Cosa pensiamo abbiano in comune Richard Bachman (The Running Man), Ray Bradbury (Fahrenheit 451), Philip K. Dick (We Can Remember It for You Wholesale e non solo), Danny Boyle (Frankenstein), Alan Moore (V for Vendetta), Terry Gilliam (Brazil e non solo), Andrew Niccol (The Truman Show), e potremmo ancora continuare con molti altri esempi?
A nostro opinabile e inutile giudizio, azzardiamo ma non più di tanto, hanno tutti letto e riletto il romanzo di George Orwell, rimanendone affascinati e riportando leggere o pesanti influenze nella proprie successive creazioni artistiche. Aggiungiamo doverosamente alla lista anche tutti i creativi, attori e maestranze coinvolti nel progetto 1984 attualmente in scena, ancora per una settimana nella Capitale (fino a domenica 3 novembre) al Teatro Quirino, poi in tournée fino al 22 dicembre 2024.
Che la contrapposizione post-nucleare tra Oceania, Eurasia ed Estasia sia al centro dell'interesse dei lettori di mezzo mondo (perché l'altra metà lo ha già letto) è una mera ovvietà, quello che invece letteramente lascia sconcertati, come spettatori, è il risultato qualitativo di quanto va in scena, un risultato che non ci aspettavamo e che ha pienamente soddisfatto ogni più rosea aspettativa, anzi sopravanzandola. Fonica, luci, telecamere, videowall non sono un'ostentazione di possibilità produttiva ma componenti efficaci di fruizione dello spettacolo, al pari di scena, costumi, musiche e - naturalmente - interpreti: non è usuale assistere a tanta coesione.
Le scelte di regia di Giancarlo Nicoletti hanno dimostrato che si può sicuramente osare e portare al pubblico distratto e smartphonedipendente del XXI secolo un testo sicuramente difficile, che però non sente l'avanzare degli anni se non nella sua acuta e intelligentemente profetica visione del baratro che si avvicina sempre di più, metro dopo metro (abbiamo scelto di usare il nostro libero arbitrio e di ignorare totalmente il lieve segno di speranza lanciato nello spettacolo).
La grande bellezza dello spettacolo permette quindi di immergersi nell'opera orwelliana, prelevandone - come abbiamo fatto noi - gli aspetti che maggiormente coinvolgono e convincono (praticamente tutto), dando ancora una volta la chiara dimostrazione che è possibile costruire un prodotto cinematografico con la "presa diretta" della rappresentazione teatrale, che - lo ricordiamo ai distratti - non si può fermare per ripetere una scena venuta male.
Il cast artistico è quello che si vorrebbe sempre vedere entrando in sala, performer che rinunciano alla propria individualità per mettersi totalmente e senza risparmio alcuno al servizio della messa in scena, senza mai andare oltre il proprio lavoro. Molto bravi, ovviamente, i tre protagonisti: Violante Placido (Julia), Ninni Bruschetta (O'Brien) e Woody Neri (Winston), con - nessuno se ne abbia a male - una nota di particolare apprezzamento e affetto per Woody Neri, cui immaginiamo la produzione dovrà fornire un lungo periodo dall'analista prima di potersi dedicare ad altri progetti.
In conclusione, 1984 va visto, meglio se almeno due volte per percepirne maggiormente le tante e diverse sfumature (così come il romanzo), la visione e la lettura non ci faranno diventare migliori, ma ci faranno riflettere, visto che al momento ancora si può fare.
Federica Luna Vincenti
per Goldenart Production
presenta
Violante Placido, Ninni Bruschetta e Woody Neri
in
1984
di GEORGE ORWELL
adattamento di Duncan MacMillan e Robert Icke
con Silvio Laviano, Brunella Platania, Salvatore Rancatore, Tommaso Paolucci, Gianluigi Rodrigues, Chiara Sacco
traduzione e regia Giancarlo Nicoletti
scenografia Alessandro Chiti
disegno video Alessandro Papa
costumi Paola Marchesin
disegno luci Giuseppe Filipponio
musiche Oragravity
durata 101 minuti senza intervallo









