E’ difficile sedersi sulle sedie che compongono le file della lunga platea allestita eccezionalmente alla Fabbrica del Vapore di Milano per ospitare il musical "Charlie e la Fabbrica di cioccolato". E' difficile non perché la sala abbia qualche difficoltà di accesso o i posti siano scomodi, o magari il personale di sala non dia indicazioni corrette. E' difficile perché accomodandosi non si riescono a lasciare a casa tutte le aspettative che hanno creato, nell'ordine: l'aver letto il libro dal titolo "Charlie and the Chocolate Factory" (in Italia "La fabbrica di cioccolato") di Roald Dahl del 1964; "Willy Wonka & the Chocolate Factory" ("Willy Wonka e la Fabbrica di cioccolato") - pellicola indimenticabile del 1971 diretta da Mel Stuart con Gene Wilder; "Charlie and the Chocolate Factory" ("Charle e la Fabbrica di cioccolato"), film del 2005 con Johnny Deep diretto dal visionario Tim Burton.
Ci si ritrova quindi a trattenere il fiato, non sicuri di avere fatto la cosa più giusta a sedersi perché magari sarebbe stato meglio "immaginare" piuttosto che guardare e si aspetta che il sipario si apra sperando intensamente che il cioccolato Wonka assaggiato durante la propria infanzia non si sia trasformato in qualche sottomarca, ma anzi che i propri sogni di bambino abbiano deciso di solcare il palcoscenico insieme ai protagonisti del musical, messo in scena nel 2013 a Londra e nel 2017 a Brodway e portato in Italia su licenza dalla Wizard Production per la regia di Federico Bellone in questa stagione 2019/2020.
Appena entrano i musicisti si comincia a capire che il Golden Ticket forse ha ragione di esistere. Un musical, in Italia, suonato interamente dal vivo (18 elementi diretti da Giovanni Maria Lori) non è (purtroppo) cosa di tutti i giorni e per lo spettatore è già da solo un valore aggiunto. Con Willy Wonka (Christian Ginepro) che si presenta al pubblico dichiarando di essere alla ricerca di un erede è come se si cominciasse a sentire in bocca il gusto di una tavoletta di cioccolato di qualità.
L'allestimento di Bellone - che cura non solo la regia ma anche la scenografia - risente positivamente dell'influenza di Broadway e trae ispirazione sia dalla pellicola del 1971 (che è e rimarrà sempre IL Willy Wonka) che da quella del 2005 miscelando ottimamente gli ingredienti delle tre basi mantenendo, ovviamente, la trama.
Charlie Bucket, (interpretato nella performance da noi vista da Gregorio Jeesee Cattaneo) è un bambino che vive con la madre, la Signora Bucket (Simona Samarelli) e i quattro nonni (nonno Joe, nonna Josephina, nonna Georgina e nonno George) in una piccola roulotte ai piedi della collina che porta alla famosa fabbrica di Willy Wonka, il più grande e misterioso produttore di cioccolato e dolci del mondo, che da anni ha chiuso le porte della fabbrica ad ogni incursione esterna. La famiglia è molto povera tanto da non potersi permettere che pasti a base di verdura di seconda scelta comprata da Charlie alla bancarella della Signora Green e tanto da potersi permettere un'unica tavoletta di cioccolato all'anno nel giorno del compleanno di Charlie. Ad ingolosire il bambino, che nonostante le ristrettezze economiche e le privazioni ha la capacità di entusiasmarsi, sognare, immaginare ed inventare grazie anche alle storie di Nonno Joe (Gipeto), non c'è solo il cioccolato che "annusa" in un negozio di dolciumi magicamente apparso sulla strada che percorre ogni giorno e gestito da un tipo stravagante, ma anche il concorso indetto dal signor Wonka in persona che prevede la visita alla Fabbrica di Cioccolato ai cinque fortunati più altrettanti accompagnatori che troveranno, dentro ad una tavoletta Wonka, il Golden Ticket. Charlie assiste alla proclamazione dei primi quattro vincitori: Augustus Glup (Davide Marchese), un tondo e tedesco bambino eccessivamente ingordo, accompagnato dalla mamma, la signora Glup (Stella Pecollo); Veruca Disalev, (Marta Melchiorre), una ricca bambina russa che sembra una delle ballerine di carillon, accompagnata dal padre-imprenditore Oleg Disalev (Fabrizio Corucci); Violetta Beauregarde (Michelle Perera), adolescente con il record di selfie e di gomme da masticare, accompagnata dal padre-manager Eugene Beauregarde (Russel Russel) e Mike Tivù (Simone Ragozzino), americano tele-dipendente, accompagnato da una madre che sembra uscita dagli anni '50, la signora Tivù (Lisa Angelillo). Gli rimane un'unica possibilità per entrare nella Fabbrica ed ecco che arriva il suo compleanno. Le aspettative rimangono deluse ma il destino ha in serbo per Charlie un'altra possibilità e le porte della Fabbrica si aprono per lui e per Nonno Joe.
Se la storia non si discosta dall'originale bisogna dare merito al team creativo e al cast per la riuscita del musical. Il taglio "cinematografico" di Bellone si concentra sull'espressività degli artisti e non solo sulle performance anche per enfatizzare l'aspetto emozionale dello spettacolo. La scelta potrebbe non essere ottimale per le file più lontane dal palco ma risulta comunque convincente anche grazie all'uso delle luci.
Il protagonista indiscusso è sicuramente Christian Ginepro. Il suo Wonka guarda con rispetto all'interpretazione di Gene Wilder piuttosto che a quella di Johnny Deep dal quale però ruba forse l'accenno di cinica follia. Eppure sul palco fa un qualcosa in più: indossa "il suo" Willy Wonka come indossa la giacca colorata e la tuba donando all'interpretazione - tra l'altro vocalmente e fisicamente ineccepibile - un'intensità, un sentimento, che sembrano quelli di un padre verso il figlio, ovviamente e soprattutto nella parti con Jeesee Cattaneo, parti nelle quali ci piace pensare che la commozione vista non sia frutto solo del copione. Considerato che Ginepro è l'unico portavoce del metodo Stanislavskij nel mondo del musical italiano sappiamo che le sue emozioni sono non casuali, ma frutto di un lavoro metodico e disciplinato che l'attore mette al servizio dell'opera. Una restituzione vera e onesta del sentimento. Una menzione a parte per questo bambino dagli occhi che "bucano la quarta parete". e dalla "vocetta" deliziosa. Il bambino che tutti vorrebbero avere, il bambino che tutti vorrebbero essere (anche dal punto di vista del talento).
Sarebbe veramente troppo lungo citare ogni singolo interprete, ma crediamo di poter dire che il casting ha scelto veramente artisti di alto livello che si muovono senza problemi sulle coreografie di Gillian Bruce: da Michelle Perera con il timbro di voce scuro a Marta Melchiorre che riesce ad unire passi di danza ad un atteggiamento antipatico, da Davide Marchese a Simone Ragozzino che diventano l'archetipo degli adolescenti di oggi. La scenografia (il già citato Bellone che si avvale dell'aiuto di Clara Abruzzese) si divide fondamentalmente in due blocchi ed è aiutata nella resa scenica dagli effetti speciali (Paolo Carta con il disegno luci di Valerio Tiberi). Nel primo atto la Fabbrica, così agognata e sognata, sovrasta prospetticamente la roulotte di Charlie e il negozio di dolciumi che ruotano su se stessi a seconda delle scene ambientate in "interno" o "esterno". Nel secondo atto la Fabbrica, con le varie aree - trabocchetto per gli arrivisti ed i golosi - nelle quali si muovono i roditori cernitori di noci e soprattutto gli Umpa Lumpa e che al cinema sono diventate una gioia per gli occhi, è una sorta di marchingegno a scatole cinesi in modo che un'unica parete possa diventare fondale, ma anche schermo dietro al quale posizionare oggetti e scena successiva.
Su tutto domina certamente il colore, anzi, i colori: vivaci, accesi, saturi, scintillanti. Colori che sembrano essere stati presi da un Luna Park, dalle caramelle, o addirittura dall'astuccio di scuola di un bambino, quelli che ancora devono essere usati per un disegno, quelli che riempiranno dei fogli bianchi perché, come dice Wonka "...i fogli bianchi sono quelli con le idee che devo ancora avere..." E insieme al colore si percepisce anche la volontà di voler porre l'accento, per tutta la durata dello spettacolo, sul sentimento, sull'entusiasmo, sul desiderio di parlare ai bambini, ma anche agli adulti o quantomeno alla parte di bambino che "dovrebbe" essere, più o meno nascosta, in ogni adulto e che magari va solo cercata. Metaforicamente parlando come per la Fabbrica di Cioccolato, chiusa per 40 anni e solo in attesa di essere riaperta.
Si esce da teatro con la sensazione di essere tornati all'infanzia, avvolti dalla magia creata sul palco e da quella dei bambini (tanti) che il palco guardavano con meraviglia e stupore. Ci auguriamo che il pubblico segua le orme extraitaliane, imparando che deve raggiungere un luogo per assistere ad uno spettacolo - residente. Con "Charlie e la Fabbrica di cioccolato" ne vale la pena.
CHARLIE E LA FABBRICA DI CIOCCOLATO
Regia e scenografia: Federico Bellone
Libretto: David Craig
Musiche: Marc Shaiman
Liriche: Marc Shaiman e Scott Wittman
Musiche tratte dal film: Leslie Bricusse e Anthony Newley
Presented by arrangement with Music Theatre International (Europe)
Produzione: Wizard Productions
Coproduzione: Comune di Milano
Cast artistico: Christian Ginepro, Jeesee/Alberto Salve/Alessandro Notari, gipeto, Simona Samarelli, Davide Marchese, Stella Pecollo, Marta Melchiorre, Fabrizio Corucci, Michelle Perera, Russell Russell, Simone Ragozzino, Lisa Angelillo, Donato Altomare, Robert Ediogu, Roberto Colombo, Rossella Contu, Annamaria Schiattarella
Ensemble: Andrea Spata, Federica Laganà, Mary La Targia, Pietro Mattarelli, Antonio Orler, Manuel Primerano e Monica Ruggeri
Regia associata: Chiara Vecchi
Coreografie: Gillian Bruce
Direzione musicale: Giovanni Maria Lori
Scenografia associata: Clara Abbruzzese
Costumi: Chiara Donato
Effetti speciali: Paolo Carta
Disegno luci: Valerio Tiberi
Disegno audio: Armando Vertullo
Parrucche: Mario Audello
Direzione casting: Moira Piazza
Traduzione e adattamento: Franco Travaglio







