Unpercento - Punizione ad Affetto (recensione)

Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore / non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore

La scena si apre su una ipotizzabile stanza d'ospedale, sul lato una bara chiusa. Entra in scena il primo dei protagonisti, Enzo Casertano (che scopriremo, più tardi, chiamarsi Hans), mite napoletano che viene costantemente tormentato dalle telefonate inopportune della moglie. Non si ha il tempo di capire se ci sia o meno un suo coinvolgimento con la bara che irrompe in scena il secondo protagonista, il romano (romanissimo!) Fabio Avaro, che nella finzione scenica è Sesto. I due mettono sul palco il classico contrasto tra le due più importanti scuole di comicità italiana: il composto e elegante napoletano e il socievole e ciarliero romano.

Hans e Sesto hanno ricevuto una stessa lettera con la quale sono stati convocati, lo stesso giorno e alla stessa ora, nella stanza n. 46 di una clinica romana. Nessuna ulteriore spiegazione, ma l'evidente percezione che si tratti di qualcosa di veramente importante. Nel familiarizzare (per modo di dire!) i due raccontano del proprio vissuto, in realtà è Sesto a essere un fiume inarrestabile di parole, disturbando la voglia di pace (e di cruciverba) di Hans. Il napoletano è un bidello, ha un figlio - calciatore professionista - a Milano e una moglie che ne guida costantemente la vita. Il romano ha una compagna, non ha figli, un passato promettente come calciatore, interrotto (altro stereotipo) da un incidente di gioco. Ora allena i "pulcini" di una squadretta della provincia romana ed è, ovviamente, accanito e scaramantico tifoso della Roma. I due non sembrano avere nessuna forma di legame apparente, se si esclude la lettera e il ricorrente tema sportivo, anche se declinato in forma completamente diversa. Sarà l'ingresso in scena della terza protagonista, Anna (Giorgia Trasselli), a fornire, ma non subito, le spiegazioni necessarie che forniranno la soluzione del rebus teatrale.

Un racconto di dialoghi e contrasti che si poggia (più che volentieri) sulla sintonia e amalgama dei due protagonisti maschili, reduci di tanti altri incontri di palco. Il linguaggio è volutamente semplice e diventa maggiormente brillante nei giochi di parole e nei toni su cui si prende spazio l'incontro-scontro tra la comicità tipicamente partenopea, più pungente e ironica, e quella romana, più aperta e dilagante (ovviamente Totò e Fabrizi erano altra cosa, ma il paragone sarebbe insostenibile per chiunque). Eccessivo il tempo preparatorio al secondo registro drammaturgico, quello melanconico, ma il testo ha appena debuttato e non è difficile ipotizzare che nel tempo riuscirà a trovare un maggiore bilanciamento tra la prima e la seconda parte. Abbiamo, infine, apprezzato l'innesto femminile di Anna, una sorta di sostituzione del secondo tempo, sempre per rimanere in ambito calcistico. I toni si smorzano e si sposta l'attenzione sul piano affettivo. Sarebbe stato difficile farlo diversamente. È con questa presenza femminile che l’inaspettato effetto si svela in una rivelazione che come un'insidiosa "punizione" si trasforma in un gol, modificando completamente la partita, prima che arrivi il fischio finale.

UNPERCENTO
Punizione ad effetto
di Francesco Stella
regia Valerio Groppa
con Enzo Casertano, Fabio Avaro, Giorgia Trasselli
musiche Luca Sgamas
aiuto regia Bertilla Polverini
disegno luci Maximiliano Lumachi
scenografia Tiziana Liberotti

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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