Viva la faccia di Franco Zeffirelli. La sua Bohème d’ottima annata 1963, diretta a quei tempi da Herbert von Karajan, riappare alla Scala di Milano in otto recite dal 4 al 26 marzo con una premurosa rivisitazione, sia in regia che in scenografia, di Marco Gandini. L’allestimento del grande “maestro” fiorentino (di cui ricorre il centenario della nascita) fa sempre la sua bella figura tra i tanti che si alternano sui palchi del mondo e non tutti alle altezze desiderate. Se non altro Zeffirelli racconta le cose come stanno e come l’ha immaginate Puccini dopo aver letto Henri Murger.
Anteprima il 2 marzo col teatro sold out. Subito una soffitta umida e fredda, pervasa però di sogni e di chimere, dove vivono quattro giovani, squattrinati ma ricchi di speranze. A seguire il quadro chiassoso del quartiere latino, coi tavoli dehors di Cafè Momus, dove si festeggia la vigilia di Natale tra artisti di strada, venditori ambulanti, barroccini di giocattoli, bambini supervivaci e fanfara in “Ritirata” stile 1830, fra tripudi di bandierine azzurre, bianche e rosse.
Sulla barriera d’Enfer del secondo atto cade una fitta nevicata, fatta con strisce di carta tagliate a mano a forma di triangolini, come mi svela un tecnico della scenografia che ha diretto le operazioni, “Altrimenti non scende – aggiunge – e si sparpaglia ovunque”. L’effetto del gelo è assicurato da un gigantesco tulle “all’italiana” che avvolge la scena con il potere di trasmettere brividi di freddo a tutti: spazzini, lattivendole, contadine, doganieri e gendarmi. Anche gli spettatori. Nel finale si ritorna in soffitta dove Mimi muore tra le braccia di Rodolfo.
Fin qui Franco Zeffrirelli, le cui scene dopo sessant’anni di grandioso lavoro reclamano un provvidenziale restauro. La regia di Gandini ha obbedito al suo mentore e alle annotazioni nello spartito dello stesso Puccini... Idee chiare e mano creativa a stabilire i movimenti dei quattro “amici” - Rodolfo, Marcello, Colline e Schaunard - a volte perfino eleganti, da formare quadri d’autore, come la scena col padrone di casa Benoit. Travolgente l’attimo in cui Marcello, nel secondo quadro, torna a riabbracciare Musetta dopo battibecchi e sguardi maliziosi (Marcello! Sirena!). I danni al Cafè per farsi notare dal suo amato (piatto rotto e tavolo rovesciato con stoviglie e bicchieri) verranno puntualmente annotati da un premuroso funzionario di polizia pressato dalla folla. Al Cafè Momus non s’era mai visto.
Regia stellata col placet di Zeffirelli anche nel quartetto finale sotto la neve del secondo atto. Da una parte ricamo e intimità tra Rodolfo e Mimì che decidono di rimettersi insieme. Dall’altra Marcello e Musetta che tornano ad accapigliarsi per futili motivi (Vipera! Rospo! Strega!). Il finale ci riporta alla storica rappresentazione 1896 diretta da Toscanini al Politeama di Palermo in cui venne addirittura bissata l’ultima scena da Sono andati fino al grido accorato di Rodolfo sul corpo esanime di Mimì.
Freddie De Tommaso (Rodolfo) e Marina Rebeka (Mimì) sono i due protagonisti di grande talento musicale. Dopo un inizio da prova generale, De Tommaso ha liberato un do di petto ben controllato in Che gelida manina, mentre la Rebeka di ottima duttilità vocale s’è molto sentita a suo agio nel Donde lieta usci cantata con voce contenuta di gradevole musicalità, risolvendo poi con padronanza le ultime note di Ci lascerem alla stagione dei fior! Timbro fermo e di spessore del baritono Luca Micheletti (Marcello) di buon lignaggio artistico e di spigliata presenza scenica (ha fatto molto teatro). Voce fiorita e ricca di calore la Musetta di Irina Longu, con spiccate qualità sceniche. Bene il basso Jongmin Park (prolungati applausi al suo Vecchia zimarra) e soprattutto il baritono Alessio Arduini che ha arricchito di ardore giovanile l’avveduto Schaunard, il più concreto e realista dei “quattro”. Applausi ad Andrea Concetti nel consueto doppio ruolo di Benoit e Alcindoro. Orchestra e Coro del Teatro alla Scala. Maestro del Coro Alberto Malazzi. Costumi di Piero Tosi, luci di Marco Filibeck.
Sul podio una donna, Eun Sun Kim; fa sempre notizia nell’affollato agone maschile. La sua origine coreana la pone lontana dalle atmosfere di Torre del Lago, ma non le ha impedito di cogliere le più segrete sfumature della partitura pucciniana. Con qualche prova in più avrebbe dimostrato maggiore sicurezza nei tempi orchestrali. Prolungati applausi del numeroso pubblico per lo più di casa e vicino alla grande famiglia della Scala.
Vincenzo Ceniti
LA BOHÈME
Dramma in quattro quadri
Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa
Musica di GIACOMO PUCCINI
Produzione Teatro alla Scala
Direttrice EUN SUN KIM
Regia e scene FRANCO ZEFFIRELLI
Regia ripresa da MARCO GANDINI
Costumi PIERO TOSI
Luci MARCO FILIBECK
Personaggi e interpreti
Mimì Marina Rebeka (4, 7, 11, 14 mar.) / Irina Lungu (16, 19, 22, 26 mar.)
Rodolfo Freddie De Tommaso
Marcello Luca Micheletti
Schaunard Alessio Arduini
Colline Jongmin Park
Musetta Irina Lungu (4, 7, 11, 14 mar.) / Mariam Battistelli (16, 19, 22, 26 mar.)
Benoît / Alcindoro Andrea Concetti
Parpignol Hyun-Seo Davide Park
Sergente dei doganieri Giuseppe De Luca
Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
Coro di Voci Bianche dell’Accademia Teatro alla Scala
Maestro del Coro Alberto Malazzi
Maestro del Coro di voci bianche Bruno Casoni









