Sherlock Holmes e i delitti di Jack lo Squartatore (recensione)

Sherlock Holmes, in versione riveduta da Hellen Salfas, è tornato ad investigare nelle sale teatrali

Sherlock Holmes e Irene Adler
m&s - Sherlock Holmes e Irene Adler (foto © Luigi Cerati)

Quartiere londinese di Whitechapel, anno 1888: una serie di omicidi con vittime giovani prostitute scuote l’opinione pubblica dell'epoca vittoriana. L’ispettore Lestrade, disperato per la situazione e messo sotto pressione dalle autorità e dalla potente stampa britannica ("Se i giornali non hanno notizie, se le inventano": ma che cambiamento da allora!), decide di presentarsi al 221 B di Baker Street e di ingaggiare il famoso detective Sherlock Holmes (Giorgio Lupano), perennemente annoiato dalla normalità. Lo "specialista del crimine" (cit.) viene ovviamente stimolato dal caso e assieme al compagno John Watson (Francesco Bonomo) inizia le indagini, esaminando le vittime e applicando il suo metodo deduttivo, con la convinzione assoluta di riuscire a dare un volto e un nome al terribile assassino, nel frattempo soprannominato "Jack lo Squartatore".

Durante le loro osservazioni i due investigatori impattano anche contro la sfacciata bellezza di Irene Adler (Rocio Munoz Morales), avventuriera già incrociata in precedenza ("Uno scandalo in Boemia", racconto del 1891), con un piglio deciso più vicino alle contemporanee spy story di grande successo che alle atmosfere del fine Ottocento britannico. Con lo svolgersi delle indagini - che riteniamo debbano essere secretate e riservate solo agli spettatori della sala - sarà sempre più ambiguo il ruolo ricoperto dalla ragazza e diventerà abbastanza chiaro che c'è un misterioso protettore che agisce dietro i delitti dell'assassino seriale. Perché tutto questo?

Jack The Ripper è realmente esistito, ha terrorizzato la Londra vittoriana di fine estate/inizio autunno nel 1888, per poi scomparire nel nulla esattamente come era apparso. A questo prototipo, anche letterario, di assassino seriale sono ascrivibili un numero non preciso di vittime: cinque accertate, ma possibili altre sette. Sulla ricerca dell'omicida lavorarono più consulenti, tra cui anche Joseph Bell, in passato professore universitario di Arthur Conan Doyle. Il profilo scientifico del medico avrebbe poi ispirato allo scrittore le principali caratteristiche del suo universale e ingombrante personaggio (Sherlock Holmes appare in letteratura con il suo primo racconto in "Uno studio in rosso" nel 1887).

Inutile dire che l'assassino seriale (oggi viene identificato come soggetto ignoto) è stato protagonista di numerosi film, fumetti, videogiochi e altre forme di trasposizioni in fantasia, testimonianza inevitabile della grande presa esercitata sul lettore o giocatore o spettatore. Ha anche incontrato più volte la coppia Holmes & Watson. Troppo ghiotta l'occasione di far scontrare, almeno in pellicola, il più grande degli assassini, almeno fino alla comparsa dell suo ideale pronipote, Hannibal Lecter di Thomas Harris, con uno dei più affascinanti investigatori di ogni tempo, ma soprattutto il più gotico e scorbutico (anche se nemmeno quello con i baffetti scherza come carattere).

Una piacevole e moderna introduzione visiva, frutto dell'attenzione "cinematografica" del regista, già riscontrata in "Non aver paura", e un commento musicale adeguato (Pep Sala) accolgono il pubblico in sala, conferendo allo spettacolo la più adeguata delle ambientazioni teatrali. Si sfiora appena il repertorio classico, con focus sulle accurate descrizioni de "Il mastino di Baskerville" (1902), anche se, per quello che ci riguarda, abbiamo avuto la percezione che la linea compositiva del lavoro di Ricard Reguant (regista e coautore anche dell'adattamento assieme a Cata Munar) e Hellen Salfas (autrice del testo) siano cadute principalmente su fonti cinematografiche a colori ("Sherlock Holmes: notti di terrore", 1965, regia di James Hill, testo di Derek & Donald Ford) e non sul classico bianco e nero con protagonisti Basil Rathbone e Nigel Bruce (in totale 14 film tra il 1939 e il 1946).

Venendo a perdere le cupe atmosfere descrittive di Arthur Conan Doyle e la perfezione stilistica del suo "canone" letterario, si giustifica anche l'atteggiamento eccessivamente moderno del personaggio femminile principale. A questa linea si è poi affiancato l'innesto di un ulteriore film, "Sherlock Holmes: soluzione settepercento" (1976, regia di Herbert Ross, dal romanzo di Nicholas Meyer), riprendendo l'incontro con Sigmund Freud, e una spruzzata leggerissima di umorismo (la telefonata con la Regina Vittoria) poco britannico, più vicina al tratteggio diretto da Guy Ritchie che a quello rigoroso interpretato da Jeremy Brett. Fortuna nostra hanno totalmente sorvolato sullo Sherlock Holmes del 2010 di Rachel Goldenberg, improbabile racconto digitale della Asylum (di cui non suggeriamo la visione).

La nota di Gianluca Ramazzotti (in rappresentanza della produzione dello spettacolo), riferendosi al regista, descrive con maggiori particolari la filosofia del progetto: "ha ricreato i personaggi di Conan Doyle, apportando freschezza e modernità nei linguaggi e nei contenuti per avvicinare così l’investigatore anche alle nuove generazioni, che da diversi anni seguono i nuovi restyling cinematografici e televisivi sulla figura di Sherlock e del dottor Watson". Ci saranno riusciti? Ma soprattutto, è ancora possibile, dopo tentativi più (es. ITV e BBC) o meno (es. CBS) riusciti di restyling televisivo e seriale, dare nuova linfa ad un format impegnativo di questo genere? E chi si nasconde dietro lo pseudonimo Hellen Salfas? Risposte - ovviamente parziali - nelle sale, con valutazioni ampiamente soggettive da parte di ogni singolo spettatore.

Ginevra Media Production srl
presenta
SHERLOCK HOLMES E I DELITTI DI JACK LO SQUARTATORE
di Hellen Salfas
basato sugli scritti e i personaggi di Sir Arthur Conan Doyle
adattamento Ricard Reguant e Cata Munar
traduzione Gianluca Ramazzotti
con Giorgio Lupano, Francesco Bonomo, Rocío Muñoz Morales e con Renato Cortesi
e (in o.a.) Emanuela Guaian, Giada Lorusso, Tommaso Minniti, Giulia Morgani, Emiliano Ottaviani, Stefano Quatrosi
scene originali La Caja Negra Ta
costumi Adele Bargilli
musiche originali Pep Sala
regia Ricard Reguant
durata 1 ora e 50 minuti, intervallo escluso

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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