L’idea di mettere al mondo un figlio può essere preoccupante, se non addirittura “terrorizzante” per una coppia. La società odierna pare non aiutare economicamente ed i giovani (o meno giovani visto che l’età nella quale si diventa genitori si è alzata) si sentono spesso inadeguati ad affrontare le responsabilità nei confronti di qualcuno/a che dipenderà, per diversi anni, se non sempre da chi li ha procreati o cresciuti. Se poi la “dolce attesa” arriva inaspettatamente, frutto di una notte durante la quale l’alcol ha annebbiato i pensieri, ma non i sensi, cosa può succedere?
Succede quello che viene raccontato nella commedia di Marco Cavallaro, “Amore sono un po’ incinta”: Maurizio (lo stesso Cavallaro), meccanico quarantenne che sta cercando di superare da sei mesi la fine della sua ultima intensa storia d’amore - durata ben due settimane - decide di accettare l’invito di un amico a passare la serata in discoteca con il collega amico Armandino (Guido Goitre). Qui, annebbiato dall’alcol, incontra Roberta (Sara Valerio), donna in carriera, convinta dall’amico Ugo (nella nostra visione Marco Maria Della Vecchia) a distrarsi dal lavoro con un po’ di movimento e bollicine. Uno sguardo tira l’altro e… i due finiscono per trascorrere una notte di sesso con qualche problema di “protezione” (azzarderemmo anche mentale), senza neppure scambiarsi nome o numero di telefono. Tanto, chi vuole rivedersi? Un po’ di “ginnastica” senza pensieri e il ritorno alle proprie vite.
Invece Roberta scopre di essere incinta e dopo la disperazione del momento condivisa con l’amica (la vocale non è un refuso) Ugo - “Non è un termometro il test di gravidanza! Se lo scuoti la linea non scompare” - decide di abortire perché non sa chi sia il padre, non può affrontare la gravidanza da sola, non sarebbe mai una madre all’altezza e via discorrendo, ma l’auto, mentre sta andando in clinica, subisce un guasto, proprio vicino all’officina di Maurizio e…
Per sapere come vivrà Maurizio la notizia che diventerà padre - “Sei sicura? Ho fatto il test! Ma un test può anche sbagliare! L’ho fatto 123 volte! - e tutte le crisi di una coppia “improvvisata” (non solo la loro), non resta che andare a teatro per passare due ore di risate. Prossimamente in scena al Nino Manfredi di Ostia e al Boni di Acquapendente.
Cavallaro ci ha abituati a spettacoli divertenti che strizzano l’occhio alle commedie americane degli anni ‘60 da “A qualcuno piace caldo” a “Il Letto racconta” e quest’ultimo figlio (è proprio il caso di dirlo) della sua penna non è da meno: i fraintendimenti, le situazioni comiche, i giochi di parole, si susseguono a ritmo serrato, seppur il primo tempo ci sia parso leggermente troppo lungo, anche se stemperato dalla bravura degli attori, perfettamente calati nel loro ruolo. Goitre nel ruolo di Armando / Armandino / Armandrillo è la classica “macchietta” che non può non far ridere, sia per il suo “allevamento di vermi solitari” che per la “gambetta” eccitata quando posa l’occhio su chi riesce a prenderlo “per la gola”. Roberta è l’archetipo della donna preda di contraddizioni e sensi di colpa, dalla voglia di libertà a quella di non poter rimanere più di due ore senza la sua creatura e la Valerio coglie in pieno ogni sfumatura del personaggio, così come Della Vecchia che interpreta un Ugo veramente di classe e che già avevamo applaudito in altre performance con Cavallaro con il quale si percepisce la complicità.
Essenziale, ma d’impatto, l’allestimento, che sfrutta pannelli spostabili / apribili, chiudibili, grazie agli assistenti di palco o agli stessi attori, in modo da creare l’una o l’altra ambientazione: dall’officina alla casa di Roberta, dalla discoteca al bar fino alla sala parto. Lo scorrere del tempo, nove interminabili mesi e non solo, è descritto anche grazie all’interpunzione musicale, da sempre fiore all’occhiello di Cavallaro, da “That’s amore” a “Se ti sposo mi rovino”.
Questa volta, facendo suo il concetto “noi siamo quello che abbiamo visto, letto, ascoltato” pensiamo abbia fatto riferimento anche a “Senti chi parla” (film del 1989 doppiato da Paolo Villaggio): la voce fuori campo della bambina, anche un po’ narratrice della storia, è di Monica Ward, l’ormai conosciutissima (non solo per questo personaggio) Lisa Simpson.
La Bilancia Produzioni in collaborazione con
il Festival Teatrale di Borgio Verezzi
presenta
AMORE SONO UN PO' INCINTA
una commedia di Marco Cavallaro
con Marco Cavallaro, Sara Valerio, Antonio Conte/Marco Maria Della Vecchia e Guido Goitre
voci Monica Ward e Alessandro Campaiola
costumi Marco Maria Della Vecchia
scene LolloZolloArt
disegno luci Marco Laudando
aiuto regia Teresa Calabrese
regia Marco Cavallaro
foto di scena Valerio Faccini
durata 120 minuti, incluso intervallo







