Viaggiatori di frodo (recensione)

Un intenso testo ideato da Gianni Clementi, scritto a tante mani e ispirato a un fatto realmente avvenuto

Viaggiatori di frodo
m&s - Viaggiatori di frodo (foto © Umberto Poto e Alberto Treglia - Meta Studio)

Viaggiatori di frodo, scritto dal commediografo romano con la collaborazione di suoi 27 corsisti (che lo hanno poi interpretato) fa rivivere un fatto realmente accaduto il 3 marzo del 1944 a Balvano (per chi come noi ne ignorava l'esistenza, si tratta di un piccolo comune in provincia di Potenza), considerato a posteriori come uno dei più grandi incidenti ferroviari della storia, l'ennesima tragedia "minore" che, come tante altre (anche in considerazione del periodo storico, in cui i morti si susseguono a migliaia), rimane ai margini dell'attenzione popolare (addirittura inizialmente censurata e successivamente mai chiarita), almeno fino a quando non è arrivato, come succede spesso, il Teatro ad accendere una prima fiammella di conoscenza.

Durante la seconda guerra mondiale, in un periodo di grande carestia, il treno merci 8027 è partito da Napoli verso Potenza carico di viaggiatori, malgrado non sia attrezzato per il trasporto delle persone. La fame ha infatti spinto chi combatte un altro tipo di conflitto, quello con la propria sopravvivenza e quella dei propri figli, verso le campagne della Basilicata, dove è probabile si possa mettere insieme qualcosa in più da mangiare. Un piccolo viaggio della speranza fatto da una pletora di "poveri cristi", ben analizzati e presentati dall'analisi storica effettuata per la preparazione dello spettacolo, poi giustamente unita alla necessaria fantasia che deve obbligatoriamente sottindere a ogni genere di rappresentazione, in special modo in quel luogo dove "tutto è finto ma niente è falso". (cit.)

Assistiamo così ai piccoli drammi personali di chi sta cercando un futuro migliore nel breve periodo, brave persone e piccoli "mariuoli", gli ingenui e gli scaltri, chi si pone al servizio degli altri e chi invece si approfitta della situazione. Niente di più e niente di meno di quello che avveniva prima e che continua ad avvenire oggi, per il domani non abbiamo molte aspettative di miglioramento. L'umanità è cosi, oramai ce ne siamo fatti una ragione.

Ho scelto questo tema perché ha una grande attinenza con quello che succede ai giorni nostri. Oggi la gente muore nei barconi per cercare il pane, ai tempi successe una cosa analoga su quel treno. È dunque un’operazione che richiama l’attualità, frutto di un grande lavoro di ricerca storica e scrittura da parte degli allievi del corso di drammaturgia dell’Officina Pasolini, e che soprattutto mette a conoscenza delle persone una tragedia di cui pochissimi sanno l’esistenza. Abbiamo scelto di rispettare, pubblicandola integralmente, la nota di rilascio firmata da Gianni Clementi, perchè brevemente rappresenta esattamente quello che abbiamo visto e che vi invitiamo a vedere. Dramma e divertimento (ci ha fatto sorridere la citazione di Eduardo De Filippo) scorrono insieme nell'efficace rappresentazione dei vagoni, dei sentimenti, degli odori (non sempre profumi) di umanità.

Perché, a nostro parere, è necessario vedere Viaggiatori di frodo, o anche rivederlo in un suo prossimo passaggio dalla scena teatrale nazionale? Perché lo dobbiamo a quelle 600 anime che in cerca di un pezzo di pane hanno invece incontrato la morte. Perché è necessario continuare a ricordare gli errori degli altri, evitando così che la dimenticanza diventi sempre più diffusa. Perché entrando in teatro (come abbiamo fatto noi) si potrà assistere a una convincente prova attoriale e se ne uscirà arricchiti, se non altro di quella conoscenza che giorno dopo giorno è un bene - necessario e fondamentale - sempre meno diffuso. Noi abbiamo individuato questi motivi, vi invidiamo a cercare comunque i vostri. Ma possiamo anche accontentarci di un "perché sì", ci sta anche questo.

Società per attori
Officina Pasolini 
presentano
VIAGGIATORI DI FRODO
ideato da Gianni Clementi 
scritto con gli allievi della sezione teatro di Officina Pasolini
scenografie Alessandro Chiti
costumi Silvia Polidori
assistenti costumi Manuela Velardo e Patrizia Arricò
con Francesco Nuzzi, Giacomo Rasetti, Carmine Cacciola, Fabio Orso, Davide Montalbano, Giampiero Zaino, Filippo Depretis, Annalisa Battaglia, Giuliana Pirrone, Laura Capitani, Alba Tisano, Livia Massimi, Olena Kozinina, Francesca Demarchi, Giulia Guastella, Anita Farina, Marta Beggio, Alessia Santini, Fabrizia Sorrentino, Carlotta Procino, Camilla Pujia, Carolina Sisto, Claudia Muzi, Angelica Accarino, Alessandra De Concilio
musiche Paolo Coletta
disegno luci Marco Laudando
regia Massimo Venturiello
si ringrazia la sartoria Annamode
durata due atti di circa 90 minuti, escluso intervallo

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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