“Amor, ch'a nullo amato amar perdona,/ mi prese del costui piacer sì forte,/ che, come vedi, ancor non m'abbandona. […] Noi leggiavamo un giorno per diletto/ di Lancialotto come amor lo strinse;/ soli eravamo e sanza alcun sospetto. […] Quando leggemmo il disïato riso/ esser basciato da cotanto amante,/ questi, che mai da me non fia diviso,/ la bocca mi basciò tutto tremante./ Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse:/ quel giorno più non vi leggemmo avante”.
È così che Dante Alighieri racconta il dolce e straziante amore di Paolo Malatesta e Francesca da Polenta nella Divina Commedia, ed è allo stesso modo che la rappresentazione, a cura della regista e protagonista Francesca Bruni, narra le vicende che hanno portato i due amanti a una tragica fine. Uno spettacolo che strappa l’anima e la fa a brandelli: “Non esiste amore che non trafigga mani e piedi”.
Tutti conoscono la storia – tutti sanno che Francesca era la moglie di Gianciotto (fratello di Paolo) e che è stato proprio il marito, adirato per il tradimento, a uccidere entrambi – ma vederla, viverla e sentire dentro le emozioni dei personaggi è un’esperienza di alto livello, che travolge, coinvolge e sconvolge le persone dalla spiccata sensibilità, che sognano un amore come quello.
Ad aprire le porte del teatro, in fondo alla platea, è la maschera della morte, grottesca e inquietante, pronta ad accompagnare i protagonisti per quasi tutto il loro percorso, fino al momento in cui loro stessi scelgono di seguire l’amore, andando incontro a un fato quasi inevitabile. È proprio lei poi ad aprire il sipario, facendo entrare gli spettatori in uno scenario minimalista dal fondo nero. In una pièce dall’ambientazione medievale ci si aspetta di trovare ricche e forbite scenografie, ma la scelta della regista è risultata quanto mai vincente: lo sfondo nero, infatti, ha permesso un gioco di luci e ombre che hanno messo in risalto le emozioni e i momenti salienti, creando in alcune scene un’atmosfera quasi onirica e dalle tinte dark. Altrettanto dark è stata la colonna sonora di accompagnamento, che ha mescolato musiche tipiche dell’epoca con canzoni moderne (come “Nothing else matters” o “Can’t help falling in love”) in versione epic/gothic.
Nonostante l’utilizzo di scene brevi e frammentate con continui cambi e conseguenti pause, che potenzialmente potevano rallentare il ritmo, le due ore di spettacolo sono volate. Degna di nota è anche la cura posta nella scelta degli abiti di scena, con particolare attenzione per i colori utilizzati: se la famiglia da Polenta era tutta sui toni del marrone e la famiglia Malatesta tutta sul verde, gli unici a spiccare con il colore della passione erano proprio i protagonisti, che indossavano abiti neri con elementi rossi, a differenza dei rispettivi partner (Gianciotto e Beatrice) che invece si muovevano sul palco in total black.
Tutti gli attori e le attrici erano decisamente in parte, dando vita a personaggi veritieri e tangibili. Alcuni di loro si sono trovati anche a rivestire ruoli diversi senza commettere errori di sorta. Luca Morciano, per esempio, ha dato il volto al giovanissimo Malatestino, donandogli un piglio che ricorda un po’ Loki, il dio norreno dell’inganno, e a Dante Alighieri, che alla fine raccoglie la storia dei due amanti da Bernardino (Stefano De Santis), fratello di Francesca. Encomiabile, per la complessa interpretazione di un personaggio brutale ed esecrabile, è stato Giuseppe Rispoli nei panni di Gianciotto.
Paolo (Fabrizio Traversa) e Francesca hanno trascinato gli spettatori in un amore fuori dal tempo, così vero, profondo e passionale da far sognare a occhi aperti, occhi pieni di lacrime e cuore a pezzi. Un amore travolgente, a cui tutti (tragica fine a parte) dovrebbero poter aspirare.
PAOLO & FRANCESCA
Non esiste amore che non trafigga mani e piedi
regia e testo Francesca Bruni
aiuto regia Giorgia Paolini
con Francesca Bruni, Fabrizio Traversa,
Giuseppe Rispoli, Roberta Bobbi, Stefano De Santis,
Roberto Pesaresi, Luca Morciano, Flavia Cattivelli, Arianna Iacopino
luci Carlo Galeasso
durata due atti di circa 120 minuti









