Shakespea Re di Napoli (recensione)

Uno dei testi più longevi del teatro contemporaneo anglo-partenopeo, per attori e parola arcaica che diventa musica

i due protagonisti in scena
m&s - i due protagonisti in scena

Preceduto da una meritata fama (dopo averlo visto ne abbiamo compreso il motivo), Shakespea Re di Napoli di Ruggero Cappuccio continua a inanellare repliche su repliche (oramai più di 2.000 e sicuramente non saranno le ultime), ricevendo, ovunque e comunque, la stessa calorosa accoglienza e suscitando, in chi come noi non lo aveva ancora visto, lo stesso stupore.

La scena è molto semplice: poche suppellettili, due soli personaggi, un racconto poetico e visionario e un idioma (napoletano arcaico) forse poco praticabile per lo spettatore italiano del XXI secolo, ma che viene messo in grado, affidandosi al grande fascino dei suoni, di superare ogni forma di barriera linguistica, esattamente come succede assistendo in purezza ai testi del bardo ispiratore.

Costa napoletana, epoca borbonica, un uomo è riuscito a sopravvivere al naufragio della propria imbarcazione e giace semisvenuto in riva al mare, è in preda al delirio e con gli abiti stracciati, si chiama Desiderio (Claudio Di Palma). E' un attore napoletano e sta facendo ritorno alla sua città, dopo un lungo periodo vissuto in Inghilterra. Viene soccorso dall'alchimista Zoroastro (Ciro Damiano), suo vecchio amico e mentore, colui che anni prima lo aveva iniziato al mondo dell'arte e che - senza dare spiegazioni - Desiderio aveva "abbandonato" anni prima.

In pessime condizioni, Desiderio vaneggia (e non si tratta solo dei postumi della brutta avventura in mare) e racconta - non creduto dall'amico - della sua vita londinese, del suo essere stato artista (il più grande interprete di ruoli "femminili") e della sua profonda vicinanza con il massimo drammaturgo dell'epoca, William Shakespeare. Il problema è che Zoroastro lo conosce molto bene e sa che è sempre stato eccessivamente prodigo di fantasia, quindi questa supposta sua frequentazione artistico-letteraria in qualche maniera andrebbe dimostrata con dei fatti. Il naufrago è riuscito almeno a salvare un prezioso baule che contiene addirittura alcuni sonetti, che avrebbero potuto avvalorarne le parole, ma sono troppo danneggiati.

Oltre a questo, Desiderio si fa continue beffe del povero Zoroastro, simulando costantemente la propria morte, beandosi della reazione disperata dell'altro, quasi da "successiva" sceneggiata. Un comportamento "giocoso", un modo per schernire la morte, che comunque non accresce l'attendibilità delle assurde parole dell'attore. C'è solo un modo per dimostrare che quanto asserito è verità, compreso il reale significato della dedica W.H., riuscire ad appropriarsi di un quadro, nel Palazzo del Viceré. Ma non è sicuramente semplice, né entrare e né riuscire a portarselo via.

A prescindere della sequenza precisa del racconto teatrale è la struttura dello spettacolo, la sua costruzione, che lascia il segno più incisivo. In scena si è tolto ogni elemento non necessario, utilizzando essenzialmente la grande bellezza e impatto visivo del Globe Theatre romano (in prima assoluta) per aggiungere i rimandi all'altro tempio del teatro britannico. I due attori, ovviamente più "adulti" della loro prima apparizione (avvenuta nel 1994 al Festival di Sant'Arcangelo con la direzione di Leo De Berardinis), riescono a sfruttare il naturale cambiamento dei loro visi per amplificare il fascino dei personaggi. A questo si aggiunga la grande musicalità (testuale e sonora) e il mestiere dei protagonisti, che riescono con la loro interpretazione a rendere non necessaria la piena comprensione di ogni singola parola. Non ci interessa capire, ci basta sentire e ritrovarci con poco trasportati nel pieno di un barocco anglo-napoletano, dove "solo i silenzi possono essere veramente ascoltati". Torneremo a vederlo forti di quello che abbiamo compreso per recuperare altro testo, per la musicalità già siamo a posto così.

SHAKESPEA RE DI NAPOLI
composto e diretto da Ruggero Cappuccio
con Claudio Di Palma e Ciro Damiano
musiche Paolo Vivaldi
scene e costumi Carlo Poggioli
luci Giovanna Venzi
aiuto regia Nadia Baldi
direzione tecnica Stefano Cianfichi
light designer Umile Vainieri
sound engineer Daniele Patriarca
ufficio stampa Massimo Perrino e Maya Amenduni
produzione Teatro Segreto e Politeama s.r.l.
durata un atto unico da 70 minuti

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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