La vicenda si svolge a Londra, nella casa borghese abitata da Brandon (Pavel Zelinskiy) e Graham (Michele Degirolamo). I due giovani, senza apparentemente motivo, decidono di uccidere un loro "amico", incontrato all'uscita dal London Coliseum, che è stato attirato in casa, strangolato e poi occultato all'interno di una bella cassapanca italiana. I due non si accontentano di questo gesto di follia e proseguono nella loro totale mancanza di umanità, ricevendo nella stessa serata degli amici (Claudia Guidi e Riccardo Cascadan), tra cui anche il padre (Alberto Caneva) - ovviamente totalmente all'oscuro - del povero ragazzo assassinato, intervenuto per acquistare dei libri antichi, ereditati da Brandon. Il senso dell'umorismo dell'assassino (o il suo totale delirio di onnipotenza) lo porta, malgrado le proteste del complice, ad apparecchiare la cassapanca che viene, con una scusa, malgrado le proteste della governante (Giuditta Cambieri), adibita a tavola da pranzo: le vivande sopra e il cadavere sotto, per il macabro divertimento di Brandon.
L'unica persona che i due realmente temono è Rupert (Paolo Romano), persona scaltra e anticonformista, uno scrittore e poeta difficilmente classificabile, l'unico che potrebbe però venire a capo del loro gesto e sciogliere il nodo della follia che li ha portati a commettere l'omicidio, ribadiamo senza motivo (come tanti altri assassini commessi, nella finzione o nella realtà). Brandon non solo deve contrastare l'acume di Rupert, ma anche tenere a bada le (giustificate) paure del complice, che in ogni momento, tra un bicchiere di whisky e un tiro di cocaina, sembra essere sul punto di confessare o di commettere quell'errore che tradirà entrambi, spedendoli - con un "biglietto" di sola andata - verso la forca. Riusciranno i due assassini a prendersi gioco di tutti i loro ospiti ed evitare così di essere accusati dell'omicidio? Se non avete visto il film di Alfred Hitchcock, ma anche se lo avete visto, perché niente è mai come sembra o come è già stato rappresentato, non vi resta che "sciogliere" il nodo entrando in teatro.
Nel 1948 Hitch dirige e produce "Rope" (in Italia è stato intitolato "Nodo alla gola" ma anche "Cocktail per un cadavere"), partendo da un dramma teatrale del 1929 di Patrick Hamilton, sceneggiato da Arthur Laurents. E' il suo primo film a colori ed è l'ennesima sfida raccolta dal regista britannico. Svolgendosi tutto (o quasi) nell'appartamento dei due assassini, con l'azione narrata in una sola serata, nel corso della cena dei due assassini, il regista si è trovato di fronte alla sfida di dover affrontare in pellicola un testo nato per il teatro, fornendo allo spettatore della sala cinematografica la stessa emozione visiva della sala teatrale. Difficile se non impossibile per gli altri, ma non per Hitchcock, che decide di "girare un film costituito da una sola inquadratura" (cit. da "Il cinema secondo Hitchcock" di Francois Truffaut). Il risultato scenico è ovviamente pregevole e, anche se considerato "minore", ovviamente se rapportato ai tanti altri capolavori del Maestro, "Nodo alla gola" contribuisce sicuramente alla sua meritatissima fama.
Prendendo ovviamente le mosse dal più grande cineasta del genere, Raffaele Castria mette sulla scacchiera dal colore giallo e nero le sue "pedine", muovendo gli attori in una bella scenografia classica che ricostruisce perfettamente l'ambientazione londinese di riferimento. Non avendo la difficoltà tecnica di dover rendere il teatro in teatro (perché qui già siamo), il testo ha un piacevolissimo e studiato "andamento lento", da dramma radiofonico (basti pensare al "Trappola per topi" di Agatha Christie), che si sostiene per la bellezza degli approfondimenti sui caratteri dei personaggi (cui il cast artistico rende un ottimo servigio), psicologie che hanno 90 anni solo perché ne conosciamo l'età, altrimenti potrebbero perfettamente attagliarsi ai protagonisti della cronaca nera contemporanea, inutile fare citazioni di nomi, basta aprire un giornale.
La vicenda drammatica mette di fronte allo spettatore una generazione (di allora, ma oggi?) fatta solo di "vuoti" che decidono di riempirsi di alcolici e droga e che combattono il male di vivere mettendo fine alla vita altrui. Volendo fare un raffronto, forse assurdo e comunque virato al comico, i quattro personaggi under 30 sembrano raffrontarsi con Ivano e Jessica (Carlo Verdone e Claudia Gerini) e la loro coppia di amici (Manuela Arcuri e Costantino Valente), usciti dal "Viaggi di nozze" (di Carlo Verdone, 1995), se ci spostiamo, invece, alla realtà di cronaca nera (purtroppo), poi spostata al palcoscenico, è quasi inevitabile che si pensi a "L'effetto che fa" di Giovanni Franci o all'indiscutibile capolavoro di Stanley Kubrik ("Arancia meccanica", 1972). Il raffronto tra la finzione, cinematografica e teatrale, e la realtà della cronaca ci fa ovviamente ancora più apprezzare il nostro essere seduti all'interno della sala: qui è tutto finzione, e meno male che è sempre così.
NODO ALLA GOLA
di Patrick Hamilton
traduzione Edy Quaggio
con Paolo Romano, Pavel Zelinskiy, Michele Degirolamo, Alberto Caneva, Giuditta Cambieri, Riccardo Cascadan, Claudia Guidi
regia Raffaele Castria
scene e costumi Susanna Proietti
aiuto regia Clarissa Bottacci
disegno luci Marco Catalucci
capo costruzioni Mario Di Gregorio / Diego Caccavallo
direttore di produzione Cinzia Buttarelli
assistente alla regia Jacopo Cerroni
scenotecnica Scenarredo
service luce e fonica Gianchi
ufficio stampa Alessia Ecora
durata 1 ora e 50 minuti, escluso intervallo








