I due Papi (recensione)

Due uomini, due leader, due diverse ideologie ecclesiastiche, un solo obiettivo: il bene della Chiesa e dei fedeli

immagine raffigurante i due papi a colloquio
m&s - I due papi teatrali in scena

Annuntio vobis gaudium magnum: Habemus Papam! Eminentissimum ac reverendissimum Dominum, Dominum Iosephum Sanctæ Romanæ Ecclesiæ Cardinalem Ratzinger, qui sibi nomen imposuit Benedicti Decimi Sexti”. Con queste solenni parole, il neo-eletto papa Benedetto XVI cammina dando le spalle al pubblico verso il fondo del palco, dove lo attende una grande finestra aperta e il balcone papale.

Salto temporale. Sono passati anni, e il papa, invecchiato e stanco, condivide una cena con suor Brigitta, sua confidente e migliore amica, e un pensiero segreto che gli pesa sul cuore: vuole dimettersi dal ruolo di pontefice.

Cambio scena: Sud America. In una piccola chiesa, il cardinale Jorge Mario Bergoglio sta raccogliendo tutti i suoi strumenti ecclesiastici dopo aver celebrato l’ultima messa della sua carriera, pronto ad andare a Roma senza invito per incontra il papa e chiedere di persona di accettare le dimissioni da cardinale. Con lui suor Sofia, che cerca in tutti i modi di dissuaderlo, sottolineando l’importanza del suo ruolo e della sua persona per le povere anime di Buenos Aires, che lui aiuta spiritualmente e materialmente. Nonostante l’insistenza della giovane, Bergoglio si prepara per il viaggio ed è pronto ad andare quando arriva una chiamata da Roma con la richiesta ufficiale di un incontro da parte del pontefice.

Castel Gandolfo. Bergoglio e Ratzinger si incontrano nei giardini della residenza in abiti formali – veste bianca per il papa, tunica nera con dettagli rossi per il cardinale – e parte così un botta e risposta che condurrà i due protagonisti a confrontarsi su diversi argomenti, con punti di vista molto distanti, fino a raggiungere una confidenza e fiducia tale da portarli a confessarsi reciprocamente su questioni personali e dolorose.

Ricalcando fedelmente l’omonimo film del 2019, diretto da Fernando Meirelles, e basandosi quindi sul testo di Anthony McCarten, lo spettacolo mostra le vite parallele di due personaggi che, sebbene distanti ideologicamente l’uno dall’altro, trovano un punto di incontro per il bene della Chiesa e dei fedeli. Il regista Giancarlo Nicoletti (già apprezzato in altre rappresentazioni, tra cui 1984) ripropone la storia di papa Benedetto XVI e del futuro papa Francesco con un ritmo volutamente pacato, ma mai noioso, all’interno di una scenografia minimalista e d’impatto, sostenuta da un gioco di luci perfetto per rendere l’idea dei diversi ambienti in cui i protagonisti si muovono. Non ci sono brusche interruzioni tra una scena e l’altra, le luci si abbassano ma tutto ciò che succede sul palco è ben visibile agli occhi degli spettatori. Inoltre ogni movimento è studiato al dettaglio anche nei cambi di allestimento, non solo durante l’interpretazione, rendendo il tutto molto armonioso.

Lo studio dettagliato, tuttavia, non è esclusivo dei movimenti scenici, ma anche dei ruoli. Per chi ha visto il film, infatti, è impossibile non notare l’incredibile somiglianza tra Giorgio Colangeli e Anthony Hopkins (entrambi interpreti di papa Ratzinger). Somiglianza non tanto nelle sembianze, quanto nella camminata, nelle movenze e, soprattutto, nel parlato, con una cadenza perfettamente identica a quella di Benedetto XVI nella versione italiana del film. Mariano Rigillo, nei panni di Bergoglio, regala un personaggio molto più simile a papa Francesco di quanto non fosse Jonathan Pryce. Interpretazioni di altissimo livello e cariche di intensità, anche per i ruoli minori (Daniela Scarlatti e Eny Cassia Corvo), coinvolgenti al punto che diventa difficile staccare lo sguardo dal palco, segno di una direzione artistica meticolosa che non lascia nulla al caso.

La visione di questo spettacolo è un puro piacere, per gli occhi e per la mente. In scena un avvincente trattato teatrale di filosofia, teologia e politica (per citare "solo" i tre temi principali), affidato a due eccellenti attori, sempre perfettamente a loro agio, malgrado la complessa e oggettiva difficoltà della rappresentazione. Da vedere e rivedere per poterne apprezzare altre sfumature. Non è solo una rappresentazione storica di un fatto straordinario all’interno di una istituzione com’è la Chiesa cattolica, ma è una riflessione sulla natura del potere e della fede, mostrando gli uomini – Bergoglio e Ratzinger – che si celano dietro le figure pubbliche e altisonanti dei due papi – Francesco e Benedetto XVI.

Goldenart Production
Viola Produzioni
Altra Scena
I due della città del sole
su licenza di Muse of Fire Production Ltd
in collaborazione con Festival Teatrale di Borgio Verezzi
presentano
GIORGIO COLANGELI
MARIANO RIGILLO
in
I DUE PAPI
di Anthony McCarten
traduzione Edoardo Erba
con la partecipazione di Anna Teresa Rossini / Daniela Scarlatti (Suor Brigitta)
e con Ira Fronten / Eny Cassia Corvo (Suor Sofia)
e Alessandro Giova
scene Alessandro Chiti
costumi Vincenzo Napolitano - Alessandra Menè
disegno luci e fonico David Barittoni
regia Giancarlo Nicoletti
Premio Nazionale “Franco Enriquez 2023” per la miglior regia 
Premio “Mulino Fenicio 2022” per la miglior scenografia
col contributo di Ministero della Cultura e Regione Campania
durata 105 minuti con intervallo

Giornalista
Editor per amore, giornalista per passione. Tra libri, poesia, teatro e serate in compagnia, ho fatto della scrittura un lavoro. La mia giornata tipo? Risveglio tra pagine da correggere, pomeriggio in mezzo alla natura a leggere, la sera sulla poltroncina di fronte al palco!
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