Rocco Papaleo porta su di sé anche mezzo cast del film (ne è regista, interprete, coautore di soggetto e sceneggiatura, coautore della colonna sonora e altro). È ospite di un evento estivo con un film che - è lui stesso a dichiararlo - è andato male, molto male. "E' stato un grandissimo flop, immagino che stasera raddoppierà gli spettatori, perché finora l'hanno visto meno di quanti ce ne siete qui", inutile dire che l'onesta affermazione (il film non è andato benissimo e non è - almeno finora - riuscito a pareggiare le spese) riceve almeno un gratificante applauso dal pubblico.
Dopo la presentazione, Papaleo si siede in platea (non sono molti a farlo) per rivedere la sua opera così poco considerata al botteghino, ma - verrà osservato dopo - ha anche avuto la sfortuna di scontrarsi, in uscita contemporanea nelle sale, contro dei macigni inaspettati, come Lo chiamavano Jeeg Robot e Perfetti sconosciuti, in un periodo poi in cui gli italiani non vanno più di tanto né al cinema, né alla eccessiva ricerca delle novità.
Fatto sta che "Onda su Onda" va lento e incostante (ma non sono accezioni da leggere sempre in negativo) come il suo titolo, quasi come la nave sulla quale sono imbarcati i due protagonisti. Gegè (Rocco Papaleo) è un cantante oramai dimenticato e senza un soldo che cerca di ritrovare una felice "onda" artistica in Uruguay, dove è atteso per un concerto a Montevideo. Ruggero (Alessandro Gassmann) è il cuoco di bordo, tanto colto e profondo quanto scontroso. Attorno ai due la sceneggiatura costruisce una serie di personaggi - l'equipaggio - surreali e simpatici, su cui si staglia la figura dell'ansioso comandante (interpretato da Massimiliano Gallo). Volendo approfondire questo unico aspetto - la lunga traversata per lavoro tra Europa e Sud America - se ne poteva trarre già un film nel film. Arrivati a Montevideo entra in scena la terza - da qui in poi - protagonista del film, l'attrice argentina Luz Cipriota, che indossa i panni "finti" dell'organizzatrice del concerto Gilda.
Le vicende del racconto - che invitiamo a vedere e quindi evitiamo di entrare maggiormente nel dettaglio - diventano, a nostro parere, meno importanti della costruzione di insieme di ambienti (molto bella la fotografia di Maura Morales Bergmann) e dei tanti personaggi minori, tutti utili tasselli nel confezionare un prodotto che trasporta il teatro-canzone (che vede Rocco Papaleo da anni come uno dei suoi migliori interpreti) nel cinema, con momenti di maggiore intensità o comicità o melanconia, ma sempre gradevoli. Ogni "ondata" di scene si raccorda con la precedente, a volte meglio a volte meno, come in un concerto, ma alla stessa maniera tutto concorre a rendere l'ascolto, pardon la visione, veramente piacevole.
Il Papaleo regista lascia volentieri spazio al suo co-protagonista, permettendo il paragone tra Alessandro Gassmann e un buon vino rosso che più passa il tempo e più diventa, in questo caso non buono, ma bravo. Determinate scelte che conducono verso una leggera vena surreale, vedi l'arresto di Ruggero, ricordano alcuni altri piacevoli momenti espressi dal Benigni de "Il mostro" o "Johnny Stecchino" e sono anche questi dei contributi preziosi. Il pubblico italiano non ha dato il giusto merito a questa piccola produzione (circa 3 milioni, nulla se confrontato con qualsiasi pellicola statunitense), ma ha fatto male. Fortunatamente si può sempre recuperare con le rassegne come questa o in dvd (è uscito a giugno).








