Una settimana, non di più (recensione)

Versione italiana della commedia francese di Clément Michel 

Paul (Mario Antinolfi) è in un momento di forte crisi sentimentale con la sua compagna Sophie (Milena Miconi). L'uomo non ha un'altra relazione, ma molto semplicemente non la sopporta più e non accetta più serenamente la loro convivenza, anche se la coppia vive assieme da soli 4 mesi, non ci sarebbe nulla di male se i due fossero adolescenti e non adulti.

Ogni notte Paul sogna la scomparsa della donna e in tutti i modi possibili, truculenti e piuttosto assurdi. Come tutti i maschi "dominati" e fondamentalmente pacifici, non ha però il coraggio di confessare il proprio stato d'animo e troncare. Per di più, "pretende" che sia lei, di "sua" libera iniziativa, a lasciarlo, eliminando così ogni possibile deriva o strascico di responsabilità.

Esasperato dall'impossibilità di ottenere l'agognata e finora mantenuta segreta risoluzione, Paul decide di chiedere aiuto al povero Martin (Antonio Conte), il suo migliore amico, e costringe il malcapitato a trasferirsi da loro, con una scusa assurda e bislacca, quanto i suoi propositi - fortunatamente solo sognati - sulla dipartita dell'ignara Sophie. Martin viene anche costretto a comportarsi come un buzzurro maleducato perché il piano di Paul possa prendere la strada giusta: la sua greve ed ossessiva presenza costringerà ben presto Sophie a fare le valigie. Poi anche Martin sarà lieto di lasciarlo solo e di nuovo padrone della casa, che comunque non è solo sua, ma anche della compagna, visto che l'affitto viene pagato da entrambi! Ma questo piccolo particolare non conta, almeno per lui.

Il piano potrebbe anche sarebbe perfetto, anche se sicuramente Alfred Hitchcock avrebbe molto da obiettare, ma Paul con la sua arzigogolata macchinazione non ha fatto i conti con i modi troppo garbati e signorili di Martin (ci ha evocato il Vittorio De Sica di tanti "racconti romani"), che poco si adatta e per nulla sopporta il suo ruolo di Mr. Jekyll, sentendosi in tutto un galante Dr. Hyde, ma soprattutto Paul ha sottovalutato l'indole femminile di Sophie, che si lascia ben presto affascinare dall'ospite, che non ha proprio le classiche caratteristiche del pesce, anzi, forse ad emanare il cattivo odore non è lui.

Nuova versione italiana della francese "Una semaine pas plus" di Clément Michel, un classico francese della commedia garbata dove si ride e sorride e dove vengono messe in scena le tante forzature di quelle convivenze che, quando da idealizzate si trasformano in reali, nascondono molte più insidie di quanto si pensi. Da guardare per il puro piacere, una volta tanto, di mettere la massima distanza possibile tra lo spettatore e i comportamenti dei personaggi in scena, almeno da quello di Paul (e del suo particolare outfit).

In conclusione vogliamo esprimere un particolare apprezzamento per la scenografia, realizzata da Mina Perniola e completamente dipinta a mano. In un mondo in cui, in alcuni casi, l'elettronica toglie calore per restituire solo perfezione, trovarsi di fronte ad una vivacità di colori non fa altro che accrescere il buonumore e il piacere visivo di chi assiste ad uno spettacolo.

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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