In nome della madre (recensione)

Michele La Ginestra ha adattato e diretto una grande storia d'amore per l'umanità

Ilaria Nestovito e Francesco Stella
m&s - Ilaria Nestovito e Francesco Stella (foto © media & sipario)

L’adolescenza di Maria, la giovane madre del Figlio di Dio, smette nell’attimo di un “sì”. Lei rimane incinta dopo aver ascoltato un “annuncio” e, con l’accettazione della volontà del Padre, cambia la sua e la nostra vita. Questa è la storia di una ragazza, delle sue emozioni e delle sue sensazioni più intime, che si confonde con quella di tutti quelli che non rimangono indifferenti alle “rivelazioni”. Ma questa è anche la storia di un Amore, quello tra Giuseppe e Maria, che spinge lui a dare ascolto ad un semplice sogno, per poi difendere la sua futura sposa, mettendosi contro tutto e contro tutti.

Queste le note che hanno accompagnato il nostro ingresso in teatro e - sicuramente - hanno guidato il delicato lavoro di adattamento intrapreso da Michele La Ginestra, prima di affidare la sensibile poetica di Erri De Luca a tre tra i suoi attori maggiormente "affidabili". La giovane Maria ha l'angelico viso di Ilaria Nestovito, Giuseppe si veste dell'empatia e della forza interna di Francesco Stella e nel ruolo di Maria, ma anche del narratore, ultimo tra gli ultimi, Beatrice Fazi. Il palcoscenico è quindi pronto, le luci si attenuano e il sipario si apre su una narrazione che va oltre il tempo, risuonando con l'essenza stessa dello spirito dell'umanità. Non abbiamo bisogno di aggiungere molto sul racconto, riteniamo infatti improbabile che esista al mondo qualcuno che non sappia di quale argomento stiamo trattando.

Il tema centrale ruota attorno al legame sacro tra madre e figlio, un tema tanto eterno quanto le colline e le valli che fungono da sfondo per il nostro racconto. La prosa, simile a poesia, ci guida in un'esplorazione lirica dell'amore, del sacrificio e dei legami indissolubili che ci legano alle nostre radici. Man mano che la storia si svela, entriamo in contatto con i tre protagonisti il cui percorso è al contempo un pellegrinaggio e una resa dei conti con le complessità della vita, un arazzo di parole che dipinge immagini vivide del paesaggio a tratti affascinante ma sicuramente ostico, che cattura l'anima di un luogo dove tradizione e modernità si scontrano.

Giuseppe si confronta con gli echi del passato e il peso delle aspettative familiari. La sua Maria è a tratti ignara e consapevole del gravoso compito che li attende. "L'altra Maria" è maggiormente presente al peso della storia. Il linguaggio, a volte scarno e altre volte ricco di metafore, riflette il terreno accidentato attraverso il quale il racconto si muove. Ogni parola è una pietra attentamente scelta, posta sul sentiero dell'autoscoperta. Il dialogo danza tra i personaggi come un pas de deux, svelando le complessità delle relazioni umane. Attraverso gli scambi, assistiamo allo scontro delle generazioni, allo scontro delle ideologie e alla ricerca di identità in un mondo in rapido cambiamento, in un'eterna danza tra tradizione e progresso.

La narrazione si svela come una serie di tableaux vivants, ogni scena un'istantanea dell'evoluzione della storia dell'umanità. Le emozioni sono autentiche, i conflitti intensi e la risoluzione, come un soliloquio ben costruito, lascia un'impronta duratura nel pubblico. E' un teatro fatto di parole, di emozioni, ma soprattutto di ascolto!

IN NOME DELLA MADRE
dal romanzo breve di Erri De Luca
adattamento teatrale Michele La Ginestra
con Beatrice Fazi, Ilaria Nestovito e Francesco Stella
scena Opusincertum
aiuto regia Ilaria Mariotti
luci Niccolò Santibelli
regia Michele La Ginestra

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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