Perfetti sconosciuti (recensione)

 

Perfetti sconosciuti
m&s - Perfetti sconosciuti (foto © Salvatore Pastore, fonte foto TeatroDuse.it))

“Perfetti sconosciuti” ha debuttato al cinema nel 2016 per la regia e drammaturgia di Paolo Genovese (che nella scrittura si è fatto aiutare da Filippo Bologna, Paolo Costella, Paola Mammini, Rolando Ravello). Il cast del film annoverava Kasia Smutniak, Marco Giallini, Edoardo Leo, Alba Rohrwacher, Valerio Mastandrea, Anna Foglietta, Giuseppe Battiston, Benedetta Porcaroli. Nomi tra i più conosciuti e rinomati tra gli attori italiani di nuova generazione che davano vita a una vicenda che portava alla ribalta caratteristiche positive e negative di un gruppo di amici rodato ormai da anni, mostrando luci e ombre delle dinamiche e dei caratteri durante una cena con all’esterno l’eclissi di luna.

La commedia, com'è noto, è stata campione d’incassi, vincitrice di numerosi premi fra cui due David di Donatello e tre Nastri d’argento. L’adattamento teatrale si confronta e misura quindi con una trama ormai ampiamente conosciuta, ma che riesce comunque a stupire per la trasformazione da ambiente chiuso, gestito con le regole di tagli e inquadrature cinematografiche, a quello di ambiente chiuso, gestito su di un palco.

Per chi non avesse mai visto il film (che suggeriamo di recuperare) o la messa in scena teatrale (che altrettanto suggeriamo di cercare nelle varie stagioni teatrali in corso o che lo saranno) la trama è presto raccontata: Eva e Rocco - lei psicologa, lui chirurgo estetico, apparentemente la coppia perfetta ma in forte crisi, soprattutto di comunicazione - invitano a cena  Cosimo e Bianca, neo sposi, Lele e Carlotta (sposi decennali con figli ma in crisi) e Peppe, neo disoccupato che dovrebbe presentare al gruppo di amici di una vita la nuova fidanzata Lucilla.

Al loro gruppo manca in realtà l’ultima coppia, appena “scoppiata” a causa di un tradimento. Il lui della stessa si è appena fidanzato con una 22enne, ragazza con la stessa età della propria figlia. Proprio questo argomento - Ma tu lo sapevi? Perché non hai detto nulla a lei? Ti saresti intromesso? Lei lo ha scoperto con dei messaggi - fa scaturire in Eva l’idea, non si sa quanto malsana, di proporre agli amici un gioco. Essendo lo smartphone lo scrigno di ogni segreto più recondito custodito, propone loro di rispondere ai messaggi ricevuti, alle telefonate che arrivano, a ogni notifica, in maniera pubblica; se nessuno ha nulla da nascondere, che problema ci può essere? D’altra parte ognuno di loro conosce l’altro a menadito e il rispettivo partner ancora di più.

Peccato che… peccato che dobbiate ritrovare il film oppure cercare lo spettacolo, e ribadiamo di cercare entrambi, per capire come si dipana la vicenda. Possiamo solo dire che nulla è come sembra e che spesso, davanti a rivelazioni inaspettate, la reazione di chi crediamo amico è forse peggio di quella di chi ognuno di noi conosce come nemico perché è quantomeno preparato all’eventuale disprezzo. La trasformazione da cinema a teatro non delude e la reazione del pubblico, sia di quello che conosceva la trama che del neofita, è apparsa sinceramente colpita (noi lo abbiamo applaudito al Teatro Duse di Bologna).

La trama dipanata in un luogo chiuso non risente assolutamente degli escamotage cinematografici che aiutano a enfatizzare lo scorrere del tempo durante la cena e la punteggiatura del disegno luci aiuta ulteriormente a superare questa eventuale difficoltà.

Il “gioco dei telefoni" conserva il potenziale drammatico enfatizzato probabilmente dall’ambiente unico che, in maniera quasi claustrofobica, rispecchia la trappola psicologica in cui i protagonisti si trovano invischiati. Ogni silenzio pesa, ogni suoneria è una detonazione.

Il testo resta pungente, ironico, capace di alternare momenti di leggerezza a improvvisi picchi drammatici, anche se, rispetto alla versione sul grande schermo, la parte ironica e divertente - che strappa più di una risata, grazie anche alla verve di Dino Abbrescia nei panni di Lele - forse sovrasta quella drammatica che, in realtà, dovrebbe essere quella preponderante, soprattutto durante “una” delle rivelazioni. Cast all’altezza delle (alte) aspettative pur rischiando - nel non volersi troppo confrontare con gli attori del film - a scivolare paradossalmente nel confronto completo. Un plauso a tutti, ma ognuno degli attori non è solo il personaggio, ma anche se stesso, non Giallini che interpreta Rocco o la Smutniak che interpreta Eva.

Menzione a parte per Massimo De Lorenzo. Avrebbe potuto rimanere schiacciato da Battiston, invece il suo Peppe, grazie alla mimica e alla gestualità, ci ha fatto applaudire lungamente e ci ha fatto diventare partecipi del suo imbarazzo, del suo dolore, del suo essere uguale e diverso agli altri.

Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo
Fondazione Teatro della Toscana
Lotus Production
presentano
PERFETTI SCONOSCIUTI
uno spettacolo scritto e diretto da Paolo Genovese
con Dino Abbrescia, Alice Bertini, Paolo Briguglia, Paolo Calabresi, Massimo De Lorenzo, Cristina Pellegrino, Valeria Solarino
scene Luigi Ferrigno | costumi Grazia Matera | luci Fabrizio Lucci
durata un atto unico di 1 ora e 20 minuti

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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