Non c'è più il futuro di una volta (recensione)

Possono due grandi artisti del recente passato adattarsi alla televisione moderna? Secondo noi no

Zuzzurro e Gaspare in scena con "Non c'è più il futuro di una volta"
Zuzzurro e Gaspare in scena con "Non c'è più il futuro di una volta"

Anzi, è più che evidente che la risposta sia no, e non solo per noi. Per tutta una serie di motivi che vengono via via spiegati dal palco, durante lo spettacolo. Ma possono, con la maestria di sempre, fermare il tempo e far tornare il pubblico del presentissimo XXI secolo a più o meno 30 anni prima, quando il duo Zuzzurro & Gaspare (all'anagrafe Andrea Brambilla e Nino Formicola) bloccava lo schermo di tutte le televisioni italiane con "Drive in" e il tormentone della loro "brioche" imperversava dovunque, dalla scuola agli uffici.

Proiettato verso la replica n. 200 (noi abbiamo assistito, ci è stato detto, alla n. 166) lo show "Non c'è più il futuro di una volta" è stato costellato da una risata costante che ha accompagnato ogni battuta - tutte rapidissime - del duo comico in scena, intervallato da un "religioso" silenzio per non perdere una delle migliaia di parole che i due hanno gettato costantemente per quasi due ore a favore del pubblico. Gli anni saranno anche passati, ma lo smalto, come la famosa brioche, ancora resiste ed è fragrante come allora.

L'escamotage drammaturgico è presto spiegato Gaspare (Formicola) vuole tornare in tv, Zuzzurro (Brambilla) si rifiuta, non riconoscendosi in quello che il piccolo schermo propina ora, la scelta è difficile, ma in periodo di crisi il mutuo si deve pagare lo stesso. E così i due provano a cercare argomenti da poter adattare e proporre al pubblico televisivo attuale. Tutto e tutti trovano spazio nelle loro battute, che non escludono niente e nessuno, nemmeno i più recenti fatti di cronaca. Il risultato però è desolante, visto quello che viene loro chiesto di fare, da parte del solito "direttore" di rete.

Dopo quasi due ore di spettacolo - travolgente, rapidissimo, entusiasmante - siamo stanchi noi che abbiamo solo riso ed applaudito, pensando anche a quanto fiato abbiano ancora nei polmoni questi due signori "giullari" del teatro leggero italiano, riescono ancora a essere rigorosi in quello che li ha resi celebri e nello stesso tempo ad attualizzare sapientemente il loro repertorio. Ma questi sono artisti, ci viene sommessamente da commentare.

Non andranno in televisione, ma sono in teatro, e a chi ama il divertimento intelligente e non plastificato, fatto di attenta scrittura e non di artefatti scontri verbali, può sicuramente andar bene. Non esisterà più il futuro di una volta, ma nemmeno la televisione se la passa bene (ricordate la sagace battuta attribuita a Woody Allen, ma in realtà di Eugene Ionesco?). E i moderni giullari, come i romantici rottami (altra citazione, ma di Francesco Guccini) non sono disponibili a riconvertirsi in buffoni. È questa l'unica garanzia e impegno verso lo spettatore, e non è proprio cosa da poco.

Essere amati e rispettati dal proprio pubblico non aiuterà a pagare il mutuo, ma ugualmente gratifica. E questo genere di riconoscimento, con ogni probabilità, ha un valore non negoziabile, soprattutto se sull'altro piatto della bilancia, assieme alla propria dignità, c'è una comparsata e/o una rissa televisiva. Ma per fortuna, nostra e loro, non sembrano ancora voler rinunciare né alla prima (la dignità), né intelligenza per l'abbuono di una rata del mutuo. Anche perché poi rimarranno le successive. A proposito, ma dov'è la brioche?

Scheda Spettacolo

  • Titolo: Non c'è più il futuro di una volta
  • Genere: teatro comico / cabaret
  • Autori: Pamela Aicardi, Nino Formicola, Carlo Pistarino, Francesco Freyre
  • Interpreti: Zuzzurro & Gaspare
  • Ideazione scenica e costumi: Pamela Aicardi
  • Musiche: Los Chitarones, Lorenzo Arco
  • Regia: Andrea Brambilla
  • Produzione: a.ArtistiAssociati
  • Durata: un atto unico di 105 minuti
  • Stagione teatrale: 2011/2012
  • Voto: ★★★★☆ (4/5 stelle)
giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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