The Deep Blue Sea (recensione)

Luca Zingaretti traduce Terence Rattigan e affida a Luisa Ranieri il compito di farci navigare in una storia di amore e passione

immagine di Luisa Ranieri in scena
m&s - Luisa Ranieri è Hester (foto © Anna Camerlingo)

Cosa siamo capaci di fare per inseguire l’oggetto del nostro amore? Chi può davvero giudicare quello che succede in un rapporto amoroso? Infatuazioni che sconvolgono mente e cuore, adulteri, relazioni fallite tra emozioni represse e reticenza, strade perse e casualmente ritrovate. Di questo si nutrono i drammi di Terence Rattigan e “The Deep Blue Sea”, scritto nel 1952 dopo il suicidio del suo amante, non sfugge a questo plot. Anzi, con Hester (Luisa Ranieri), sembra che emergano alcuni dei profili del suo amore perduto e la storia, che si sviluppa nell'arco di una giornata e riproduce un tipico ambiente dell’upper middle class inglese, negli anni cinquanta. In realtà, il mare “profondo e blu” del titolo ha ben poco a che fare con gli abissi marini. Piuttosto ne ha con l'oscurità - purtroppo innata nell'animo umano - che si manifesta ogni volta che ci si lascia avvinghiare dai propri dolori. Dolori che si alimentano anche quando ci si innamora della persona sbagliata, come capita ad Hester.

La donna ha lasciato il marito, influente giudice dell’Alta Corte, per il giovane Freddie Page (Giovanni Anzaldo), ex pilota della Raf (Royal Air Force) alcolizzato. Logorata dalle difficoltà economiche e dalle differenze di età, la relazione tra i due, che si tiene in piedi sull’onda di una forte attrazione fisica, si è con il tempo raffreddata, lasciando Hester sfinita e disperata. Disperata, tanto da indurla ad un tentativo di suicidio non troppo convinto e, forse, solo rappresentato per attirare le attenzioni dell’amante, incapace com’è di accettare questo epilogo. Ha ingerito solo delle aspirine e si scoprirà che il futile motivo che ha ispirato questo fallito suicidio altro non è che la dimenticanza di Freddie del suo compleanno. Le radici vere di queste intenzioni, però, abitano nel poco coraggio che ha nel riprendere in mano la sua vita. Un tempo, Hester era un’abile pittrice ed ora potrebbe stringere la mano tesa del marito, anche lui accorso prontamente alla sua (nemmeno tanto) muta richiesta di aiuto. Dal maldestro tentativo la salveranno una coppia di vicini, tanto singolari quanto disponibili e, soprattutto, un medico espulso dall’albo che abita nel condominio. Sarà proprio lui (Aldo Ottombrino) che proverà a svegliarla da quel torpore sentimentale, sterile ed inutile, in cui si è cacciata. Lo farà quando, nel corso della serata, cercherà di suicidarsi per davvero, usando il gas.

Hester si premura di tappare ogni fessura della casa per saturare l’aria e stordirsi per sempre. Ha scoperto che Freddie sta per partire ed inseguire il suo destino di collaudatore di aeroplani. E' solo l'alcool che guida le decisioni di quest’ultimo, ma ciò basta per scatenare la reazione incontrollata della donna, ormai sprofondata nell’abisso del dolore. Basterà risvegliarla ad una realtà che non può essere condizionata troppo da eventi esterni? Sarà sufficiente indurla a riflettere sulla bellezza e sulla speranza che, in ogni circostanza, la vita può e deve avere? Sarà quest’episodio ad influenzare la parte finale del racconto, a scandire con vigore lo svolgere del tempo sul palco e, comunque, non in grado di elevare a indimenticabile un testo che Luca Zingaretti ripropone con rigorosa classicità. La sua prima regia “senza recita sul palcoscenico”, è sostenuta da un gruppo di bravi attori che prestano voce e corpo ad una recitazione che a tratti è statica, ma forse “ostaggio” dell'estetica della scrittura del drammaturgo inglese. In questo andare, si colgono lampi in certe entrate di Freddie e Miller, oltre alla solida e sicura prova di Luisa Ranieri. Molto bella e curata è la scenografia di Carmelo Giammello che riproduce il condominio e la casa abitata da Hester con tanto di vetrate aperte su un fitto giardino. Elemento scenico, questo, che contribuisce a dare aria all’ambiente borghese dove si muoveva la fauna umana frequentata da Rattingan, ulteriore indicazione del rifarsi al proprio vissuto per le sue storie.

THE DEEP BLUE SEE
di Terence Rattigan
traduzione di Giuseppe Cesaro e Luca Zingaretti
con Luisa Ranieri, Maddalena Amorini, Giovanni Anzaldo, Alessia Giuliani, Flavio Furno, Aldo Ottobrino, Luciano Scarpa
scene Carmelo Giammello
costumi Chiara Ferrantini
musiche Manù Bandettini
regia Luca Zingaretti
produzione Zocotoco srl, Teatro di Roma, Teatro della Toscana, Teatro Nazionale di Genova
durata 1 ora e 40 minuti

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