Il continuo flusso di spettatori che ha cercato di "accaparrarsi" un posto per sedersi alla lunga tavolata di "Aggiungi un posto a tavola", o più semplicemente una poltrona nei teatri della tournée 2019/2020, è indicativo di quanto questo simbolo iconico della commedia musicale italiana, firmata da Pietro Garinei e Sandro Giovannini, sia sempre una favola attuale. Una favola - scritta dal celebre duo con la complicità di Jaja Fiastri (che avrebbe anche comperato il volumetto originale in una edicola della Stazione Termini di Roma), liberamente ispirata a "After me the deluge" di David Forrest (pseudonimo dei britannici David Eliades e Forrest Webb) - che si conferma come un successo senza fine, con ideale (e perfetto) passaggio di testimone teatrale di padre (Johnny Dorelli) in figlio (Gianluca Guidi).
Il racconto è talmente noto da apparire quasi superfluo dettagliarlo. Per i pochi non frequentatori di teatri o di supporti digitali dai quali “rubare” la visione è però presto descritto: Don Silvestro (Gianluca Guidi) è il parroco di un paese che potrebbe esistere in qualsiasi parte del mondo (anche se l’accento di alcuni abitanti potrebbe individuare geograficamente il “ternano”) e in qualsiasi epoca. Guida la comunità tanto quanto il coro e si barcamena tra i fedeli cercando di arginare le avance di Clementina (Camilla Nigro), figlia del sindaco Crispino (Marco Simeoli) e di Ortensia (Francesca Nunzi). Improvvisamente viene chiamato nientemeno che da Dio (la voce Enzo Garinei) che ancora usa il telefono analogico e non lo smartphone, (ma si sa, l’età…); il Signore lo mette al corrente di aver deciso di rovesciare sulla terra un secondo diluvio universale e di aver scelto Silvestro come novello Noè, e la sua comunità come “madre” della nuova umanità al termine del cataclisma. Sarà quindi compito di Don Silvestro costruire una nuova Arca e convincere i suoi fedeli che non sta mentendo, aiutato da qualche “scampanellio” del Signore e destreggiandosi, non solo tra i tentativi da parte di Clementina di portarlo verso un più “terreno e meno platonico amore”, ma anche nel mare di ingenuità di Toto (Piero Di Blasio), la cui unica preoccupazione in caso di morte è "di saperlo in tempo, così mi faccio un bagno". A complicare la situazione l’arrivo della prostituta Consolazione (Lorenza Mario), una sorta di "bocca di rosa" edulcorata, la forte opposizione nei confronti della costruzione dell’Arca e lo scetticismo del sindaco in una contrapposizione di doncamilliana memoria, nel cui riferimento si perde forse solo il sentimento di amicizia che legava i personaggi di Fernandel e Gino Cervi. Ai cinque protagonisti principali si affianca un cast di alta professionalità che si muove, canta e balla nella bellissima scenografia ruotabile e mobile di Gabriele Moreschi, adattamento del progetto originale di Giulio Coltellacci.
Il tutto per raccontare delicatamente un grande spettacolo di intrattenimento puro, che piace a prescindere, a grandi e piccini. E non manca nemmeno la musica dal vivo, perla rara tra le produzioni di "musical" o derivati italiani. Uno spettacolo che dalla sua prima uscita nei teatri, l’8 dicembre 1974, non conosce - e con merito pieno - flessione di gradimento, in Italia e all'estero: solo nell’ultima tournée - durata 3 stagioni - si contano 241 repliche, oltre 290 mila spettatori per non parlare delle passate 30 in Inghilterra, Austria, Cecoslovacchia, Portogallo, Spagna, Russia, Ungheria, Messico, Argentina, Cile, Brasile, Venezuela, Finlandia.
A prescindere dalla trama è affascinante cogliere quanto un “sempreverde” teatrale come questo sia riuscito a “cambiare” rimanendo fedele a se stesso, modificandosi in alcune piccole (ma neanche così tanto) caratteristiche per rimanere al passo coi tempi ed adeguarsi al diverso sguardo dello spettatore, mutuato dal passare degli anni e dall’evoluzione sociale. E’ evidente nel momento in cui si mettono a confronto la riproduzione video della messa in scena della seconda edizione del 1977 (Johnny Dorelli, Paolo Panelli, Jenny Tamburi, Bice Valori) con quella attuale (vista prima al Teatro Sistina e poi al Teatro Comunale di Modena). Questa “rinascita” si deve soprattutto a Gianluca Guidi sul quale è ormai superfluo spendere parole inerenti la somiglianza vocale (e anche fisica) con il padre (in questo caso non prete) Johnny Dorelli. Ormai affrancato dalla figura artistica paterna ha dato una freschezza e una modernità all’impianto già perfetto della base, con accorgimenti che potrebbero passare inosservati ad una prima e superficiale occhiata, ma che in realtà donano all’opera nuova giovinezza. E’ come se Guidi avesse tirato fuori dall’armadio il cappotto del padre e gli avesse dato una scrollata di polvere e lo avesse portato in sartoria per renderlo più attuale. Il taglio di gran classe è rimasto, ma con nuove “impunture” che lo hanno reso fresco e moderno. In più, oltre alle doti vocali, mette brio nel personaggio dando a Don Silvestro quell’aria leggera, da ragazzo della porta accanto che indossa l’abito talare, ma che si potrebbe trovare nel campetto dell’oratorio a correre dietro ad un pallone o annoiato ad attendere che entrino i fedeli in chiesa; quella noia che già indossava nei panni del Gaston Lachaille di “Gigì” con disinvoltura e aria da dandy inglese.
I costumi nell’adattamento di Francesca Grossi risultano meno distanti rispetto alla versione originale; i riferimenti a Papa Francesco, al “re di Roma” Totti; l’esuberanza da “escort” piuttosto che da donna con il mestiere più vecchio del mondo di Consolazione e addirittura il cambiamento nelle parole (direttamente scritte dalla Fiastri prima di morire) pronunciate sull’Arca prima del diluvio (anch’esso diverso da quello originale). Tutti particolari che concorrono a rendere questa commedia musicale un “nuovo” capolavoro, possibile anche grazie agli interpreti: dalla Nigro, che potrebbe senza problemi calpestare palcoscenici webberiani e che dà all’amore verso Don Silvestro quell’aspetto di amore da bambina verso un adulto; a Marco Simeoli, un sindaco rompiscatole, ma che ispira (a volte) simpatia. Da Di Blasio, che firma un Toto ingenuo bambinone che guarda con candore a tutto, compreso Don Silvestro; alla Mario, una Consolazione “morbida”, femminile e complice; alla Nunzi con la quale non ci stupiamo più di ridere. Attendiamo allora una nuova edizione, nel nascere non di un nuovo giorno dopo il diluvio, ma all’alba del 46° anno di vita.
"... una favola che parla d’amore, di accoglienza, di vita nuova da inventare e, possibilmente, migliorare, di esseri umani che hanno la possibilità di creare un mondo nuovo… e perché no? Anche di fede… minuscola per la scrittura ma assolutamente maiuscola se intesa come fiducia in se stessi, nel prossimo e nel futuro", è un estratto delle note di regia che non può non trovarci pienamente d'accordo, non rimane altro da fare che portarsi la sedia per la grande tavolata dei buoni sentimenti, perché a forza di aggiungere posti, prima o poi, le sedute finiranno. Ma è giocoforza stringersi e fare posto, perché "se sposti un po' la seggiola stai comodo anche tu!" Nella vita non succede così spesso, ma per fortuna nostra, siamo in Teatro.
Alessandro Longobardi per Officine del Teatro Italiano
in collaborazione con Viola Produzioni presenta
AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA
commedia musicale di Garinei e Giovannini, scritta con Jaja Fiastri,
liberamente ispirata a “After me the deluge” di David Forrest
musiche Armando Trovajoli
con Gianluca Guidi, Lorenza Mario, Marco Simeoli, Piero Di Blasio,
Camilla Nigro, Francesca Nunzi, Enzo Garinei (“la voce di lassú”)
ensemble Greta Arditi, Antonio Balsamo, Vincenza Brini, Francesco Caramia,
Stefano Dilauro, Nicolas Esposto, Martina Gabbrielli, Marta Giampaolino,
Giampiero Giarri, Simone Giovannini, Francesca Iannì, Francesco Lappano,
Gianluca Pilla, Arianna Proietti, Annamaria Russo, Alessandro Schiesaro, Ylenia Tocco
scenografie progetto originale di Giulio Coltellacci, adattamento di Gabriele Moreschi
costumi disegni originali di Giulio Coltellacci, adattamento Francesca Grossi
disegno luci Umile Vainieri
disegno fonico Emanuele Carlucci
direttore di produzione Carlo Buttò
supervisione artistica Alessandro Longobardi
coreografie Gino Landi
direzione musicale Maurizio Abeni
regia originale di Pietro Garinei e Sandro Giovannini
ripresa teatrale di Gianluca Guidi









