Le Bal (recensione)

Le Bal è come un circo a tante piste: dovunque tu guardi c'è sempre una storia da ballare!

una scena di Le Bal
m&s - una scena di Le Bal (foto © Claudio Cavalloro)

Si mettono in scena 60 anni di storia attraverso un racconto senza parole (come una comica o come un celebre film di Mel Brooks), il tutto affidato all'espressività dei performer, al ballo e ad una colonna sonora rappresentativa di ogni epoca storica. Volendo sintetizzare ad ogni costo, è questa l'estrema possibilità che ci siamo dati per rimanere conformi al numero limitato di caratteri di un tweet, ma ovviamente non ci siamo riusciti. In realtà, come il pubblico ha modo di vedere, nello spettacolo che Giancarlo Fares sta presentando da alcuni anni (questa è la terza volta che lo incrociamo) c'è molto di più.

I primi quadri vedono le coppie che drammaticamente si evolvono dal timido e garbato corteggiamento dei telefoni bianchi alla sostituzione degli abiti con le divise, l'arroganza dei fascisti, le assurde campagne di guerra e l'attesa per il ritorno dei soldati (quelli che saranno così fortunati da poterlo fare), ma anche i bombardamenti, l'occupazione nazista e la fame, la tanta fame che non è certo un invito a ballare, perché le forze vanno conservate, quando si hanno ancora.

Fortunatamente questo periodo oscuro introduttivo (a nostro giudizio troppo prolisso se confrontato con le altre decadi che seguono) termina, l'Italia si colora, si può tornare a vivere, a respirare a pieni polmoni e ad abbronzarsi sotto il sole caldo dell'estate, ballando i motivetti che hanno da qui in poi fatto da colonna sonora del periodo più caldo dell'anno: molto più tardi si chiameremo "tormentoni" (e in effetti lo erano e lo sono, anche se quelli precedenti avevano grandi firme tra i compositori e arrangiatori).

Sessant’anni della storia d’Italia, a volte fantastica, a volte tragica, si rincorrono sul palcoscenico, leggiamo nella nota, e assistiamo al progressivo imporsi della cultura anglosassone attraverso la musica delle grande rockstar internazionali che, a pieno titolo, si sostituiscono a urlatori e canzonette, facendo passare l'Italia provinciale delle balere alle discoteche, i volumi si alzano, le lampade diventano stroboscopiche e con la confusione dei bpm si manifesta l'epoca della corruzione applaudita dalle masse, della quale ancora non riusciamo a liberarci in una disarmante assefuazione e qualunquismo che non farà altro che maggiormente avvicinarci al point of no return (cit.). I suoni si inaspriscono, il mondo - anche quello italiano - sta cambiando e non in meglio, ma anche questo è un dato di fatto, purtroppo, cui dobbiamo abituarci. E arriva anche l'attentato alle torri gemelle del 2001 a rigettare l'umanità nel baratro dell'autoestinzione, è solo questione di tempo.

I 12 performer in scena danno vita con brio (e grande potenza fisica) ai periodi storici, sottolineati dai continui cambi di costume, alcuni anche a scena aperta, sottoponendosi ad un continuo cambiamento di ruolo e di coppia. L'applauso del pubblico non può che essere pienamente convinto per tutti loro, anche con un pizzico di invidia, visto che ai ringraziamenti esibiscono una respirazione appena affannata (beati loro).

Lea Production S.r.l. / Compagnia Mauri Sturno / Saval Spettacoli
presentano
LE BAL
L’ITALIA BALLA DAL 1940 AL 2001
creazione del Théâtre du Campagnol 
da un'idea originale di Jean-Claude Penchenat 
regia Giancarlo Fares
coreografie Ilaria Amaldi 
con Giancarlo Fares e Sara Valerio 
e con Riccardo Averaimo, Alberta Cipriani, Manuel D'Amario, Vittoria Galli, Alice Iacono, Francesco Mastroianni, Matteo Milani, Pierfrancesco Perrucci, Maya Quattrini e Viviana Simone
durata 2 ore intervallo incluso + twist finale

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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