È innegabile che l'opera lirica sia un genere di spettacolo molto amato, dove l'Italia ha sempre primeggiato per compositori e grandi cantanti, osannati sia i primi che i secondi nei teatri di tutto il mondo. Abbiamo assistito, a distanza di pochi giorni, a due titoli di sicuro richiamo che ci hanno fatto - spoiler - essere concordi e totalmente coinvolti da questa universale passione per il "bel canto".
RIGOLETTO
Immersi in un dipinto fiammingo di genere. È questa la nostra sensazione all'apertura del sipario. Il "Rigoletto" è un melodramma in tre atti di Giuseppe Verdi, su libretto di Francesco Maria Piave, parte della trilogia "popolare" del maestro insieme alla Traviata e al Trovatore. Narra il dramma interiore di Rigoletto (Marzio Giossi), un buffone deforme alla corte cinquecentesca del Duca di Mantova (Riccardo Mirabelli), che vive di un amore incondizionato verso la figlia Gilda (Paola Cigna), mentre sbeffeggia i fasti e l'ipocrisia del luogo in cui dimora.
Le scene di Artemio Cabassi rendono, nella loro semplicità maestosa (quattro quinte per lato di palco più attrezzeria e praticabili), gli sfarzi di una società falsa e dedita al piacere che non tiene conto degli intimi dolori personali. Punteggiate dai giochi di luce di Luciano Pellicelli con cromatismi nei toni del rosso o del blu a seconda del calore o della freddezza della musica e della vicenda, incorniciano il taglio registico dato da Pierluigi Cassano agli eccellenti interpreti. Completano l'intenso coinvolgimento creato dagli artisti sul palco il Coro Filarmonico di Modena L. Gazzotti e l'Orchestra Sinfonica Cantieri d’Arte diretta da Giulia Manicardi. Durata dello spettacolo 160 minuti, comprensivo di due intervalli.
TRAVIATA
Dopo "Rigoletto” è la volta delle vicende di Violetta, la "signora delle camelie" di Dumas (figlio) trasformata dal libretto di Francesco Maria Piave e dalla musica di Giuseppe Verdi ne "La Traviata". D'altra parte entrambe le opere fanno parte della cosiddetta "trilogia popolare verdiana" e, di conseguenza, aspettiamo che venga messo in scena anche "Il Trovatore", magari nella prossima stagione teatrale.
A portare in scena il melodramma in tre atti la compagnia Fantasia in Re (la stessa del Rigoletto) per la produzione di Mutina Eventi, con Stefano Giaroli come direttore dell'Orchestra Sinfonica delle Terre Verdiane. Nel ruolo di Giorgio Germont, ritroviamo Marzio Giossi. Interpretazione impeccabile la sua con molti applausi a scena aperta. Meno in parte l'Alfredo di Diego Cavazzin, che forse ha faticato a prendere le misure con l'acustica del teatro o con il ruolo del passionale innamorato. Brava Silvia De Benetta (Violetta) in grado di ricreare il dramma interiore di una giovane "traviata" che sembra però ergersi di purezza di fronte agli altri personaggi: da Sempre libera degg'io ad Amami, Alfredo, Silvia De Benetta è riuscita a tramettere il vero significato (oggetto di tante chiacchiere e censure al debutto dell'opera) di Violetta nel suo essere creatura capace di “dare amore”, sublimandosi nella rinuncia ad Alfredo. Coinvolgente l'esecuzione strumentale, adatto all'opera l'allestimento scenografico ma poco curato nei dettagli o nel trucco e parrucco, soprattutto dei comprimari: non crediamo ci siano mai state pettinature con "ciuffi piastrati" tra le nobildonne ottocentesche, ma non è detto che non si stia cercando di lanciare una nuova moda. Durata dello spettacolo 180 minuti circa, comprensivo di due intervalli.
In conclusione, l'opera lirica continua a coinvolgere e convincere, anche un pubblico meno avvezzo e contemporaneo. Ora non ci resta che "Libare ne' lieti calici" per la prossima volta.








