Non sappiamo se il titolo scelto per lo spettacolo, sfascio, sia termine comune per tutta Italia, a Roma (e zone limitrofe) indica lo sfasciacarrozze, ossia i demolitori di auto oramai non più marcianti che, al tempo stesso, fanno commercio dei pezzi ancora utilizzabili, luoghi frequentati da meccanici improvvisati (meraviglioso il tratteggio di Nino Manfredi, piede amaro, in Audace colpo dei soliti ignoti di Nanni Loy, 1959). Qui ovviamente i toni sono completamente differenti, come ci si aspetta da un testo di Gianni Clementi, ed è facile per chi guarda abbinare allo sfascio delle auto quello, molto più tragico, della vita.
Il palco si apre su una efficace rappresentazione scenografica dell'area di demolizione (firmata da Carmelo Giammello), comprensiva della carcassa di una Fiat 500, qui insistono vite in periferia, come lo stesso luogo. L'ambientazione sappiamo essere non contemporanea, la vicenda si svolge negli anni '70, periodo di attentati (gli anni di piombo) e di tensioni politiche e sociali, ma è facile che venendo avanti nel tempo non ci siano grandissimi stravolgimenti, escludendo cambiamenti ed evoluzione nei contrapposti. Il testo si presta, purtroppo, a un semplice modifica della datazione.
Trattandosi di un lavoro di Gianni Clementi, anche se sono passati pochi minuti dall'inizio della pièce, immaginiamo che ai 5 + 2 protagonisti non verranno riservati sconti. La società "civile" da sempre condanna, senza appello e senza processo, e mette al margine coloro che non sono desiderati o integrati, sbattendoli in un luogo dove possono continuare a esistere, ma almeno non farsi vedere, come un pezzo di ricambio usato per la propria prestigiosa auto nuova.
Ugo (Riccardo De Filippis) è un uomo di legge, un poliziotto, strangolato dai debiti di gioco, che da tempo ha saltato il paletto che lo separa da coloro che dovrebbe arrestare (il nostro rimando mentale è immediatamente al Remo, interpretato da Valerio Mastandrea, de L'odore della notte di Claudio Caligari, 1988). Fosco (Alessio Di Clemente) è il tenebroso e brusco proprietario dell'attività, tra le sue "colpe" anche quella di essere grande amico di Ugo. Diecilire (Nicolas Vaporidis) è un giovane tossico, sempre in crisi di astinenza e sempre disposto a fare qualsiasi cosa per procurarsi il denaro (altro richiamo a Claudio Caligaris, stavolta al suo capolavoro Amore tossico del 1983). Manlio (Augusto Fornari) è l'anima più debole e ingenua del gruppo, messo al riparo dalle storture della società dalla propria malattia mentale. A Jennifer Mischiati il lavoro scenico di interpretare le tre parti femminili, dove spicca la moglie - ovviamente maltrattata - di Fosco. Tutti hanno bisogno di trovare una soluzione di riscatto, peccato che la loro "ultima" occasione sia tentare una rapina.
Il testo ha avuto una lunghissima gestazione, per circa 10 anni è rimasto nel cassetto (probabilmente in un hard drive) di Gianni Clementi, e racconta la visione e la percezione di anni difficili da parte dello stesso regista: un disfacimento morale ed etico iniziato negli anni ’70, di cui oggi inevitabilmente siamo tutti figli e di cui logicamente subiamo tutte le possibili e ipotizzabili conseguenze. La vita non fa sconti, non ne ha fatti e probabilmente non ne farà mai. Per risparmiare qualcosa su un pezzo di ricambio bisogna pazientemente andare a frugare sul piazzale di uno sfascio, ma stando ben attenti a non ferirsi.
LO SFASCIO
di Gianni Clementi
con Riccardo De Filippis, Alessio Di Clemente, Augusto Fornari, Jennifer Mischiati, Nicolas Vaporidis
regia Saverio Di Biagio e Gianni Clementi
scene Carmelo Giammello
musiche Davide Cavuti
costumi Andrea Stanisci








