Nel 1878 viene pubblicata quella che sarà poi considerata come la migliore opera letteraria di Lev Tolstoj, un successo editoriale con numerosi adattamenti sia televisivi che cinematografici. Greta Garbo, Vivien Leigh, Sophie Marceau e Keira Knightley tra le attrici più importanti che l'hanno portata sul grande schermo; Claire Bloom, Lea Massari, Jacqueline Bissete e Vittoria Puccini le loro omologhe del piccolo schermo. In teatro - oggi - abbiamo anche Emilio Celata che, come un Fregoli contemporaneo, veste le espressioni di tutti i personaggi maschili e/o femminili portati sulla scena.
La storia segue le vicende di una donna della nobiltà russa sposata con un alto funzionario dello Stato, ma innamorata del giovane ufficiale Vronskij. Sulle problematiche della protagonista si innestano quelle, sempre sentimentali, del fratello di Anna. Il romanzo esplora i temi dell'amore, del matrimonio, dell'infedeltà, della società e della morale, offrendo una rappresentazione vivida e realistica della Russia e delle consuetudini sociali dell'epoca, che sembrano attraversare indenni il tardo Ottocento per spalmarsi senza difficoltà sul Novecento e oltre. Fino a quando non è approdata al "magone" la stessa coppia artistica di Alcool. Quando tutto offusca la mente, per la terza volta arricchita dalla scrittura del secondo componente della famiglia Celata, Elisa (coautrice).
Come per i precedenti lavori (in ordine D'IO. In fondo mi credo e Il minotauro) Emilio è solo in scena e - posizionato all'interno di un suggestivo quadrato di luci - dipinge il surrealismo ritmico dei tanti personaggi che orbitano intorno ad Anna Karenina. La protagonista è una donna fuori di sé, ma caparbiamente presente a sé stessa; in grado in pochi minuti, come un efficientissimo e impietoso "Bignami" teatrale, di sviluppare tutto il romanzo: Anna è sposata ma si innamora di Vronskij, tradisce il marito, pentita torna con il marito, lo tradisce di nuovo e infine si getta sotto un treno (anzi sotto un vagone, no un magone). Se mettiamo tutto questo da parte, c'è molto spazio per intervenire ed innestare sul racconto principale molte digressioni che apparentemente sono slegate, ma nella realtà danno ancora più potenza al testo originale, avvicinandosi e allontanandosi dalla drammaturgia con lo stesso entusiasmo di un gioco da bambino. Ogni minuto che passa lascia lo spettatore in attesa di quello che verrà raccontato tra poco, con un piacevole e divertente miscuglio narrativo che abbiamo apprezzato - molto - come un film dei Fratelli Marx. Lo spettacolo è divertente e coinvolgente e quando sembrerebbe avviarsi verso la conclusione si innesta una sorpresa drammaturgica che non ti aspetti e che da sola merita pienamente la visione e l'applauso finale. In ogni caso c'è anche tutto il resto!
La regia visionaria di Sandro Nardi - leggiamo nelle note che accompagnano lo spettacolo - crea atmosfere che tendono a mutare velocemente. E una volta che ci siamo abituati al ritmo, non ci resta che farci prendere per mano (o per il naso) da Emilio "stregatto" Celata che si diverte con AK come si diverte a celiare con il pubblico presente in sala, modificando espressioni e tono di voce che si adattano, di momento in momento, alla coloritura di testo che intende sottolineare. Per chi non lo ha ancora visto, lo consigliamo; per chi invece - come noi - lo ha già visto, suggeriamo di ripetere l'esperienza, per avere maggiore contezza di quanto ci viene proposto. Quante volte? Almeno fino a quando i tre autori (specialmente Emilio) non si stancheranno di modificare. Probabilmente mai.
Teatro Boni produzioni
presenta
ANNA KARENINA
Viaggio in un magone di prima classe
di Emilio ed Elisa Celata e Sandro Nardi
regia Sandro Nardi
con Emilio Celata
disegno luci Filip Marocchi - Stas Terni
durata un atto unico di circa 60 minuti









