Mediterraneo - Speranze, naufragi e nuove libertà (recensione)

Le voci del Mediterrano (fatte di speranze, naufragi e nuove libertà) diventano voci "da" Internet (il sottotitolo rimane identico)

m&s - il cast artistico di Mediterraneo (2018)

Che cos’è il Mediterraneo? Mille cose insieme. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre. Viaggiare nel Mediterraneo significa incontrare il mondo romano in Libano, la preistoria in Sardegna, le città greche in Sicilia, la presenza araba in Spagna, l’Islam turco in Iugoslavia. Significa sprofondare nell’abisso dei secoli, fino alle costruzioni megalitiche di Malta o alle piramidi d’Egitto - da Il Mediterraneo di Fernand Braudel

Non è la prima volta che ci capita di recensire uno spettacolo teatrale visto attraverso un mezzo non ortodosso: invece che seduto nella poltroncina di un teatro, lo spettatore è magari sul divano di casa e osserva i movimenti degli attori attraverso un canale televisivo. L’attore è sul palco, ma la distanza tra lui e lo spettatore è amplificata e allo stesso tempo annientata in uno strano gioco dei contrari dal “medium” utilizzato; quasi un ossimoro. Solitamente però lo spettacolo è stato registrato e quello che lo spettatore vede è solamente una replica che qualcun altro, in teatro, ha già “respirato” e il taglio, l’inquadratura che viene offerta all’occhio è il sapiente utilizzo della regia televisiva “montata” su quella teatrale. E’ molto diverso quando si parla di “dirette social”: la distanza esiste perché l’attore o gli attori si trovano su un palco che “non è” davanti allo spettatore in senso stretto (come nella ripresa televisiva), e il mezzo - in questo caso un qualsiasi device collegato alla pagina Facebook o Instagram dal quale l’attore trasmette - è la modalità scelta per annullare una distanza che (purtroppo) in questo periodo storico esiste eccome. La regia ovviamente esiste, ma non è “doppia” e gli interpreti cercano quella colloquialità che si potrebbe respirare a teatro. E’, se vogliamo, l’evoluzione social del “Teatro in Casa” che alcune compagnie hanno già sperimentato ed è la scelta fatta da alcuni artisti e compagnie teatrali per avvicinarsi al proprio pubblico in una situazione d’emergenza.

Andrea Lupo, attraverso la pagina Facebook del Teatro delle Temperie, ha cominciato una serie di dirette per bambini e per adulti e nella sua prima performance “social” ha scelto di proporre al pubblico un reading che, per contenuti, si adatta perfettamente alla situazione: “Voci dal Mediterraneo”, una lettura di brani che toccano i temi dell’emigrazione certo, del mare, ma anche e soprattutto della paura e, per fortuna, anche della speranza.

Da Fernand Braudel, a Erri De Luca, da Edmondo De Amicis a Giuseppe Catozzella, da brani di propria memoria alle cronache dei giornali americani sull’immigrazione degli italiani in America, alla storia di Mario Buda, l’”anarchico” che fece saltare Wall Street. Sono tante le parole usate dagli autori che hanno intinto la penna nell’inchiostro trasparente e salato dell’acqua del Mediterraneo (e non solo) per dare voce a personaggi che prima di essere fantasia sono soprattutto realtà: immigrati, migranti, fuggitivi, avventurieri, sognatori, navigatori di speranza che vedono nel mare attrazione e paura quasi fossero dei personaggi di un dipinto del romanticismo loro malgrado, spaventati e affascinati dal fragore delle onde.

La voce di Lupo – inframezzato dalle performance aeree di Camilla Ferrari – “accompagna” la lettura dei brani come se fosse al timone di una barca. Dirige lo spettatore in un’insenatura nella quale può sentirsi cullato da onde amiche o sterza improvvisamente tanto da essere fragorosamente sbattuti contro gli scogli, alla deriva come i barconi che non riescono a concludere un’attraversata della speranza. E nella mente confluiscono, come in una mareggiata, un insieme di immagini che vanno dalla proprie passeggiate sulla spiaggia raccogliendo conchiglie, al delinearsi della “sua” Nonna Ninja che litigando con Nonno Vico porta sulla barca dello zio Toni, il famigerato pirata dell’Adriatico, bagagli non necessari, ai fotogrammi rubati ai telegiornali, con persone (non ci dimentichiamo mai il sostantivo che non ha né colore né razza) che cercano di sopravvivere e sbarcano sulla terra ferma, alle fiction come Montalbano.

Poi la mareggiata si ritrae e lascia sulla sabbia di nuovo la voce di Lupo: Essere alla deriva ed avere solo mare attorno, ovunque, solo mare, cielo, mare ovunque e nessun mezzo per andare da nessuna parte (…) E’ un terrore diverso da qualunque altra paura provata nella vita. Un terrore pieno, devastante, una disperazione che non ha uguale, una consapevolezza di totale impotenza che gela il sangue nelle vene. Un’immagine devastante che però ne anticipa un’altra, assolutamente adatta e di ben auspicio in questo momento: Il salto è alto, come deve essere ogni salto verso la libertà.

MEDITERRANEO
speranze, naufragi e nuove libertà
di e con Andrea Lupo
canzoni e musiche dal vivo Guido Sodo
danza aerea Camilla Ferrari
una produzione Teatro delle Temperie
con il sostegno di Regione Emilia - Romagna

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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