Non ti fissare (recensione)

Nessuno è immune dalle ossessioni è il messaggio principale lanciato dalla Compagnia Come risolvere in 2

“Tutto il problema della vita è questo: come rompere la propria solitudine, come comunicare con gli altri” Cesare Pavese

Si affronta con intelligenza e ironia un tema complesso e insidioso come quello delle ossessioni caratteriali che affliggono la generazione dei 30/40enni, ribadendo che nessuno - artisti o pubblico, sopra o sotto il palcoscenico - possa essere immune da fissazioni, paranoie, fobie e ansie. È l'inevitabile scotto da pagare al lato oscuro non della "forza", ma di una società frenetica, fagocitante e sempre più disumanizzante e disumanizzata.

Il pretesto del racconto è dato da un guasto all'autobus su cui viaggiano cinque sconosciuti. Ritrovatisi in piena notte in una piazzola d’emergenza in autostrada, senza alcuna possibilità di connettersi con il mondo esterno e di chiamare aiuto, sono “costretti” dalla situazione a confrontarsi tra loro. Il gruppo eterogeneo e bislacco si ritrova così senza le proprie rassicurazioni, costretto a condividere con gli altri le proprie debolezze.

Lo scalcinato autista è un ipocondriaco (Alessandro Di Somma), ossessionato dalle malattie e dalla paura della morte, prende medicine come se fossero caramelle (e qui potremmo aprire un dibattito sull'assoluta facilità con cui gli italiani si riempono la casa di medicamenti che si autoprescrivono).
La manager aziendale (Antonia Fama) si esprime con un linguaggio improbabile, ricco di inglesismi inutili. Maschera la propria ansia inviando mail ai suoi subordinati ad ogni ora, giorno o notte. Detesta gli stagisti che nell'efficienza della sua azienda fanno solo perdere tempo e si diverte cinicamente a soverchiare gli altri, celando dietro la corazza di chi ce l'ha fatta tutte le sue insicurezze.
Il nerd (Francesco Bonaccorso) è ossessionato dai social network cui è costantemente connesso; è amministratore di 130 gruppi, organizza freneticamente eventi cui nessuno partecipa, nell'ostinata voglia di essere importante per qualcuno. Ha paura di non esistere senza avere un cellulare tra le mani. In emergenza emozionale si fa un selfie per ricevere tanti like (che calcola in anticipo). Un personaggio anche pietoso se non fosse così reale e così oramai diffuso.
La single alla ricerca di stabilità affettiva (Lidia Miceli) incontra ovviamente solo uomini sbagliati, in ogni nuova storia d'amore immediatamente individua quello giusto, il futuro padre dei suoi figli. Ha 33 anni ed ha un orologio biologico che ticchetta impietosamente, ossessionata dalla paura di diventare "la zia di tutti”.
L'ultimo personaggio è l'erotomane (Ermenegildo Marciante). Il classico "spaccone" che non sa resistere al fascino femminile, apprezza qualsiasi donna senza badare troppo all'aspetto fisico. La battuta sarebbe volgare e la evitiamo.

Cinque diverse caratterizzazioni che riconducono al tema iniziale, declinandolo quasi in paranoie e dimostrandone la validità attraverso il divertimento (nostro) e la certezza (speriamo) di non essere noi affetti da nemmeno una delle fissazioni in scena. Ancora più divertente se guardando loro, pensiamo agli altri (veri, non personaggi) che invece ne soffrono realmente e che frequentiamo, dimenticando quanto sia facile vedere la pagliuzza, per non accorgersi della trave. E chissà che il testo, invece, non sia stato scritto per esorcizzare le debolezze e ansie degli autori, che ci hanno volutamente tenuto celate. Anche questa è una "fissazione". 

NON TI FISSARE
Tu chiamale se vuoi ossessioni
di Maria Antonia Fama e Lorenzo Misuraca
con Alessandro Di Somma, Maria Antonia Fama, Ermenegildo Marciante, Lidia Miceli, Francesco Bonaccorso
aiuto regia Teresa Fama
scene Paolo Carbone
video Alessandro Felice
regia Velia Viti

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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