Plagio (recensione)

Avete mai copiato un "minestrone”? Il Teatro a Molla lo fa mettendo degli ingredienti gustosissimi

"Una molla è un corpo capace di allungarsi se gli viene applicata una determinata forza, e in seguito tornare alla propria forma naturale. È un oggetto di tipo elastico, generalmente fabbricato in acciaio, usato ed ottimizzato per accumulare energia meccanica". O perlomeno questa è la definizione che viene comunemente data all'oggetto chiamato "molla". Se “l'oggetto” in questione è un attore e la forza che gli viene applicata - oltre a quella interna definita "passione per l’arte teatrale" - è quella dello spettatore, allora si ottiene il "Teatro a Molla” che sembra essere il nome di un giocattolo del secolo scorso, ma che è in realtà un meccanismo creativo messo in moto da Antonio Vulpio, Ollie Rasini e Antonio Contartese che, dopo aver assunto “sembianze” diverse a distanza di breve tempo l’una dall’altra - e senza indossare nessun costume - tornano alla loro "forma naturale".

Un palco vuoto, delle “pagine” bianche sul fondale e sulle quinte – pronte per essere riempite con i suggerimenti letterali - tre attori più Eleonora Beddini, l'accompagnatrice musicale: è questa la ricetta del “Minestrone” cucinato dai tre ImprovvisAttori, grazie agli ingredienti trovati nei vari libri portati, o ricordati - nel caso in cui l’imbarazzo di essere “interpellati” fosse troppo - dagli spettatori presenti nella sala. 

Uno spettacolo interattivo ovviamente mai uguale a se stesso che appunto coinvolge gli spettatori, chiamati a descrivere il perché abbiamo portato un libro piuttosto di un altro oppure perché NON lo abbiano portato; da Cyrano de Bergerac di Rostand a Il mestiere di vivere di Cesare Pavese, da Passeggeri di Gabriele Romagnoli, a L’amore ai tempi del colera di Gabriel Garcia Màrquez, da Ogni cosa è illuminata di Jonathan Safran Foer, a Il Gatto: tutti i perché di Fesmond Morris, il cui giovane proprietario (e quindi giovane lettore / spettatore – ha ragione Pino Caruso quando dice che Se la gente non va a Teatro, non è in crisi il Teatro bensì è in crisi la gente) ha “illuminato” gli astanti dicendo che il libro sui gatti è caldamente consigliato in quanto il gatto è importante per la vita dell’uomo.

Da questo suggerimento soprattutto -  e dalla richiesta dello spettatore di rispondere ad un grande quesito (Perché i gatti cadono sempre su quattro zampe?) - ma anche da parole, o brevi stralci, o significati estrapolati dai libri, chiedendo e interrogando il pubblico, sono nati prima dei piccoli sketch e poi il “Minestrone”: questo il titolo dato alla piéce del secondo atto - “scritta” e “maturata” nel breve intervallo - , nel quale i tre artisti sono riusciti a far vivere contemporaneamente più storie in una, passando dal presente al passato, con un esilarante interpretazione del gatto "cascatore" da parte di Vulpio che ha confortato la “piccola e insignificante” vita del personaggio messo in scena da Contartese. La Rasini si è trasformata prima in una donna in carriera inacidita dalla voglia di successo e poi nella mitica figura della “maschera di ferro” per terminare impersonando la donna sorridente e affettuosa che può essere una qualsiasi “ragazza della porta accanto”.

Un esperimento di “fisica e meccanica”, quello di Teatro a Molla, al quale vale la pena di assistere, per apprezzare la bravura della Compagnia che si è cimentata con pensieri e concetti non proprio immediati (la letteratura può essere complicata) superando momenti di naturale empasse con una risata e cominciare a capire come funziona il teatro di improvvisazione: certamente molto dipende dal talento dell’artista sul palco, ma tanto dipende anche da quella forza propulsiva che applica il pubblico con la propria partecipazione a ciò che avviene sul palco.

Potremmo dire che con l’improvvisazione del Teatro a Molla si estrinseca il terzo principio della dinamica (o 3a Legge di Newton): "Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria" e viene da chiedersi perché non possa diventare un suggerimento per insegnare la fisica nelle scuole... si coltiverebbero più scienziati, ma anche più spettatori.

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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