Domani si recital (recensione)

Dopo aver visto lo show, abbiamo una domanda: ma gli incidenti di palco sono veri o sapientemente architettati?

Marco Morandi e Claudia Campagnola in scena
m&s - Marco Morandi e Claudia Campagnola in scena (foto © media & sipario)

Prendi un'attrice che avrebbe sempre voluto fare la cantante, mettile accanto un cantante che spesso si cimenta come attore, unisci al duo un pianista dotato anche di battuta e un tecnico alle prese con i tanti problemi di una prova generale che è così storta che più storta non si può. Manca solo un pizzico di sana improvvisazione (quanto basta), una curatissima scaletta musical-teatrale e avrai ottenuto - "accident" (cit.) a parte - la struttura narrativa di "Domani si recital", ovvero quello che spesso succede prima di salire sul palco, ma per fortuna il pubblico non se accorge (quasi) mai!

Il racconto teatrale si snoda all'interno di una sala prove (o comunque uno spazio adattato a tale scopo) dove Marco Morandi è in attesa di Claudia Campagnola e di Giorgio Amendolara, che sono ovviamente in ritardo. Il trio deve finire di calibrare lo spettacolo che la sera successiva dovrà andare in scena, ma c'è la necessità di mettere meglio a punto i brani da recitare, riprovare le canzoni da eseguire, prendere gli ultimi accordi per le luci, studiare eventuali intermezzi o qualsiasi altro "coup de theatre" si renda necessario per arricchire il testo. E' tutto pronto, ma allo stesso tempo non è pronto nulla, nulla di nuovo rispetto alle centinaia di spettacoli che ogni anno vedono spalancare davanti al cast artistico il sipario, con il pubblico comodamente seduto in platea e pronto al giudizio, poi successivamente inappellabile, come insegna da anni anche Jackson Browne (su "imbeccata" di Danny O' Keefe).

I due ritardatari arrivano, Giorgio scarica una serie di pacchetti sul palco, ma lateralmente mentre andavano al centro, quindi vengono spostati e si siede al piano elettrico. Marco rimbrotta la partner e cerca di districarsi tra i tanti fogli che ha su un basso tavolo di fronte a sé. Finalmente si lavora e si discute di quello che "domani" si farà, di come sarà il pubblico, se sarà partecipe, se apprezzerà le scelte, che comunque - a circa 24 ore scarse dal "chi è di scena" - non sono ancora le "definitive", ma anche questa non è una storia nuova per il "dietro le quinte". Tra i tanti spettatori (che saranno) presenti, c'è comunque quel celebre Ed Murphy che nessun teatrante vorrebbe mai ad assistere ai propri spettacoli.

Ed ecco che, durante le "prove", il microfono inizia a fare i capricci, un fastidioso ronzio si sovrappone alle voce e agli strumenti, gli effetti luce non arrivano quando dovrebbero, il disperato tecnico Mimmo corre dovunque, armeggiando tra mixer e fonica di palco, per cercare di trovare una soluzione ai piccoli guai che comunque infastidiscono e mandano a farsi friggere la necessaria concentrazione che il recitare un copione impone. Lo spettacolo si innesta, di conseguenza, nel divertente (per chi guarda) filone "catastrofico" contemporaneo dei Che Disastro di Commedia, o guardando maggiormente al "classico" agli altrettanto divertenti Rumori fuori scena. E come sempre succede, non sapremo mai quanto di vero ci sia stato e quanto invece sia stato sapientemente architettato, o comunque cavalcato, per trasformare il problema in vantaggio. Da notare come anche il passaggio di un aereo (abbiamo assistito allo spettacolo a pochissimi chilometri dall'aeroporto romano di Fiumicino) sia servito a fornire un ulteriore momento di disturbo.

"Domani si recital" è indubbiamente un piacevole testo estivo, che ben si amalgama con il piacere di ascolto di alcuni brani fondamentali della Canzone italiana (Rino Gaetano, Lucio Dalla, Samuele Bersani, Ivano Fossati, Francesco De Gregori) e un recitato che da Calvino e Brecht si sposta su Petrolini e Trilussa, per poi fermarsi sul discorso che Malala Yousafzai tenne nel 2013 alle Nazioni Unite, affermando il diritto (disatteso allora come oggi) all'istruzione per tutti i bambini del mondo; l'anno successivo l'attivista ricevette il Premio Nobel per la pace. Assieme a questo anche un siparietto surreale con veloci provini (alla Lillo & Greg) cui il malcapitato Marco è sottoposto, peccato si chiami Rino Ceronte e lavori allo zoo e la sua interlocutrice sia invece Sara Cinesca. E così andando, di "gioco" teatrale in "gioco" musicale.

Altrettanto divertenti le piacevoli sovrapposizioni e il coinvolgimento del pubblico (ma quello di domani o quello di stasera?) che ovviamente ben volentieri si presta a salire sulla macchina del tempo caricata con l'elastico dell'improvvisazione. In chiusura Marco Morandi propone un medley delle canzoni del padre, 50 anni e più di repertorio in soli 5 minuti, un omaggio a due voci a Mia Martini (doveroso dopo le prime lusinghiere repliche di Chiamatemi Mimì) e non poteva (e non doveva) mancare "A Mano A Mano" (anche Rino Gaetano e presente nel repertorio del duo Morandi-Campagnola con Chi mi manca sei tu), richiesta e cantata con il pubblico. A Murphy la musica di qualità deve piacere poco, perché se ne era andato già da un bel pezzo, lasciando tutti - pubblico di domani e di stasera - con il piacere di un bello spettacolo, con o senza "buio", ma con un bellissimo sorriso finale. Al teatro serve anche questo!

DOMANI SI RECITAL
di e con Marco Morandi e Claudia Campagnola
e con Giorgio Amendolara al piano
regia Marco Morandi e Claudia Campagnola
durata 90 minuti salvo imprevisti

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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