Cin Cin La (recensione)

Per il piacere del pubblico, periodicamente, torna in scena l’operetta, un genere teatrale ingiustamente sottovalutato

Uno spettacolo d’altri tempi, un viaggio - anche visivo - divertente e brioso, alla riscoperta di una forma artistica che, in Italia, ha avuto un suo momento di grandissima popolarità tra le due guerre, per poi cadere lentamente in una sorta di immeritato oblio. Eppure l’operetta è un genere giocoso, che alterna prosa e arie liriche, accompagnate da numeri di danza, per certi versi si potrebbe definire la “mamma” del moderno musical. Ed è stato proprio uno spettacolo di questo genere quello a cui abbiamo assistito.

La storia è nota, ambientata in un’improbabile Cina fatta di eunuchi, lanterne rosse, pagode e meravigliosi abiti di seta. Si racconta del matrimonio tra due giovani ingenui pargoli reali, ancora convinti che i bambini nascano sotto i cavoli (si tenga sempre presente che l'operetta appartiene agli anni 20 dello scorso secolo). Per svezzare sentimentalmente l’imbranato principe Ciclamino c’è bisogno dell’intervento di un’esperta, il compito è quindi affidato a un’attrice francese dai facili costumi, la bella e determinata Cin Ci La, che si trova giustappunto a Macao per girare un film. Ovvio attendersi il dipanarsi del racconto (musicale e canterino) si muova tra la più classica commedia degli equivoci e l'esaltazione dei sentimenti, tra un cambio d'abito e il successivo, fino all'immancabile lieto fine, punto di forza e distintivo dell'operetta. 

L’allestimento della Compagnia Italiana di Operette (con la direzione artistica di Carlo Vitale) è di primo ordine, prezioso come una porcellana Ming. Scenografia orientaleggiante, sfarzosa e colorata, con una pagoda che si staglia in un cielo cobalto, che immediatamente catapulta nell’immaginario idealizzato dell’Estremo Oriente. Costumi sontuosi e ricchi di ricami. Il pregio più grande va comunque agli attori, comici al punto giusto, con voci di grande bellezza e potenza, dalle capacità interpretative degne di nota. La lode e la menzione andrebbe fatta a tutti, perché l’operetta è un lavoro corale, ma citiamo, sperando di non fare torto a nessuno, la simpatica svagatezza e la voce melodiosa di Irene Geninatti Chiolero (principessa Myosotis), la notevole presenza scenica di Silvia Santoro (Cin Ci Là), la comicità mimica di Victor Carlo Vitali (Petit Gris) e l’umoristica incapacità sentimentale di Massimiliano Costantino (principe Ciclamino).

Per chiunque voglia godere di uno spettacolo che ha il ritmo incantato di una favola (adatta a tutti, anche ai bambini) consigliamo di seguire la Compagnia: è in tournée anche con "La danza delle libellule" e con "La vedova allegra". Sperando che il pubblico torni così ad apprezzare un genere che andrebbe riscoperto e rivalutato. Per il momento l’operetta sopravvive solo grazie alla caparbietà di alcune compagnie, tra cui questa, che cercano di tenere viva una bella tradizione italiana, scommettendo con ottimismo di riuscire ad avvicinare giovani spettatori, anche con la modernizzazione dei dialoghi. Sono lontani i tempi in cui l’operetta era trasmessa con successo perfino in televisione, quando ancora la Rai svolgeva il ruolo di educatore mediatico, adesso si preferisce propinare reality e talent show.

Compagnia Italiana di Operette
presenta
CIN CIN LA
di Carlo Lombardo
musiche Virgilio Ranzato
regia Franco Barbero
con Silvia Santoro e Victor Carlo Vitale
e con Irene Geninatti Chiolero, Massimiliano Costantino, Claudio Pinto, Gianvito Pascale, Simone Pavesio, Mattia Rosellini, Nicola Vivaldi
direzione musicale Maurizio Bogliolo
coreografie Monica Ermini

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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