39 Scalini è uno spettacolo divertente e intelligente, in grado di soddisfare il piacere teatrale di chi entra in sala allo scopo di passare due ore con il sorriso, portando anche i bambini (se ce ne sono), ma anche del "cinefilo" appassionato che ricerca appigli nei vari "omaggi" che Leonardo Buttaroni (il regista della versione italiana) ha sparso sicuramente con ironia e un pizzico di cattiveria. Oltre a questo lo spettacolo è una macchina ritmica senza soste, che sottomette il cast ad un vero evento sportivo, per riuscire a sostenere i 39 personaggi che affollano a vario titolo il racconto. In rappresentanza di questa folla, abbiamo raggiunto telefonicamente Diego Migeni, uno dei quattro protagonisti "fisici", gli altri sono: Alessandro Di Somma, Matteo Cirillo/Yaser Mohamed, Marco Zordan.
Quarta stagione di uno spettacolo di successo, ma anche un grande impegno fisico...
Anche, ed è vero. Ce ne rendiamo conto di quanto sia faticoso, quando lo riprendiamo dopo un po' che non lo facciamo. Sì, abbiamo iniziato circa 3 anni e mezzo fa e questa è in effetti la nostra quarta stagione teatrale e ci stiamo avvicinando alle 100 repliche.
E' un bel traguardo nel panorama teatrale italiano, significa che c'è una continua richiesta...
Ogni tanto capitano questi piccoli miracoli ed è veramente bello farne parte. Quando ero agli inizi e studiavo i "classici", mi stupivo chiedendomi di come fosse uno spettacolo di successo e adesso sono riuscito a capirlo. Quando ne fai tanti, anche buoni, ma non ti vengono chiesti così tanto, capisci quale può essere lo spettacolo di successo e questo onestamente lo è.
Volete fare come il vostro omologo britannico? (per 9 anni al Criterion Theatre di Londra, ndr)
In assoluto non ci dispiacerebbe. C'è comunque un modo diverso di intendere il teatro qua da noi, però fino a quando ce lo chiederanno e riusciremo a farlo, lo faremo. Nel frattempo ci stiamo cominciando a muovere (come Compagnia, ndr) per un nuovo spettacolo. E' necessario dopo più di tre anni guardare a qualcosa di nuovo. E' come il secondo album degli artisti musicali: dobbiamo decidere se rimanere nello stesso genere o cambiare completamente, oppure trovare un compromesso tra i due. Ci stiamo ragionando.
Mantenendo lo stesso cast artistico e tecnico?
Sostanzialmente sì, ci sarà l'innesto di un personaggio realmente femminile (anche se Alessandro Somma ha vinto il Premio Cerami come migliore attrice, ndr). Il nucleo della compagnia è comunque lo stesso, dobbiamo verificare quanti innesti fare.
Andrete su un filone esplorato, anche questo con successo, dei "Disastri", dove alcuni di voi sono anche già presenti?
Il nostro debutto è avvenuto sei mesi prima di "Che disastro di commedia" ed è con questo spettacolo che è stato chiamato Marco (Zordan, ndr) ad interpretare anche quello. Lavorando con la stessa produzione (AB Management) sappiamo che Andrea Bianco predilige questo genere di spettacolo anglosassone. Ma non penso ad un prodotto in concorrenza, ma a qualcosa di ugualmente importante e duraturo. Mi viene in mente, come esempi, "Rumori fuori scena", che sta tornando per il 35esimo anno. Questo significa che c'è spazio per gli spettacoli buoni. Ci sono quindi segnali importanti che guardiamo con attenzione.
Ci sono aggiornamenti sullo spettacolo o è sostanzialmente quello che già conosciamo?
Lo spettacolo rimane lo stesso, ma per come è costruito ci lascia tanto spazio per improvvisare e sperimentare, per cui ogni tanto viene fuori un'idea nuova che inseriamo. Ma nel fare questo siamo molto attenti a non toccare una macchina che funziona molto bene così com'è. Se troviamo una piccola gag e ci accorgiamo che funziona la mettiamo, ma senza mai esagerare.
Vi abbiamo visti così reattivi! Ma avete bisogno di preparazione fisica per approcciare allo spettacolo?
Un po' sì. Siamo tutti abbastanza in forma e pratichiamo sport. Ma ogni volta ci rendiamo conto che lo sforzo richiesto è sempre maggiore, poi c'è l'età che avanza, dobbiamo di conseguenza prepararci. Anche perché è uno spettacolo che non perdona, se non sei in forma, non ce la fai proprio a sostenerlo.
Avete una vostra risposta al successo che il pubblico teatrale vi ha tributato?
La storia ci ha convinto da subito, ma ci siamo anche resi conto che non dovevamo essere troppo fedeli all'originale, ma dovevamo mettere del nostro. Lo scheletro è quello originale, ovviamente adattato, ma molte invenzioni sono dal sapore italiano. Ci piace dire che abbiamo fatto la versione italiana di un capolavoro britannico. Il nostro adattamento si nota, almeno chi conosce bene il testo originale, è anche più corto di circa 30 minuti, ma comunque fedele. Abbiamo dovuto sacrificare qualcosa, ma vediamo che il pubblico gradisce, di conseguenza le scelte sono state premiate. Da spettatori volevamo rimanere in un tempo pienamente fruibile da tutti, facendo fare un giro in giostra divertente e veloce. poi le persone tornato, per rivederlo.
E da quello che stiamo vedendo il pubblico continua e continerà per tutta la stagione. Quindi l'abbonamento per la palestra almeno questa stagione non sarà necessario.






