Al Cavallino Bianco (recensione)

Si alloggia sempre volentieri in questo hotel, specialmente se ad accoglierci troviamo l'operetta

La Compagnia Italiana di Operette, compagine storica fondata nella lontana oramai metà del secolo scorso, insiste (fortunatamente!) nella sua operazione di divulgazione teatrale, portando al pubblico del terzo millennio il delizioso intrattenimento dell'operetta, proponendo "a catalogo", anno dopo anno, più titoli, scelti tra quelli maggiormente celebrativi di questo genere di intrattenimento teatrale, altrimenti in fase di estinzione.

Dopo averli applauditi, in precedenza, con Cin Cin La (recensione), divertente ma probabilmente meno nota al pubblico più vasto, ecco tornare la Compagnia in grande spolvero con un titolo caro a ogni spetttatore, un grande classico, "Im weißen Rößl" o "Im weissen Rössl". Per chi non conoscesse il titolo originale e la lingua tedesca, l'operetta in questione è "Al Cavallino Bianco", tre atti di Ralph Benatzky, su libretto di Hans Müller-Einigen e Erik Charell. Il testo trae ispirazione dall'omonima commedia di Oskar Blumenthal e Gustav Kadelburg, scritta nel 1896 durante il soggiorno in una locanda di Sankt Wolfgang im Salzkammergut sul Wolfgangsee, in Austria, ed è proprio in quei luoghi che è ambientata la vicenda.

Sul lago è situato l’Hotel "Al Cavallino Bianco", la cui proprietaria, la bella vedova Gioseffa (Irene Geninatti) - che in certe caratteristiche (e non solo in quelle) "strizza l'occhio" alla ancora più celebre Mirandolina della Locandiera di Goldoni - continua a licenziare camerieri infatuati, persi nella sua bellezza, quando le mire della bella proprietaria sono, invece, rivolte all'avvocato Bellati (Simone Pavesio).

Non si sottrae alle beghe sentimentali il cameriere Leopoldo (Victor Carlo Vitale), personaggio analogo al cameriere goldoniano Fabrizio. Anche il povero Leopoldo è perdutamente innamorato della bella proprietaria, ma si rende conto che deve aspettare "tempi migliori" per poter confessare il suo amore alla bella e scontrosa Gioseffa.

L'arrivo all'hotel del buffo e ricco industriale Zanetto Pesamenole (Claudio Pinto), accompagnato dalla figlia Ottilia (Giulia Mattarucco) e del professor Hinzelmann (Mattia Rosellini) con la figlia Claretta (Silvia Santoro) e Sigismondo (Riccardo Sarti), figlio del concorrente di Pesamenole, creano le basi per tre storie d'amore, complicate da gelosie e incomprensioni, ma immancabilmente a lieto fine. Perché questa caratteristica nell'operetta non può mai e poi mai essere disattesa, altrimenti non sarebbe, appunto, operetta.

Assistiamo così ad una sequela di conosciute melodie, festose composizioni musicali ben orchestrati e con arrangiamenti che strizzano l'occhio e il suono all'epoca contemporanea, frutto del buon lavoro di Maurizio Bogliolo (direttore musicale), che ha reso le partiture incredibilmente moderne. Il regista, Gianfranco Vergoni , al suo debutto con la Compagnia Italiana di Operette, si è preso carico anche delle coreografie, aumentando così la resa fluida di tutta la messa in scena.

Tutto l'insieme contribuisce a trasferire al pubblico spensieratezza e gioia di vivere proprie dell'architettura di questo genere che è uno spettacolo con supporto drammaturgico a tema "commedia". Affidato poi il "contenitore" alle sapienti mani della Compagnia il risultato non può che essere una piacevole serata in compagnia della melodia, anche quando - a fine spettacolo - si esce dal teatro. Rimane poi solo la voglia di vederne un'altra.

Compagnia Italiana di Operette
presenta
AL CAVALLINO BIANCO
di Ralph Benatzky e Robert Stolz
libretto Hans Müller-Einigen e Erik Charell
con Victor Carlo Vitale e Silvia Santoro
e con Claudio Pinto, Irene Geninatti Chiolero, Giulia Mattarucco, Simone Pavesio, Riccardo Sarti, Riccardo Ciabò, Mattia Rosellini, Nicola Vivaldi
e con Massimiliano Costantino
ensemble Silvia Di Pierro, Giulia Pennati, Giada Lucarini, Raffaella Siani, Sara Marchetti, Monica Emmi
direzione musicale Maurizio Bogliolo
regia e coreografie Gianfranco Vergoni
costumista Loris Danesi
sartoria Sorelle Ferroni
organizzazione Claudio Corucci

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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