"Ligabue, naso d'aquila, urla al cielo la sua pena, Cesarina, per favore, voglio un bacio, dam un bes"
Poche persone, nemmeno molti studenti d'arte, conoscono la biografia del pittore - definito da molti "naif" - Antonio Ligabue. Pochi sanno che il suo vero nome era in realtà Antonio Costa e che fu poi registrato con il cognome del patrigno, diventando Antonio Leccabue. Alcuni, forse, si sono approcciati al suo lavoro grazie al famoso sceneggiato televisivo dal titolo "Ligabue" che gli dedicò, nel 1978, il regista Salvatore Nocita, con la parte del pittore interpretata da un giovane Flavio Bucci (che da qui ottenne la successiva fama). Altri, magari fan dei Nomadi, hanno ascoltato la canzone di Augusto Daolio intitolata "Dammi un bacio" (1991), cantata in dialetto reggiano, che abbiamo riportato in incipit della nostra recensione.
Alessandro Pilloni, sul palco assieme ad Andrea Santonastaso, fa parte della generazione che ha amato lo sceneggiato televisivo e che, dopo anni di ricerche e di studi sull'artista, definito "non tutto a casa" (lasciamo ad ognuno dei lettori la traduzione), ha deciso di mettere in scena, anzi, dipingere, la vita di questa "bestia di pittore". Un uomo, prima di essere un artista, sicuramente molto particolare.
Pilloni è il narratore, colui che ci piace descrivere come la "mano" che impugna il "pennello" Santonastaso, chiamato a essere l'interprete di Antonio, un uomo "strano", con diversi problemi di adattamento e psicologici, che riusce a far vivere sulla tela gli animali che ama forse più degli uomini. I due insieme dipingono un affresco di quel Mondo Piccolo nella provincia di Reggio Emilia (o al limitare di Parma) già letto nelle pagine di Giovannino Guareschi, raccontando in maniera intensa, a tratti divertente, le stranezze di un pittore che sa di essere un artista senza vantarsene, dall'infanzia difficile - dentro e fuori dai manicomi -, additato come un "orco" dai bambini, con piccole manie autolesioniste o materiali, come collezionare moto Guzzi o auto. Piano piano le "ossessioni", le inquietudini, il vivere ai margini, l'immedesimarsi nelle bestie che imprime sulla tela ("se c'è una mosca vuol dire che il quadro è venuto bene") vengono notati dalla critica e Antonio/Toni può smettere di utilizzarli come oggetti di scambio per comprare cibo o benzina per i suoi "motori". Se Pilloni racconta con voce chiara e impeccabile dizione il Leccabue divenuto per propria volontà Ligabue, Santonastaso interpreta il pittore ingenuo, a volte furbo e addirittura simpatico, che interagisce con il narratore in maniera autonoma.
Anche senza aver visto lo sceneggiato degli anni '70 o aver conosciuto, di persona o attraverso le tele, questo bizzarro artista, gli occhi stralunati, la cadenza reggiana e questo palesarsi all'improvviso sulla scena in apparizioni quasi irreali (o surreali) dipingono perfettamente l'uomo "dal naso d'aquila" che rincorre la natura e mostra sulle tele la sua umanità, diversa ma affascinante, pura ed inquieta, parte integrante di quella malinconica parte d'Italia che è la Bassa Emiliana. Uno spettacolo che consigliamo, per incuriosirvi sulla vita di un bravo pittore, forse troppo bistrattato come essere umano, e assistere alla realizzazione di un dipinto dal vero da parte de due attori/pittori.
Sì, è nuda la sua umanità / la sua verità è diversità / fugge il matto, occhi di gatto, che ha visto il diavolo.
Piatta pianura, solitudine amara / il bisogno d'amore, spezza il cuore / fugge il matto, occhi di gatto, che ha visto il diavolo.
Ligabue, gridò la gente, / fa paura è un demente, / è braccato come un cane, / da orme umane.
Laggiù dove cade il sole, / un sogno un giglio, / forse un figlio, / lui Ligabue è là che va, nessuno lo rivedrà.
TONI LIGABUE, UNA BESTIA DI PITTORE
di Alessandro Pilloni
con Alessandro Pilloni e Andrea Santonastaso
regia Alessandro Pilloni
durata dello spettacolo 1 ora e 25 minuti circa
![Prima di [ri]fare l'amore (recensione)](https://www.mediaesipario.it/images/archivio/repertorio/2017/spettacoli/roma/rifare_cast.webp?width=1200&height=800)








