Giacomo Puccini (1924-2024)

La musica, le donne, la caccia: tre passioni che ad un secolo dalla morte ci consegnano un genio del made in Italy

Statua di Giacomo Puccini
m&s - Statua di Giacomo Puccini in piazza Cittadella a Lucca (fonte Wikipedia, Palickap, opera propria, CC BY-SA 4.0)

Puccini e Lucca stanno bene insieme da oltre cent’anni.  Lui un bell’uomo, tombeur de femmes, ironico, geniale, elegante. Lei di alto lignaggio, aristocratica, seducente, dai robusti attributi toscani. Per entrare in scena basta varcare il portone della casa in piazza Cittadella, a Lucca, dove Puccini nacque nel 1858, segnalata da una statua in bronzo col maestro seduto, gambe accavallate e sigaretta in mano, a controllare passanti, visitatori e piccioni. L’abitazione è oggi un museo, non molto grande ma ben ordinato. Subito il pianoforte Steinway and Sons, e poi arredi originali, foto d’epoca, spartiti autografi, lettere, manifesti, libri, oggetti, costumi con un gradevole sottofondo di arie e romanze a raccontare amori, gelosie, tragedie e luoghi ben noti ai melomani, come il Cafè Momus di Parigi, Castel Sant’Angelo di Roma, la collina sul porto di Nagasaki, la taverna “Polka” dei cercatori d’oro californiani, la reggia di Pechino. La folta raccolta di cimeli è un omaggio alla sua musica e alle donne che ha creato ed amato a modo suo, con libertà e passione. Su tutte Manon Lescaut, Mimi, Tosca, Butterfly, Minnie, Liù.

La prima lascia per amore l’alcova dorata del vecchio Geronte per seguire Des Grieux, ma viene arrestata per furto e adulterio e tradotta in America con un manipolo di prostitute. Laggiù in una landa deserta morirà “sola, perduta, abbandonata” accanto al suo uomo. Mimì nella Bohème si spegne tra le braccia di Rodolfo dopo una rimpianta gioventù trascorsa in una gelida soffitta con lo sguardo rivolto ai tetti di Parigi in attesa delle “primavere”. Tosca, tutta passione e chiesa, per salvare il suo Mario deve vedersela con Scarpia che troverà la forza di uccidere.  Le certezze di Madama Butterfly sul ritorno di Pinkerton sono disarmanti e cullate dal sussurro dei pescatori prima del tragico harakiri. Minnie la prima donna western in un’opera lirica, ottiene da una masnada di minatori la grazia per l’amato bandito Dick Johnson. Infine Turandot, la principessa gelida e sprezzante che viene redenta dalla morte della schiava Liù da cui riceve una lezione d’amore con il sacrificio della vita.

Quello che si ode e si vede quest’anno all’Arena di Verona con La boheme, Tosca e Turandot, ci rimanda alle ola degli stadi. Ma non solo Verona. A cento anni dalla morte, le opere di Puccini sono nei più prestigiosi cartelloni d’Italia: Regio di Torino (Le Villi, Trittico, Fanciulla del West, La bohème, La rondine), Scala di Milano (La rondine, Turandot), Fenice di Venezia (La bohème, Turandot), Comunale di Firenze (Turandot), Sferisterio di Macerata (Turandot e La boheme), Costanzi di Roma (Tosca), Terme di Caracalla (Tosca e Turandot), San Carlo di Napoli (Turandot), Petruzzelli di Bari (Tosca e Madama Butterfly), Massimo di Palermo (Turandot, Madama Butterfly). Gioca in casa il teatro Il Giglio di Lucca che mette in scena per il centenario La bohème e Madama Butterfly. 

Torre del Lago

Richiami intriganti dalla vicina Torre del Lago sulle sponde del lago di Massaciuccoli, dove Puccini intorno al 1890 acquistò un rudere di torre trasformato poi in una Villa per i soggiorni estivi con la moglie Elvira e al figlio Antonio. Provvidenziale buen retiro anche per incontri con gli amici prima e dopo le battute di caccia tra i canneti lacustri o nelle boscaglie della Maremma. Più volte è stato ospite nelle tenute di alcuni signorotti del Grossetano, come Mauro Collacchioni di Capalbio, per animare salotti ed uscite mattutine con cani e doppietta, specialmente alla fine dell’Ottocento dopo i successi ottenuti dalla Bohème al Regio di Torino e al Massimo di Palermo che lo resero famoso.  

La Villa (dal 1925 Museo Villa Puccini), circondata da un rigoglioso giardino, accoglie le sue spoglie (in un vano trasformato in cappella), il pianoforte Förster, raffinati arredi, oggetti di vita quotidiana, quadri, foto d’epoca, attrezzi per la caccia, un prezioso paravento giapponese, le onorificenze ottenute, varie decorazioni, un archivio, una biblioteca e un piccolo auditorium. Fino a qualche anno fa i visitatori venivano accolti dalla nipote Simonetta di cui personalmente ricordo lo charme e la gioia nel commentare aneddoti, episodi e personaggi legati a suo nonno.  Di fronte alla Villa, nel cosiddetto Belvedere, si fa notare la statua in bronzo realizzata negli anni Venti del secolo scorso da Paolo Troubetzkoy.

A Torre del Lago, Puccini ha composto gran parte delle sue opere, tanto che nell’immaginario collettivo la sua musica si intreccia con questo angolo esclusivo di Toscana. 
Per respirare appieno le atmosfere occorre salire su uno dei piccoli battelli che d’estate scivolano sulle acque del lago con incedere lento, sull’audio di musiche immortali. Emozione a mille nell’ascoltare in quei momenti magici il coro muto della Butterfly o l’intermezzo di Manon Lescaut. Alle emozioni si aggiungono i piaceri della gola se ci mettiamo seduti al tavolo di una delle trattorie del posto per una frittura di pesce, una chianina alla griglia o più semplicemente un giro-pizza.

Gran finale al Teatro all’Aperto del Festival Puccini a bordo lago, rinnovato e ingrandito nel 2008, dove dal 1930 si svolge il tradizionale Festival Pucciniano. Quest’anno celebra i Cento anni e la 70^ edizione con il Dittico Le Villi-Edgar, Manon Lescaut, La bohème e Tosca.
Puccini, una volta nella vita, va ascoltato qui.

Giornalista
Direttore per oltre trent’anni dell’Ept/Apt. Ha curato l’organizzazione di numerose edizioni del Festival Barocco di Viterbo e di altre iniziative di ogni genere. Console di Viterbo del Touring Club.
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