Bluff - Niente è come sembra (recensione)

Cinzia Berni e Diego Ruiz nascondono nella loro commedia alcune "pillole" sui tanti malcostumi della società attuale

Perché se la pillola va giù, a volte lo zucchero non basta a cancellarne l'amaro, direbbe Mary Poppins.

Ha da poco debuttato "Bluff - Niente è come sembra", libero adattamento a cura di Carlo Alighiero (che ne ha anche curata la regia) di un testo originale scritto da Cinzia Berni e Diego Ruiz, alla loro seconda condivisione del computer, dopo il natalizio (anche se andato in scena a novembre) "Parenti Stretti" del 2016. La vicenda è ambientata nella provincia romagnola dove Giorgia Trasselli (Olga) ospita nella casa di famiglia il professore liceale di matematica Diego Ruiz (Leone) e, da pochissimo, la poliziotta Cinzia Berni (Silvia) che dalla Capitale è stata trasferita nella piccola e sperabile più tranquilla Civitella.

La vita di Olga scorre serenamente, continuamente impegnata ad accudire le sue amatissime piante, con le quali ama parlare per nascondere la solitudine (prima pillola), e un atteggiamento salutista che ha bandito dalla casa il caffè e tutti o quasi quegli alimenti - a partire dai buonissimi salumi - che rendono giustamente famosa l'Emilia Romagna nello scacchiere gastronomico italiano.

Improvvisamente irrompe nella quotidianità dell'affittacamere Carlo Alighiero (Antonio), nei panni del fratello di Olga, giocatore d'azzardo in fuga da una partita di poker non finita bene, ma soprattutto da alcuni creditori dalla pistola facile. Antonio ha bisogno di un nascondiglio che inizialmente la sorella gli rifiuta, ma riesce subito a suscitare la simpatia dei due ospiti, anche attraverso dei fantasiosi racconti di tante avventure che sembrano decisamente essere il parto di fantasia (seconda pillola) di un povero "vecchio", incapace di arrendersi al ticchettare sempre più veloce del proprio orologio biologico. Fatto sta che Antonio riesce almeno ad ottenere un momentaneo giaciglio, anche se sotto forma di divano.

Sul racconto principale si innestano i motivi che hanno guidato il trasferimento di Silvia dalla grande città alla piccola provincia, il mobbing (terza pillola) - termine che nessuno riesce a capire - esercitato dal suo superiore, la sua disillusione nell'essere diventata in maniera fortunosa, ma con una certa insistenza ed ingerenza da parte del padre (quarta pillola), un agente, quando invece avrebbe voluto essere una semplice e più creativa estetista. Ma i sogni dei figli capita che si scontrino con le aspettative dei genitori.

E si innesta anche la difficoltà di Leone di essere un insegnante oggi (quinta pillola), in un ambiente dove le famiglie sono più disponibili a fare quadrato, assolvere i propri figli e accusare, costantemente, gli insegnanti di ogni forma di colpa, lieve o pesante, senza accorgersi (o volendo non vederla) della scarsa educazione che i pargoli hanno, tacendo poi della loro volontà di ricevere almeno un po' di istruzione.

Nostre pillole a parte, la commedia si vela di una leggerissima nota di "giallo" che giustifica la seconda parte del titolo e sulla quale tacciamo per non disturbare il piacere di chi vorrà vederla in teatro. Bravi gli attori, ma era difficile essere sorpresi in negativo, vista l'esperienza sommata dai quattro, considerabili a pieno titolo "pilastri" dell'intrattenimento lieve e garbato della commedia italiana.

Al pubblico la scelta di cosa andare a vedere tra una commedia che fa scorrere due ore senza tanti pensieri, godendosi l'interpretazione e intesa dei quattro protagonisti, oppure fermarsi e riflettere sulle "pillole", inseguendo in questo caso i mille pensieri che la lievissima sottolineatura della scrittura presenta.

Attenzione: la matita utilizzata non è "rossa" o "blu", ma grigio chiara, e la sottolineatura non è doppia, ma singola e anche appena cancellata. Non si sa mai che possa lasciare un segno troppo evidente: di genitori in sala ce ne possono essere molti.

BLUFF
Niente è come sembra
di Cinzia Berni e Diego Ruiz
con Carlo Alighiero, Giorgia Trasselli, Cinzia Berni, Diego Ruiz
regia Carlo Alighiero

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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