Signorine nel Tempo (recensione)

Nei canali televisi pubblici devono nascere nuove opportunità per nuove generazioni, vedi Un due tre

Signorine nel tempo
m&s - Signorine nel tempo (foto © media & sipario)

Veronica Liberale è un'attenta conoscitrice dell'animo umano e "narratrice della piccola gente", nelle sue opere teatrali si concentra spesso sul racconto agrodolce di un passato che non esiste più (in alcuni casi, purtroppo), abitato da piccole persone dalla grande umanità. Con questo suo lavoro ha deciso di ripercorre la storia della televisione italiana, ma al femminile, attraverso le vicende parallele di Sandra, Nicolina e Maria Rosella, con un'unica figura maschile (Luigi Pisani) in grado di rappresentare tutto il genere, sia nel buono che nel cattivo, sia che abbia in mano il telecomando del potere o meno.

Ci troviamo a Torino, nel gennaio 1954. Sandra (Camilla Bianchini), giovane commessa intelligente e intraprendente, lavora in un grande negozio di elettrodomestici, dove impatta contro una varia umanità che staziona di fronte agli enormi televisori dell'epoca, da una parte sognando di poterne avere presto uno, dall'altra firmando pacchi di cambiali perché il sogno si avveri prima. Ogni giorno Sandra deve scontrarsi con il suo burbero e taciturno "capo", che evita accuratamente di appoggiarne le brillanti idee, preferendo invece farle sue. Niente di nuovo nei secoli scorsi, presenti e futuri, in un mondo saldamente in mano a quei maschi che hanno sostituito alla clava lo smartphone. Tra i frequentatori del negozio di elettrodomestici c'è anche Vittorio, un impiegato "mammone" che sarà poi fondamentale nella vita di Sandra.

Contemporaneamente alla vicenda affettiva di Sandra, grazie al piccolo ma ingombrante schermo in bianco e nero, gli italiani fanno conoscenza e stringono un legame con Nicolina (Giada Fradeani), attrice teatrale dalla dizione impeccabile che ogni giorno annuncia programmi (i pochi che vanno in onda) e interviene con repentini cambiamenti di palinsesto in caso di difficoltà tecniche di ogni genere. Il suo è un pronto intervento sotto forma di rassicurante sorriso. Nella vita (televisiva) di Giada si inserisce Antonello, un regista teatrale che dapprima stigmatizzata la televisione come il male assoluto, per poi farsene irretire, probabilmente affascinato dai guadagni e dalla enorme popolarità che il mezzo permetteva di conquistarsi in poco tempo. Nulla di nuovo, potrebbe essere l'osservazione che potremmo scrivere, se ritenissimo che da allora a oggi tutto sia rimasto invariato.

La terza storia, e terzo personaggio femminile, si proietta molto più avanti, arriviamo infatti al 2003. La televisione ha conquistato il colore, ha perso il tubo catodico, si è affastellata di tante emittenti e varietà di canali (da qui immediato e fondamentale l'uso del telecomando, che ha sempre voglia di nascondersi quando lo si cerca). L'ampiezza delle proposte non sempre coincide con innalzamento della qualità, ma anche questo potrebbe essere normale. Da pochissimi anni si sono presentati al pubblico dei programmi molto particolari, con protagoniste persone comuni, si chiamano reality show. In questo mondo in continuo divenire "resiste" Maria Rosella (Veronica Liberale), annunciatrice adulta che non ha rinunciato al suo ruolo di Signorina Buonasera e che continua impeccabilmente nel mestiere che altre hanno costruito assieme a lei.

Fa parte di quella che, poco carinamente, viene definita "vecchia guardia”, baluardo di una televisione garbata che via via nel tempo si sta facendo sostituire da urla e litigi sempre più scomposti, con la convinzione che il pubblico non vuole pensare o istruirsi ma solamente farsi intrattenere. D'altra parte se i romani offrivano i combattimenti nel Colosseo, un motivo ci sarà pur stato. Dietro alla scusa del ridimensionamento, di altre opportunità, di rinnovo dell’immagine della rete, si nasconde (e nemmeno troppo) la decisione già presa di sostituire Maria Rosella con giovanissime ragazze, in buona parte provenienti dalle fila dei concorsi di bellezza, capaci di sorridere a favore di telecamera e poco di più. Per sua fortuna, fuori dagli studi televisivi conosce Mario.

Il racconto teatrale non si ferma comunque alla disamina della televisione di stato, anche se lo fa molto bene, ma punta la propria attenzione su comportamenti maschili non proprio edificanti, restituendo allo spettatore in ogni caso una storia leggera, ma incisiva, mai eccessiva, come un programma televisivo d'annata, magari anche in bianco e nero. Se ci trovassimo nel 2024, ipotizziamo che la sostituzione di Maria Rosella potrebbe avvenire in favore di influencer dai milioni di follower o di scappate (non di casa) oppure scampate ai tanti (s)talent televisivi che quotidianamente ammorbano tutte le reti possibili e immaginabili. Ma siamo 20 anni indietro e il ciclo della vita dovrà in un modo o in un altro concludersi e tutti i nodi venire al pettine. Come? Da scoprire ovviamente nei teatri dove Signorine nel Tempo sarà in scena.

Alt Academy
presenta
SIGNORINE NEL TEMPO
Epopea delle Signorine Buonasera
di Veronica Liberale
con Camilla Bianchini, Giada Fradeani, Luigi Pisani e Veronica Liberale
regia Pietro De Silva
aiuto regia Ludovica Cinque
assistente alla regia Simone Rogante
durata un atto unico di circa 80 minuti

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giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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