Cinema & Maccartismo

Uno degli aspetti più apprezzati del cinema è la sua capacità di catturare il tempo

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m&s - image by Igor Ovsyannykov from Pixabay

La macchina da presa trasforma le atmosfere in immagini eterne, permettendo a ognuno di noi che guardiamo lo schermo di viaggiare nel tempo e nello spazio, attraverso la costruzione di immaginari collettivi affidabili. 

Tra le atmosfere più esplorate dal cinema statunitense quella degli anni ‘50 merita una menzione d’onore. Sono gli anni d’oro di Hollywood: il musical è il genere identificativo del boom economico postbellico, le commedie romantiche e bizzarre riempiono i grandi schermi americani e le star iniziano a diventare idoli da inseguire e imitare. Il luccichio e l’eccesso di Hollywood sembrano dare inizio a una nuova era, lontana dagli orrori della Seconda Guerra Mondiale, in un clima disteso e sereno.

Tuttavia, un fantasma continua a infestare la mentalità americana dalla Grande Guerra, uno spirito ribelle che impaurisce le istituzioni e instilla la paranoia nei cittadini: il comunismo.

La paura del comunismo negli Stati Uniti, conosciuta anche come "paura rossa", è stata una reazione collettiva e politica contro la minaccia di espansione del comunismo e dell'influenza sovietica, tramutata in un sentimento di vero e proprio allarme e isteria generale tanto che per riferirsi a questa ansia sociale si usa l’espressione “caccia alle streghe”. 

I momenti apice della paura rossa furono due: gli anni Venti, subito dopo la Rivoluzione d’Ottobre, e gli anni della Guerra Fredda, in particolare gli anni '40 e '50, sotto la spinta delle politiche del governatore Joseph McCarthy. Gli scioperi, le sommosse e le agitazioni sindacali alimentarono il timore di una rivoluzione bolscevica anche in America e il governo rispose con la Red Scare: una serie di azioni repressive che portarono a persecuzioni e deportazioni di sospetti sovversivi. I presunti comunisti infiltrati nel governo, nell'industria cinematografica, nei sindacati e in altre istituzioni americane subirono accuse pubbliche e senza prove concrete, fino alla creazione di vere e proprie liste nere, licenziamenti e ostracizzazione di artisti, intellettuali e funzionari pubblici. Sebbene la "paura rossa" abbia perso via via vigore, il suo lascito è rimasto presente nella memoria storica e culturale del paese.

Da una parte il cinema sfavillante di Hollywood, dall’altra il cinema intrappolato in un clima di crescente paranoia politica, con autori e artisti che hanno scelto di opporsi attraverso il linguaggio universale della settima arte, facendo arrivare fino a noi l’immaginario di ansia e tensione offrendo uno spazio di resistenza e una visione critica alla repressione.

Tra i titoli più famosi di questo periodo, The Manchurian Candidate di John Frankenheimer, il racconto di un’operazione di infiltrazione comunista nel governo americano, vulnerabile al controllo esterno e in preda alla paranoia; The Front di Martin Ritt, con Woody Allen, una commedia a tinte fosche sulla questione della black list di Hollywood: è la storia di un uomo che presta il suo nome a sceneggiatori accusati di essere comunisti durante il periodo del maccartismo, rischiando di perdere la propria carriera; On the Waterfront di Elia Kazan, un film che, pur non trattando esplicitamente il maccartismo, ne riflette il clima di paura attraverso le vicende del protagonista, interpretato da Marlon Brando, che lotta contro la corruzione in un sindacato. 

Con la fine del maccartismo negli anni '60, il cinema iniziò lentamente a riprendersi dalla paura e dalla censura che lo avevano caratterizzato e ad ampliare i propri orizzonti di interesse. 

Tuttavia, l’impatto della caccia alle streghe e il clima gelido della Guerra Fredda sono ancora visibili nella produzione cinematografica di alcuni registi e resterà a lungo radicata nell’immaginario americano. Registi come Martin Scorsese e Oliver Stone hanno continuato a esplorare le dinamiche di potere e controllo attraverso le loro opere, mostrando come il cinema possa essere una forma di resistenza, anche quando l’oppressione sembra insormontabile.

Nel 1964 Stanley Kubrik realizza un film che riesce a restituire un ritratto molto fedele della situazione politica e sociale americana: Dr. Stranamore - Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba. Il protagonista è un generale americano che ordina un attacco nucleare preventivo contro l’Unione Sovietica, per paura che i comunisti contaminino l’acqua americana. La situazione diventa sempre più caotica mentre si cerca di evitare una catastrofe nucleare, e viene chiesto il consiglio del Dr. Stranamore: incarnazione di un fanatico guerrafondaio che spinge per l’intervento nucleare avanzando teorie del complotto. 

Dr. Stranamore esplora molte delle stese dinamiche di paura e di paranoia che hanno segnato gli Stati Uniti durante il maccartismo: la figura del generale Ripper è una satira diretta contro l'ossessione per il comunismo e la paura del nemico invisibile e onnipresente e il Dr. Stranamore rappresenta la minaccia scientifica e ideologica è quindi l'emblema della contraddizione dell'epoca, in cui le ideologie estremiste venivano adottate anche da chi sembrava essere contrario al regime comunista, creando una sorta di paradosso che Kubrick satirizza attraverso l’umorismo nero.

È il 2005 quando George Clooney scrive, dirige e interpreta Good Night, and Good Luck: la lotta del giornalista Edward R. Murrow contro il senatore McCarthy. 

Il film è ambientato nel 1953, nel periodo di massimo fervore della paura rossa, quando il senatore accusava pubblicamente numerosi cittadini, artisti e intellettuali di essere comunisti. Il film racconta la lotta di Murrow e della redazione della CBS, che affrontarono pubblicamente McCarthy per le sue accuse infondate e per il suo abuso di potere, arrivando ad accusarlo in televisione nel programma See It Now, smascherando le tecniche di manipolazione mediatica di McCarthy e cercando di dimostrare l’infondatezza delle sue accuse.

La figura di Murrow emerge come giornalista che crede nel potere della verità e nella responsabilità dei media di informare e non di manipolare il pubblico, la sua battaglia contro McCarthy è un atto di coraggio ma anche una riflessione sul ruolo della stampa e sulla libertà di parola in una società democratica e sul prendere una posizione netta e rischiosa contro un sistema che mina i principi fondamentali. Clooney mette in evidenza il ruolo dei media nella formazione dell’opinione pubblica: veicolo di ideologia e paura la televisione di McCarthy era riuscita a influenzare i cittadini americani.

Il prossimo novembre Good night, and good luck sarà adattato per il teatro da George Clooney e Grant Heslov (vedi George Clooney debutta a Broadway).

La storia del cinema di denuncia è ricca di film di livello e riflessioni sulla drammaticità di situazioni come queste. Il cinema, con la sua capacità di ricreare immaginari affidabili, ci permette di fare mente locale e comprendere i meccanismi dell’ansia sociale e dove la paura del diverso e dell’ignoto ci può portare per poter scongiurare un futuro di persecuzioni e imparare a ragionare con la nostra testa.

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