Un festival dal grande impatto visivo, che continua a crescere, di anno in anno, con la saturazione (benedetta da tutti gli operatori commerciali) della piccola città di Caorle (meno di 12.000 abitanti), nei 4 giorni di interesse della manifestazione, con un ovvio pendolarismo dalle aree limitrofe. A tutto questo va aggiunto che il festival, grazie ad un forte interesse istituzionale, riesce da sempre ad offrirsi al pubblico in forma gratuita.
Sinteticamente possiamo riportare così "La luna nel pozzo" #2019, il Festival internazionale di teatro in strada che ha appena archiviato 24 edizioni. Cerchiamo di approfondire telefonicamente la nostra conoscenza con il suo direttore artistico, Marco Caldiron, grazie alla collaborazione del collega Giuseppe Bettiol, che ne cura l'ufficio stampa.
Una manifestazione sempre più importante, praticamente l'eccellenza del teatro di strada oggi disponibile
Noi cerchiamo da sempre di avere una qualità molto alta, altrimenti rischiamo di replicare il programma di tanti altri festival, che non giustificherebbe il grande fllusso di persone che invece ogni anno abbiamo. Abbiamo il piacere di portare a Caorle delle eccellenze internazionali e anche nazionale, per fare questo c'è una grossa ricerca e una forte collaborazione con altri festival italiani, una rete informale (United For Busking) che ci aiuta, con cui mettiamo in comune tutta una serie di informazioni, facciamo riunioni e vediamo spettacoli, così da poter rintracciare gli artisti più interessanti.
Quanto tempo prima cominciate a lavorare sul festival, un anno per l'anno dopo?§
Per le compagnie più importanti ci muoviamo tra novembre e febbraio. In alcuni casi dobbiamo stipulare delle opzioni un anno per il successivo, altrimenti rischiamo di non averli. E' comunque possibile avere un certo margine, ma sono questi i tempi. Sulla sezione Off invece abbiamo gruppi che si aggiungono molto più tardi degli altri, con decisioni prese veramente all'ultimo momento.
Cercate di rinnovare gli artisti che si esibiscono o ci sono delle costanti?
Io cerco di rinnovare il palinsesto ogni anno, è quasi un mio pallino. E' chiaro che gruppi molto interessanti, ma con spettacoli diversi, sono poi tornati anche negli anni successivi. Poi capita che un artista, arrivato dalla Off che non conoscevamo, si riveli veramente particolare e di conseguenza venga aggiunto nell'altra sezione per l'anno successivo, così da andare in scena più volte consecutivamente. Ma dove è possibile cerchiamo sempre di offrire spettacoli diversi.
In quanti lavorate per la selezione degli spettacoli?
La scelta degli spettacoli principalmente è la mia (per l'80%) con una collaborazione di Anna Pretolani, che si occupa della direzione organizzativa, poi c'è lo staff tecnico e di supporto, preziosissimo durante tutto il festival, che è composto da una ventina di persone.
Riuscite a calcolare quante persone ogni anno vengono a vedervi?
E' un calcolo veramente difficile da fare. Il comune registra il tutto esaurito per tutta l'offerta ricettiva, ma dobbiamo riconoscere che non tutti vengono per il festival, anche se in questo periodo le prenotazioni sono principalmente perché c'è il festival. Da Padova e da altre città vicine sono molte le persone che vengono, assistono agli spettacoli e tornano indietro.
Siete già soddisfatti o c'è ancora qualcosa che si può fare meglio?
Questo senz'altro, si può sempre fare meglio. Ci sono degli spettacoli che al momento per noi sono ancora inaccessibili, di altissimo livello e che in Italia non vengono programmati per costi elevati e spazi troppo particolari da allestire. Ecco, c'è sempre il desiderio di fare qualcosa di nuovo, però dire che tutti quelli che vengono, anche gli addetti ai lavori, rimangono sempre sorpresi, della qualità e della nostra attenzione. Poi abbiamo questo piccolo vanto, nel fare accoglienza ai gruppi, sia dal punto di vista tecnico che dell'ospitalità e della cura delle persone. Ci vantiamo di avere una forte attenzione nel rispettare le esigenze, le necessità tecniche, in alcuni casi anche i "capricci" degli artisti. E anche questo è un pregio che ci viene riconosciuto.
Con un biglietto d'ingresso, non riuscireste ad offrire anche quello che in questo momento non è possibile?
Sì, ci abbiamo ragionato su diverse volte, ma ci sono due motivi principali per cui non lo facciamo. Il primo è strettamente legato alla volontà del comune di Caorle di mantenere l'evento gratuito per il turista e per il cittadino. Il secondo è legato alla morfologia delle piazze: sarebbe molto difficile chiudere tutti i varchi. La città è una piccola Venezia con calli da tutte le parti. Sarebbe uno sforzo veramente difficile da gestire.
Ultima domanda: il significato del claim di questa edizione: "Se alzi un muro, pensa a ciò che resta fuori!"
Ogni anno scegliamo una frase che in qualche maniera ci riflette e si riflette anche nella scelta artistica e nel completamento del programma con i gruppi che prendiamo negli ultimi mesi. E' un nostro fil rouge che aiuta a identificare ancora di più il festival. Partendo dal “Barone Rampante” di Italo Calvino intendiamo abbattere i muri che impediscono l'ingresso alle nuove opportunità e che ci imprigionano in uno spazio grigio dove le meraviglie del mondo restano fuori dalla nostra portata.
Non ci rimane, come sempre, che ringraziare nuovamente Marco Caldiron, direttore artistico de "La luna nel pozzo", per la sua cortese disponibilità e Giuseppe Bettiol, ufficio stampa della manifestazione, per aver reso possibile questa intervista. Un grazie particolare - lei sa perché - a Giorgia Dragotto. L'appuntamento con il festival è per l'edizione n. 25, sempre nei primi giorni di settembre, siamo quasi certi che stiano già pensando a quali artisti invitare.








