Catone in Utica (recensione)

In poche ore più di 10.000 visualizzazioni per l'opera messa in scena dal Teatro Comunale di Ferrara

immagine del direttore di orchestra mentre dirige
m&s - Federico Maria Sardella (foto di Michele Monasta)

I paragoni non si dovrebbero fare mai, ma il “Catone in Utica” di Antonio Vivaldi rappresentato recentemente al Comunale di Ferrara, rispetto a quello di Niccolò Piccinni di qualche decennio più tardo, propone una orchestrazione decisamente migliore che vaga, con elegante duttilità, dai fragori di guerra volutamente attutiti dall’autore per volontà di galanteria scenica, ai palpitanti contrasti tra sentimenti anche repressi, come l’amore tra Cesare e Marzia, figlia di  Catone. Anche l’aria in sé bellicosa “La gran contesa in campo armato deciderà” è svolta nel testo e nella voce senza tuoni di violenza. Nell’allestimento ferrarese è coinvolgente la partita a scacchi tra Cesare e Catone all’indomani della svolta pompeiana con la morte di Pompeo, sul filo teso e sottile di un dialogo ambiguo, condotto da Catone, maestro di dialettica, nel nome di una pace che nessuno dei due vuole.

L’orchestrazione si fa sublime ed evocativa, magistralmente svolta dagli archi, secondo le migliori maniere vivaldiane, che raggiunge vertici raffinati nell’aria “Se mai senti spirarti sul volto” in cui il soprano nella parte di Cesare intesse le ampie e distese volute sul reticolo melodico di violini e viole. Arianna Vendittelli ha reso il personaggio con robusta vocalità, sottolineando apprezzate coloriture ed espressioni appropriate ai versi di Pietro Metastasio. Ricca di inventiva melodica l’aria “Sarebbe un bel diletto” svolta con la giusta coloritura dalla stessa Vendittelli.

Incalzante il duetto tra Catone e Marzia “Dovea svenarti allora” che evoca il presto dell’Estate vivaldiana. In quella “Il povero mio core” Cesare dà ulteriore prova di un’eccellente capacità virtuosistica. Impeto vigoroso nel duetto “Fuggi dal guardo mio” tra Valentino Buzza (Catone) e Valeria Girardello (Marzia) che dimostrano una sperimentata e adesione ai tempi della musica barocca. Ottima Miriam Albano (Emilia) nell’assolo “Come invano il mare irato”. 

La maturità di Vivaldi, che compose l’opera nell’ultima stagione della sua vita, si fa apprezzare soprattutto nel veloce preludio e nei brevi intermezzi, peraltro gestiti con autorevole compostezza, a mani nude, senza bacchetta, dal maestro Federico Maria Sardelli alla guida dell’Orchestra Barocca Accademia dello Spirito Santo. 

L’allestimento di Matteo Paoletti Franzato e la regia di Marco Bellussi, con i costumi di Elisa Cobello, puntano sulle atmosfere classiche di una dimora romana (forse la casa di Emilia la figlia di Pompeo) e creano misurate movenze ai personaggi, contornati di volta in volta da guardie, servi, sicari e soldati trasformati in mini che all’occasione eseguono un fermo immagini di rara efficacia.

Il quadro scenico con arredi e elementi del periodo repubblicano, resi gradevoli da una sobria contemporaneità, è dominato dal bianco su cui incombe un secondo sipario pronto a chiudersi per assicurare  intimità alla arie come quella “Nella foresta leone invitto” magistralmente eseguita da Miriam Albano. Bene Chiara Brunello (Fulvio) e Valeria La Grotta (Arbace). Originali i quadri composti di volta in volta dai vari personaggi che rievocano le pitture delle case pompeiane. Gran finale con la pace ritrovata “d’amor la face lita risplenda e il Campidoglio novella pace più lieto renda”.

L’opera è giunta a noi incompleta e a Ferrara è stato eseguito il secondo atto poiché il primo è andato perso come accadeva in quei tempi. Anche nella “prima” di Verona nel 1737 il dramma era privo del primo atto poiché Vivaldi aveva musicato solo il secondo e il terzo.

Vincenzo Ceniti

CATONE IN UTICA (RV 705) 
Opera lirica di Antonio Vivaldi
su libretto di Pietro Metastasio
Edizione critica a cura di BTE - Bernardo Ticci Edizioni

Orchestra Barocca Accademia dello Spirito Santo 
direttore Federico Maria Sardelli
regia Marco Bellussi
scene Matteo Paoletti Franzato
costumi Elisa Cobello
luci Marco Cazzola
video Creativite
assistente alla regia Elisabetta Galli 
direttore di scena Daniel Bastos 

personaggi e interpreti
Catone Valentino Buzza 
Cesare Arianna Vendittelli 
Emilia Miriam Albano 
Marzia Valeria Girardello 
Fulvio Chiara Brunello 
Arbace Valeria La Grotta
Mimi Daniel Bastos, Thomas Borgatti, Francesco Ferri, Nicola Franz, Elisabetta Galli, Luca Ghermandi, Sandro Patarini 

maestri collaboratori
maestri accompagnatori di sala Enrico Bissolo, Nicola Lamon
maestro collaboratore di palcoscenico Giulio Zambon 
maestro alle luci Mattia Mazzini 
maestro ai sopratitoli Valerio Cacciari 
sarte Isabella Franzoni, Sonia Gallerani 
trucco Luca Oblach, Claudia Bastia 
sopratitoli Lyri di Riccardo Levorato

produzione Teatro Comunale di Ferrara

Orchestra Barocca Accademia dello Spirito Santo
Primo violino Luca Ranzato
Violini primi Matteo Anderlini, Gilberto Ceranto, Monica Cordaz
Violini secondi Gian Andrea Guerra, Stefano Favretto, Giulio Zanovello, Alessandra Scatola
Viole Giovanna Gordini, Filippo Bergo
Violoncelli Francesco Galligioni, Federico Motta
Contrabbassi Alessandro Pivelli, Francesco Cataldo
Trombe Michele Santi, Bruno Bocci
Corni Ermes Pecchinini, Elisa Bognetti
Cembalo Lorenzo Feder

Giornalista
Direttore per oltre trent’anni dell’Ept/Apt. Ha curato l’organizzazione di numerose edizioni del Festival Barocco di Viterbo e di altre iniziative di ogni genere. Console di Viterbo del Touring Club.
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