La storia d'Itaglia (recensione)

Uno spettacolo da vedere con la mano poggiata sul "cuore" e con un dubbio: nella "storia d'Itaglia" quando ci va la g?

m&s - i tre genitori alle prese con la professoressa (foto © media & sipario)

Gli ingredienti per questa commedia sono: 3 genitori affannati e stressati dal loro ruolo (poco praticato) di principali educatori dei propri figli, 3 alunni appena oppressi dal sistema scuola (come da regolamento scolastico), mai in scena anche se presenti attraverso le parole dei padri, e una bella professoressa con (nascoste ma non troppo) aspirazioni per il mondo dello spettacolo. A questo si aggiungano le migliaia e migliaia di pagine che hanno raccontato, a volte meglio e a volte peggio, la storia di questo paese, dai suoi albori ad oggi, con i suoi pregi e i suoi difetti. Esemplificazioni avvalorate da fonti attendibili (non parliamo qui di “fake”, anche se Tito Livio di libertà se ne è prese molte ai suoi tempi), su quanto c'è di buono e di quanto - molto - meno in coloro che, malgrado tutto quello che la Storia avrebbe dovuto insegnare, ancora faticano a sentirsi "fratelli" tra di loro.

I tre genitori in scena rappresentano tre altrettante categorie: Giovanni (aka Rocco Jeckerson) è un musicista, o aspirerebbe ad esserlo (interpretato da Alessandro Tirocchi), Andrea è un raffinato e borioso intellettuale (Maurizio Paniconi) e il pugliese Michele (Daniele Derogatis) è un "normalissimo" ristoratore. I papà sono stati convocanti dalla terribile "Prof. Merkel", che in realtà si chiama Incoronata (abiti indossati, ovviamente, da Valeria Monetti) e coinvolti nella creazione di un testo teatrale, partendo da un lavoro di gruppo scritto dai loro figli, nell'ordine di apparizione paterna: Janis (omaggio, pronuncia esclusa, alla grande voce del rock prematuramente scomparsa nel 1970), l'altisonante Tancredi e il classico, viste le origini, Oronzo (anche se sospettiamo un ulteriore omaggio non eccessivamente rivelato). I tre genitori cercano di opporsi ai desiderata (leggi ordini) dell'insegnante, ma è praticamente impossibile resisterle: questo lavoro di gruppo / spettacolo teatrale s'ha da fare, ad ogni costo, ne va della carriera scolastica dei pargoli.

Poco, per niente, convinti i tre genitori si prestano ad interpretare i vari "quadri storici" ideati dai loro figli, ovviamente partendo da molto lontano e spostandosi poi verso la storia più recente, ma rigorosamente solo quella che si riesce a comprimere nei cinque anni delle superiori. Il percorso narrativo può quindi facilmente scindersi in due tronconi ben precisi, ma dalla continua e voluta confusione ed alternanza: da una parte la storia d'Itaglia (con la g), raccontata per fatti salienti che probabilmente non avrebbero incontrato l'approvazione di Benedetto Croce, dall'altra gli incontri/scontri dei tre genitori tra di loro e quelli dei tre uomini contro la cattivissima insegnante che, man mano che si va avanti, appare sempre più inspiegabilmente coinvolta dalla messa in scena, come se portare a fondo lo spettacolo sia per la donna di fondamentale e personale interesse. Poi se ne capirà il perché.

Siamo lontani anni luce dalle cupe atmosfere espresse da "La Classe" di Enrico Lamanna, ci troviamo, come già detto, in una commedia che deve e vuole inclinare verso il sorriso, in mano ad una compagine esperta del tema e diretta da uno specialista come Marco Simeoli. Di conseguenza è impossibile riuscire (e sarebbe fuori contesto) a dare approfondimenti ai temi "altri", tra cui le tante mancanze dell’istituzione scuola (a cominciare da programmi e modalità di insegnamento), le frustrazioni personali e legittime o meno aspirazioni al successo (perfettamente riassunte da Aldo Grasso con la sua "morti di fama"), i rapporti tra genitori e figli e - per concludere - l’andamento (eccessivo parlare di deriva?) della società che stiamo consegnando alle nuove generazioni, da cui è auspicabile non attendersi un “grazie”, visto il comportamento non proprio eccellente di noi adulti. Tutti noi avremmo bisogno di prendere in mano qualche libro "serio" di storia, potremmo fare delle scoperte.

La vis comica viene quindi privilegiata e accentuata in tutto il racconto, favorita anche dal ritmo impresso allo scambio di battute, caratteristica fondamentale di questo genere teatrale, con un crescendo finale - canterino e patriottico (anche appena ruffiano) - che va a coinvolgere completamente il pubblico presente in sala, che si presta più che volentieri alla partecipazione. La speranza è che il sentirsi così fortemente appartenenti alla stessa comunità sia sempre meno riservato ai grandi eventi sportivi (in questo specifico caso, teatrali) e più dimostrato con i fatti, meglio ancora se piccoli, ma anche questo sarebbe (anzi è) un altro tipo di racconto.

Compagnia AMO
presenta
LA STORIA D’ITAGLIA
di Alessandro Tirocchi, Maurizio Paniconi e Claudio Pallottini
regia Marco Simeoli
con Daniele Derogatis, Valeria Monetti, Maurizio Paniconi e Alessandro Tirocchi
costumi Rita Pagano
scenografia Fabrizio Del Prete
tecnico audio e luci Federico Millimaci
aiuto regia Maria Caso

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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