomo, una persona di qualità, al punto che Elda vorrebbe - anche se oramai l'uomo appartiene alla categoria degli ex - farci un secondo figlio, ma pare che non sia il caso e, a quanto sembra, l'ex non dovrebbe nemmeno essere troppo disponibile alla richiesta. Ma allora, questa povera donna cosa deve fare per riuscire a trovare i suoi momenti di felicità, rendendosi conto che affermare la "bellezza di essere da sole" è solo un mascherare l'ineluttabile disagio? E' possibile trovare una "cura" alla solitudine? Alle domande di Elda, non fuggiamo dalle nostre regole, è possibile trovare risposta sulla piattaforma digitale della Rai, dove la registrazione dello spettacolo è attualmente presente, visione che sicuramente consigliamo. In alternativa, sempre preferibile, andare in teatro per vederla dal vivo, quando sarà.

Utilizzando uno stile "stand up" (il linguaggio è abbastanza esplicito) Elda Alvigini dà vita ad un bel personaggio, ottimamente interpretato, facilmente riconoscibile in chi sta accanto a noi, anche se giocato su molti stereotipi. Il testo - chiaramente scritto al femminile e con focus ovviamente schierato - analizza con divertimento situazioni comportamentali di tutti i giorni, miscelando abilmente il sorriso accennato con la risata, tornando poi indietro e facendo prendere alle labbra una piega appena più melanconica. Se il giorno di San Valentino il personaggio protagonista è rimasta sola, sappia che aveva accanto a sé tanti (tele)spettatori che l'hanno sinceramente applaudita e che continueranno a farlo anche successivamente. E chi dice che tra di loro non si nasconda un uomo degno di questo appellativo? Aspettiamo il prossimo aggiornamento dello spettacolo per verificarlo. Intanto tra pochi giorni Elda tornerà in scena, cosa avrà da dirci questa volta?

INUTILMENTEFIGA
scrittura originale di Elda Alvigini e Natascia Di Vito
con Elda Alvigini
durata 105 minuti, escluso intervallo

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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