Avendo ormai negli "occhi" diverse rappresentazioni, siamo abituati al fatto che il teatro sia una rappresentazione della realtà, uno specchio della società, a volte in maniera evidente, a volte in maniera più discreta. Non a caso Gigi Proietti annovera, tra le sue frasi più celebri "Viva il teatro dove tutto è finto e niente è falso" e mai come nel caso del dramma "Lettere a Nour" di Rachide Benzine il concetto trova completezza.
E' in una scena apparentemente spoglia - apparentemente perché piena di sentimenti, dolore e sicuramente piena della presenza attoriale - definita dal regista Giorgio Sangati uno "spazio dell'anima", che si "muovono" le idee e le vicende dei due unici protagonisti: Franco Branciaroli e Marina Occhionero, rispettivamente un padre professore universitario musulmano, e Nour, una figlia cresciuta con idee di libertà e, soprattutto, di lotta per la libertà delle proprie idee.
La vicenda, come si evince dal titolo, si snoda attraverso le lettere che si scambiano Nour, fuggita dalla casa paterna per l'Iraq, inseguendo un combattente dello stato islamico conosciuto su internet (che diventerà suo marito), ed il Padre. Lo scambio epistolare, che passa dall'entusiasmo di Nour per il proprio "nuovo mondo" al tentativo del padre di riportarla a casa - accettando anche il genero - dai toni accesi e frementi di passione per la proprie rispettive idee a quelle di mesta rassegnazione, è reso attraverso il movimento dei due personaggi che leggono, o meglio interpretano, la propria missiva: Nour entra o esce dalle due aperture realizzate nei muri della stanza scenica, grigia, dai muri senza colore o identificazione, in una completa astrazione del luogo e il Padre rimane costantemente seduto in poltrona, accentuando, con il trascorrere della piéce, lo sprofondamento fisico in essa, quasi a non riuscire più a rimanere diritto, mano a mano che la vicenda si svolge, enfatizzando una stanchezza che non si ripercuote solo sul morale, ma anche sul corpo.
La storia, scritta da Benzine dopo gli avvenimenti del Bataclan, si muove tra cronaca ed ideologia e offre allo spettatore, nella traduzione di Anna Bonalume e nella regia di Sangati, la descrizione di due visioni antitetiche sull'islam senza nessun tipo di pregiudizio e nel contempo con una fredda analisi delle stesse, grazie, ovviamente, ai due attori in scena: la Occhionegro passa dal forse comprensibile entusiasmo giovanile della prima parte della vicenda alla tragica consapevolezza delle proprie scelte della seconda, anche attraverso il graduale cambiamento del proprio abito di scena che da colorato diventa "integralmente" (anche nella fattura) nero, mentre Branciaroli, non nuovo a interpretazioni sulla riflessione religiosa, grazie alla voce profonda e modulata rende la sua posizione un punto di attenzione costante anche quando "muto". I musicisti Fabio Mina (flauto, flauto contralto, duduk, elettronica), Marco Zanotti (batteria preparata, percussioni, elettronica) e Peppe Frana (oud elettrico, godinmultioud, elettronica) sempre presenti sul palco e solo fiocamente illuminati, accompagnano i momenti della narrazione.
La regia di Sangati si muove sulla scia dell'insegnamento di Ronconi dalla cui scuola proviene. Pulita, essenziale, non aggiunge nulla che possa distogliere dalla bravura attoriale e alla forza del testo utilizzando solo la luce come unico strumento di valorizzazione e non cedendo alla tentazione di un'interpretazione personale o di uno sguardo occidentale. "Lettere a Nour" lascia lo spettatore senza respiro in equilibrio tra il desiderio di rimanere fino alla fine e il chiudere gli occhi ad una dramma che si svolge sul palco, nella consapevolezza che non è, purtroppo, l'unico luogo in cui si svolge.
LETTERE A NOUR
di Rachide Benzine
traduzione Anna Bonalume
con Franco Branciaroli e Marina Occhionero
musiche originali trio Mothra
regia Giorgio Sangati
scene Alberto Nonnato
luci Vincenzo Bonaffini
costumi Gianluca Sbicca
durata 90 minuti senza intervallo
assistente alla regia Virginia Landi
direttore tecnico Robert John Resteghini
direttore di scena Mauro Fronzi
capo elettricista Lorenzo Maugeri
fonico e sound designer Alberto Irrera
attrezzista e sarta Elena Giampaoli
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Centro Teatrale Bresciano, Teatro de Gli Incamminati
in collaborazione con Ravenna Festival
Il testo dello spettacolo è pubblicato nella collana Linea di ERT Fondazione e Luca Sossella Editore







