Violetta muore in una squallida camera di ospedale anni Sessanta, accasciata sul letto in camicia da notte, avvolta in un velo di tulle a mo’ di sudario, con accanto una sedia spartana su cui veglia la fedele Annina. Una scena gelida dipinta in bianco e nero che evoca una morte segnata dal destino, ma ingiusta e inaccettata “Gran dio… morir sì giovane”. In terra, sparse senza ordine, alcune camelie bianche. Quelle atmosfere glaciali le abbiamo vissute un po’ tutti, quando eravamo seduti per ore a vegliare una persona cara.
Nel primo quadro del secondo atto al posto dell’assolata veranda della villa di campagna, il sipario si apre, molto più prosaicamente, sull’alcova della camera da letto, dove Alfredo sta ancora a poltrire dopo una notte d’amore che dura ormai da tempo “volaron già tre lune”. Tutto fila liscio, finché non arriva lui, il “cattivo”, il vecchio Germont, padre di Alfredo, con borsa da viaggio ancora da disfare e soprabito in mano a rovinare l’idillio. Da personaggio del suo tempo, imbevuto di convenzioni e pregiudizi, dice brutalmente a Violetta “Un sacrifizio chieggo”. Tradotto: devi lasciare Alfredo per non compromettere il matrimonio della giovane figlia (“Pura siccome un angelo”). Ed è subito dramma. Violetta, accetta l’ignobile diktat, manifestando una insospettata generosità che riscatta il suo squallido curriculum.
Queste le “sorprese” della Traviata del regista Davide Garattini Raimondi, allestita al teatro Unione di Viterbo come esito del concorso lirico internazionale “Fausto Ricci” che da alcuni anni prevede un ruolo d’opera da produrre e veicolare in altre città d’Italia. Un’azzeccata “trovata” del dinamico promoter Giuliano Nisi - alla guida dell’associazione “XXI Secolo” - per dare spazio, soddisfazione e avvenire a quello stuolo di giovani che s’avventurano nel canto lirico, fresco peraltro di titolo Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità. In precedenza sono state allestite e rappresentate Cavalleria Rusticana, Elisir d’amore, Don Pasquale e Pagliacci. La Traviata di quest’anno è stata già prenotata per la prossima stagione dall’Arcimboldi di Milano e dall'Alfieri di Asti, grazie alla coproduzione tra l’imprenditrice Maria Chiara Camponeschi di “Music and Arts Productions” e il Fausto Ricci.
Garattini (milanese, 50 anni) ha dalla sua solidi fondamentali acquisiti negli anni giovanili nel laboratorio Teatro di Ricerca del capoluogo lombardo. È sul tavolaccio a fare regia lirica da una quindicina d’anni. Debuttò con l’Elisir d’amore nel 2009. L’estate scorsa era a Trieste per Turandot. Ne ha intuito doti e potenzialità il critico musicale Sabino Lenoci, vecchia volpe del melodramma italiano, tra l’altro fondatore e direttore della prestigiosa rivista Opera, che lo ha incoraggiato e sostenuto.
"Ogni regia che mi viene proposta - ammette Garattini - non è una sfida, ma una nuova avventura”. Regola numero uno. Mettere i cantanti a loro agio sul palco e nei giorni di prova, senza mai alzare la voce. E così ha fatto per questa sua prima Traviata cha è stata preparata ed eseguita con gioia da un gruppo, per lo più di giovani, sempre pronti al sorriso.
Due i colori usciti dalla tavolozza di Danilo Coppola (suoi costumi e scene) per definire gli stati d’animo dei protagonisti. Il bianco della camelia nel primo atto a suggellare il fremito giovanile tra Violetta e Alfredo (sullo sfondo di un “popoloso deserto che appellano Parigi”). Il rosso acceso, nel secondo quadro del secondo atto, a vergare la ferita di un amore infranto che lacrima sangue. Il resto è affidato agli effetti luminosi di Paolo Vitale che va dietro alle diverse emozioni dei protagonisti, accende gli strippix dorati nel salotto di Flora, inonda di verde acido la scena della morte di Violetta.
Il tutto riassunto musicalmente dalla bacchetta di Fabrizio Bastianini (sua l’accurata revisione dello spartito), alla direzione dell’orchestra “Aetruria Ensemble”, provvidenziale realtà di una Viterbo sempre più sensibile agli stimoli musicali. Doppio cast di voci per le due rappresentazioni, serale e pomeridiana. Ilaria Vanacore (Violetta uno) s’avvia ad una maturità vocale, agile ed equilibrata, incurante dei rischi del si bemolle di fine primo atto. La voce di Yuliya Pogrebnyak (Violetta due) è ancora alle prese con il vigore giovanile che fa intendere esiti promettenti. Vale anche per Vincenzo Spinelli e Nico Franchini. Il primo, voce squillante e di buona vocalità. Il secondo, vocalizzo già consolidato e pronto per impegni superiori, come Rodolfo di Bohème che verrà allestita il prossimo anno dal “Fausto Ricci”. Robusta e modulata l’emissione di Antonio Giacobbe (Germont) già di ottimo livello, roccioso nella sua postura di fronte a Violetta. Doppio asterisco per il coro “Il Contrappunto” diretto da Barbara Bastianini. Vivace l’esecuzione delle “Zingarelle” col matador della Compagnia “Fantasia Flamenca”.
Apprezzate le prestazioni di Romina Cicoli (Flora), Marianna Mennitti (Annina), Alessandro Fiocchetti (Gastone di Letorières), Jacopo Burla (Barone Douphole), Francesco Cascione (Marchese d’Obigny) e Giovanni Augelli (Dottor Grenville). Prolungati e convinti applausi del numeroso pubblico tra cui sono sfilati in platea, alla fine di primo e secondo atto, alcuni coristi in abiti di scena.
Maria Chiara Camponeschi Music and Arts Productions
Associazione XXI Secolo per OperÆtruria
presentano
LA TRAVIATA
di Giuseppe Verdi
direttore Fabrizio Bastianini
regia Davide Garattini Raimondi
scenografie Danilo Coppola
costumi Danilo Coppola
light designer Paolo Vitale
makeup Andrea Marchi
Orchestra sinfonica EtruriÆnsemble
Ensemble vocale Il Contrappunto
direttrice di coro Barbara Bastianini
coreografie Laura Stella
corpo di ballo Fantasia Flamenca
Personaggi e interpreti
Violetta Valery: Ilaria Vanacore (09/11) Yuliya Pogrebnyak (10/11)
Alfredo Germont: Vincenzo Spinelli (09/11) Nico Franchini (10/11)
Giorgio Germont: Antonino Giacobbe
Flora Bervoix: Romina Cicoli
Annina: Marianna Mennitti
Gastone di Letorières: Alessandro Fiocchetti
Barone Douphole: Jacopo Burla
Marchese d’Obigny: Francesco Cascione
Dottor Grenvil: Giovanni Augelli
Giuseppe: Alessandro Napolitano
Domestico: Nicola Lugeri
Commissionario: Corrado Sgroi









