Ulisse, il mio nome è Nessuno (recensione)

Considerate la vostra semenza: / fatti non foste a viver come bruti / ma per seguir virtute e canoscenza

È risuonato nelle orecchie di molti spettatori l'eco delle parole che Dante mise in bocca a Ulisse nel XXVI Canto dell'Inferno della Divina Commedia: (...) Lo maggior corno de la fiamma antica / cominciò a crollarsi mormorando, / pur come quella cui vento affatica; / indi la cima qua e là menando, / come fosse la lingua che parlasse, / gittò voce di fuori e disse: / (...) fatti non foste a viver come bruti / ma per seguire virtute e canoscenza!

E molti spettatori della sala dove abbiamo assistito alla messa in scena di "Ulisse, il mio nome è Nessuno" -  forse si sono messi nei panni di Dante, ascoltando la fiamma "danzante" che sembrava divorare Sebastiano Lo Monaco mentre intensamente impersonava la versione "aedo-pop" che il regista Alessio Pizzech e l'adattamento di Francesco Nicolini hanno dato al personaggio descritto già in centinaia di pagine. Prima quelle di Omero, poi nelle varie interpretazioni romanzate e infine nei ben due libri scritti da Valerio Massimo Manfredi (dai quali è stata tratta la pièce) sull'affascinante personaggio che ha spesso riempito gli incubi degli studenti delle scuole superiori.

Non è però un uomo "da incubo" l'Ulisse di Lo Monaco: è invece un uomo estremamente reale, "materico", legato tanto all'amore - verso Penelope sua moglie, verso la "sua" dea Atena (intepretata sempre dalla stessa e brava Maria Rosaria Carli) - quanto al sentimento di lealtà - che lo porta al fianco di Menelao nella guerra di Troia per riprendere Elena da Paride. Un uomo che nel contempo incarna l'utopia e che sembra essere fatto della stessa sostanza (ci perdonerà Shakespeare l'azzardata similitudine) di un sogno.

Ed è al sogno che si rifà l'intera regia e l'allestimento scenico (una tenda come unico sfondo, sottile e duttile, estremamente funzionale ai giochi di luce), in un continuo gioco tra passato e presente, tra antico e moderno, tra ombra e luce (anche dal punto di vista psicologico) con apparizioni quasi spiritiche dei vari personaggi che incontra Ulisse nel suo cammino, rese ancora più "evocative" dalla deformazione della voce, quasi eco di qualcosa già udito e nei confronti delle quali ancora di più risalta la forza, tanto del personaggio Ulisse quanto dell'attore Lo Monaco.

Ulisse "sostiene" un racconto lungo 105 minuti senza sbavature (e senza intervallo), "aiutato", nel mantenere i tempi scenici, dai musicisti della Sax in Progress. Gli artisti, che inizialmente "spiazzano" lo spettatore per la loro presenza così contemporanea, nell'arco dello spettacolo enfatizzano le scene e "traducono" in note rubate al jazz ora la gioia, ora il dolore, ora la passione dell'amore, ora quella che muove la guerra.

Riferimenti iconografici alla deposizione di Cristo (la morte di Patroclo tra le braccia di Achille), lo scudo e l'armatura del "pelide" che scendono dall'alto come dei pupi siciliani, la connotazione dark-ambigua di Antinoo (un efebico Carlo Calderone) nel mantello piumato sopra i boxer neri, l'abbigliamento da serata di gala di Penelope e Telemaco (Turi Moricca). Una continua contaminazione che rende appieno il pensiero di Oscar Wilde che diceva: "La tradizione è innovazione ben riuscita". Un'innovazione, quella di Ulisse, che non è altro che la sua stessa contemporaneità. Chi è Ulisse? Nessuno! O piuttosto... tutti noi? 

ULISSE, IL MIO NOME È NESSUNO
da Valerio Massimo Manfredi
adattamento e drammaturgia Francesco Niccolini
regia Alessio Pizzech
con Sebastiano Lo Monaco
e con Maria Rosaria Carli, Turi Moricca, Carlo Calderone
scene Antonio Panzuto
costumi Cristina Da Rold
musiche originali Dario Arcidiacono, Davide Summaria
luci Nevio Cavina
durata dello spettacolo 1 ora e 45 minuti senza intervallo

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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