That's Life! (recensione)

Dopo aver esplorato l'amore, in più sfaccettature, Riccardo Rossi è tornato al pubblico con un divertente excursus sulla vita

Riccardo Rossi durante il suo spettacolo
m&s - Riccardo Rossi durante il suo spettacolo (foto © media & sipario)

Ci troviamo ad una sorta di prova generale, ma non siamo tra i pochi ammessi in sala, perché la prova è aperta al pubblico (la sala è infatti sold out), che potrà a breve assistere all'anteprima del nuovo spettacolo di Riccardo Rossi (interprete e coautore) e Alberto Di Risio (regista e coautore). Il racconto ha come tema conduttore la vita, rimane da comprendere come ci verrà declinata, anche se oramai sappiamo cosa aspettarci dal performer romano.

Partiamo invece con un colpo di scena: Riccardo Rossi esce sul palco per salutare il pubblico annunciando a tutti i presenti di non stare bene, ha un po' di febbre, ma invece di chiedere assistenza di un medico, elenca tutta una serie di farmaci confrontandosi con i presenti sul dosaggio e l'efficacia. Esaurita - tra applausi e risate - la fase salute, ci si concentra sullo spettacolo. Si viene avvisati che potrebbero esserci delle interruzioni e che le stesse fanno parte del gioco di palco di uno spettacolo che contiene un altro spettacolo. Non abbiamo dubbi che qualsiasi cosa succeda Riccardo Rossi la renderò parte del suo copione (ammesso che ne stia rispettando uno). Le luci si abbassano, la musica sale, l'attore esce per rientrare immediatamente dopo e lo spettacolo può iniziare.

"That's Life!" si sposa perfettamente con il precedente lavoro di Di Risio & Rossi cui abbiamo assistito (vedi L'amore è un gambero), ne segue l'impostazione con i contributi video commentati da Riccardo Rossi che, stavolta, si mette al centro e ripercorre le fasi salienti della sua vita (non che in precedenza non lo abbia fatto) che comunque possono, anzi sicuramente lo sono, appartenere ad ogni spettatore. La fruibilità di divertimento comunque aumenta se si è nati negli anni '60 e non si ha cancellato dalla memoria la propria adolescenza.

L'infanzia contraddistinta dai pantaloni corti e dalle improbabili (viste con lo sguardo e la moda del Terzo Millennio) scarpe; le feste "mascherate" a scuola, quando le mamme davano fondo alla loro fantasia e alle poche lire che si potevano sciupare, costruendo ingenui (e piuttosto bruttini) costumi (da qui si poteva percepire l'effettiva differenza di classe: tra costume acquistato e costume arrangiato a casa);  il "motorino" (negli anni '70 non c'erano gli scooter, ma il "ciao", tanto scomodo quanto di culto oggi), con cui a 14 anni appena compiuti si affrontavano lunghi e interminabili viaggi di poche decine di chilometri, senza casco, ma anche senza il traffico dei grandi agglomerati urbani di oggi. Il pieno senso di libertà di allora passava per la possibilità (remota) di fare il pieno di miscela (al 2%), in un senso nostrano di attraversamento coast to coast che per alcuni significava semplicemente cambiare quartiere (altro che Route 666). Il cellulare non esisteva ovviamente (anche se inventato nel 1973, dovremo aspettare circa 20 anni prima di desidarne in maniera spasmodica uno), così che i genitori non potevano preoccuparsi di dove fossero e cosa facessero i figli, con buona pace di questi ultimi.

Riccardo Rossi è un nocchiere sicuro nel mare delle sue parole e dei suoi racconti, che vengono costantemente sottolineati da risate e applausi. Si superano (quasi) indenni i 30 e i 40 anni, per arrivare ai fatidici "50", alla immancabile festa dove invitare anche chi non si frequenta da anni, con la speranza di essere invecchiati meglio. Dietro l'angolo c'è però la domanda dalle mille insidie che un cinquantenne "piacione" non dovrebbe mai fare: "Ma tu quanti anni mi dai?". La fievole speranza di una risposta pietosa si scontra quasi sempre con la cruda realtà dei fatti.

Il racconto di Riccardo Rossi è principalmente divertente e delicato, mai eccessivo o crudele (siamo lontani dall'aspra ironia dei Monty Python) nel presentare, con studiata semplicità, quel "cinquantenne" che abita all'interno di ognuno di noi. Un uomo che non può, pur colleziando una lista quasi infinita di difetti, non suscitare simpatia e affetto, gli stessi sentimenti che l'attore suscita nel suo pubblico. La domanda delle domande, "Che cos’è la vita?", non trova comunque risposte e probabilmente nemmeno le cerca. E se, per caso, dovesse trovarle, siamo certi che Riccardo Rossi le utilizzerà per un suo prossimo spettacolo, perché... "questa è la vita", sia sopra che sotto il palcoscenico, anche se non sapremo mai se era realmente febbricitante. Ma in fin dei conti ci interessa veramente?

THAT'S LIFE!
di Riccardo Rossi e Alberto Di Risio
con Riccardo Rossi
regia Alberto Di Risio
produzione AB Management
durata un atto unico di circa 85 minuti

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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